GLI 80 ANNI DI “HANNIBAL LECTER”

Tra successi, pellicole di poco conto e tormenti esistenziali, ancora oggi il suo volto è legato a quello del cannibale interpretato nel film “il Silenzio degli Innocenti”. Anthony Hopkins e quel ruolo, maledetto, che gli valse l’Oscar nel 1991

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Quando tutto il mondo preparava i festeggiamenti per salutare il nuovo anno, un uomo (N.d.R. per l’esattezza un attore, musicista, pittore e doppiatore) era intento a vestire per l’ottantesima volta l’abito di scena della propria vita terrena: Anthony Hopkins. Nato in Galles nel 1937 da famiglia umile, ancora oggi, considerata la sua carriera teatrale e cinematografica, rappresenta una pietra miliare per tanti giovani attori e un esempio da seguire per raggiungere il successo hollywoodiano e di Broadway. Nonostante i problemi caratteriali, e alla dislessia, l’incontro con l’arte avviene quasi per caso. Una recita scolastica gli fa capire che esibirsi in pubblico è l’unica maniera per tenere sotto controllo il suo essere scontroso e asociale. Al Welsh College of Music and Drama scopre la passione per il pianoforte. Sul finire degli anni ’50 comincia una lunga gavetta teatrale che lo porta nel 1965 di fronte al grande Lawrence Olivier. Per il grande maestro inglese non ci sono dubbi nel rilevare doti straordinarie in Anthony che lo condurranno, da li a un quindicennio, a lavorare seriamente sia al cinema che in importanti rappresentazioni teatrali. Da buon anglosassone, Hopkins adora interpretare a teatro ruoli shakespeariani che alterna a quelli impersonati in alcune produzioni televisive americane.

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A quarantatré anni finalmente, dopo essersi fatto notare già nel “Leone d’inverno” di Laurence Harvey, arriva la grande ribalta con David Linch e “The Elephant Man”. Si aprono le porte di Hollywood: il "Bounty" (1984), "84 Charing Cross" (1985), "L’irlandese" (1988) e "Ore disperate" (1990). Però c’è ancora qualcosa che manca nel suo repertorio; qualcosa di insolito dal punto di vista recitativo che fino a quel momento non gli ha permesso di dare il meglio di sé. Il 1991sarà cruciale per la sua vita sia dentro sia fuori i palcoscenici. È l’anno dell’Oscar come migliore attore protagonista e del coronamento di una carriera fatta di tanti sacrifici e sofferenze d’animo. Tutti ricordano Hannibal Lecter e la maschera indossata in alcune scene del film “Il Silenzio degli Innocenti” tratto dal best seller di Thomas Harris e diretto da Jonathan Demme. Tutti quelli che hanno visto la pellicola hanno ancora viva nella mente l’immagine di un attore dallo sguardo incantatore che buca lo schermo per farti a pezzi a morsi. Quella fu una interpretazione magistrale dalla quale Hopkins non è mai riuscito a distaccarsi del tutto. Un ruolo che lo ha segnato molto, in negativo soprattutto nella vita privata.

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Dopo questo film, è inutile citare gli innumerevoli ruoli di successo in altre pellicole che gli avrebbero permesso di vincere un secondo Oscar come nel caso di “Amistad” e “Nixon”. E pur rimanendo uno degli attori ancora in vita e tra i più eclettici del panorama internazionale, nell’immaginario comune il suo volto rimarrà per sempre legato a quello del cannibale con la maschera di pelle; ma nonostante ciò, continueremo a fargli gli auguri di lunga vita e prosperità professionale.

Nicòl De Giosa

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