Fede e tradizione per sconfiggere la siccità

In Sicilia si riscopre il culto per invocare pioggia per i campi

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Quello della siccità, è un problema ricorrente alla quale la regione Sicilia ogni anno deve cercare di far fronte. Con il passare del tempo, e con i cambiamenti climatici sempre più incontrollabili, la situazione si fa sempre più drammatica. La questione siccità siciliana, imbarazza non poco le istituzioni che sono costrette a fare anche i conti anche con l’innalzamento delle temperature al di sopra della media stagionale, come mostrano i dati riguardanti la provincia di Trapani e di Palermo. Proprio in queste due grandi zone i contadini vivono una situazione surreale, chiedendo aiuto direttamente al Padreterno perché a quanto pare nessuno scienziato può aiutarli. Proprio nell’era del digitale e della massima globalizzazione tecnologica, nella penisola siciliana si riscoprono antiche tradizioni che riuniscono l’intera cittadinanza in processioni, preghiere e penitenze volte a chiedere pioggia in abbondanza. Paradossalmente, questi rituali tradizionali non sono frutto di magie o stregonerie (anche se gran parte della gente le considera tali), perché nell’antichità la chiesa cattolica promulgava inni e preghiere verso Sant’Antonio Abate (protettore degli agricoltori) per implorare la fine della siccità. Come ben sappiamo, fede e tradizione vanno distinte dalle consuete pratiche paesane, dove spesso la fede passa in secondo piano per lasciar spazio alla scaramanzia.

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A ricordare l’importanza di tale rituale, è stato il vicario generale di Caltanissetta, monsignor Giuseppe La Placa che, celebrando la messa nel santuario del Signore di Bilici (frequentato tutto l’anno dai pellegrini), ci ha tenuto a spiegare in prima persona i fondamenti di questa forma di culto: “Ho ricordato ai fedeli che non è un rito magico o una superstizione. Per prima cosa chiediamo al Signore di ammorbidire il nostro cuore perché tutto mira a far riavvicinare le persone alla fede”. Aldilà di ogni analisi tecnica su riti e processioni varie, il problema della siccità in Sicilia e nel mezzogiorno, è causa di aridità delle zone a vocazione agricola tra le più importanti in Europa. Infatti, il quadro che delinea il meteorologo Luca Mercalli non è dei più esaltanti: “La mia esperienza dice che a Nord verso primavera si potrà ripianare questo deficit. Al Sud la situazione è più complicata, perché lì la stagione delle piogge è l’inverno”. Il dualismo tra fede e realtà non riuscirà a colmare l’amarezza del popolo siciliano, costretto nuovamente a rimboccarsi le mani di fronte all’ennesimo dramma. Pertanto, tutti noi auspichiamo, con viva speranza, che la pioggia possa ridonare il buon umore.

Giuseppe Capano

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