Fossati presenta un Gaber inedito a 15 anni dalla scomparsa

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Era il primo gennaio del 2003 quando Giorgio Gaber ci lasciava. Il suo repertorio di canzoni ironiche e impegnate, tuttavia, continua a far parte della nostra vita, almeno per quanto riguarda le generazioni degli anni ’70 e ’80.

L’idea di produrre una raccolta di brani restaurati è nata durante una lezione all’Università di Genova, quando Ivano Fossati, parlando con i suoi studenti, ha realizzato che, pur sapendo chi fosse il cantautore milanese e cosa rappresentasse, essi conoscevano poco e niente della sua produzione. E’ nato così ’Le donne di ora’, l’album ideato e prodotto da Ivano Fossati in uscita oggi, 23 Marzo, che - a 15 anni dalla sua morte - ripropone la voce e le canzoni del signor G "in maniera leggera, quasi tascabile". Lo fa restaurandone alcuni brani celebri, "senza tradire la voce unica e meravigliosa di Gaber" e "cercando di saldare il Gaber prima maniera con quello del teatro canzone". Perché, come sostiene Fossati in qualità di produttore, "molta gente è convinta che ci siano due Gaber, ma io no : per me c’è un solo grandissimo artista”.

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L’album contiene i brani più significativi della carriera di Gaber, da "Ciao ti dirò” del 1958 alle ultimissime produzioni dell’artista. Fossati ha pensato di arricchire la collezione inserendo un brano inedito scritto nel 2002, che dà il titolo al lavoro (“Le donne di ora”, appunto). Quando il cantautore genovese lo ha ascoltato la prima volta era "tralasciato, abbandonato, con solo un basso, una batteria, una chitarra e nient’altro, l’ho trovato strano perché - racconta, ospite d’onore della presentazione delle iniziative per il 15ennale, nel cantiere del teatro Lirico a Milano - la canzone era bellissima. Giorgio la pensava come singolo, ma non era venuta come voleva lui ed era rimasta fuori". Così Fossati ha suonato gli strumenti che mancavano, cercando di immaginare quale suono sarebbe piaciuto a Gaber oggi: "mi è venuto in mente Van Morrison, un suono ruvido, potente, generoso, non patinato, e ho cercato di farlo così". Ed è la veste migliore per un brano di straordinaria attualità nel tratteggiare le difficoltà relazionali tra uomo e donna: "in questa canzone, dalla visione lucida e tagliente, emerge che - riflette Fossati - le donne lo impensierivano, io non sarei stato in grado di scrivere un brano così, lui era capace di entrare in un tema delicato con leggerezza e ironia, lasciando trasparire i pensieri. La sua capacità era renderci le cose apparentemente semplici: quella era la sua chiave, che io non ho. Le mezze tinte non sono il mio forte”.

Fossati ha svolto un lavoro di vero e proprio restauro, come quando si toglie l’opacità ad un quadro antico per restituirne lo splendore. Così, le canzoni del cantautore milanese hanno preso vita, dalla Ballata del Cerutti a Porta Romana.

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Il cantautore genovese aveva incontrato Gaber negli anni ’80, quando quest’ultimo gli chiese di produrre un album. Allora, il progetto si rivelò impossibile da realizzare: è anche per questo, per riprendere un “discorso interrotto”, che Fossati si è cimentato in questa impresa. L’album è in collaborazione con la Fondazione Gaber, diretta da sua figlia Dalia, che compare bambina insieme al papà sulla copertina del disco.

Per i giovani che, come gli studenti di Fossati, pur conoscendo Gaber di nome non hanno avuto, per ragioni anagrafiche, la possibilità di apprezzarne le canzoni, questa è un’ottima ed imperdibile occasione per ascoltare i suoi eccezionali lavori, dai testi ironici, divertenti ed incredibilmente attuali.

Lucia D’Amore

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