Gli orsi polari invadono l’arcipelago di Novaja Zemlja

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A cavallo fra gli anni ‘50 e ‘60, la gelida Novaja Zemlja è stata considerata dall’allora Unione Sovietica il teatro perfetto per svolgere i propri test nucleari e questo, com’è facile intuire, ha fatto sì che la penisola artica fino a quel momento pressoché disabitata si riempisse di militari in servizio e delle proprie rispettive famiglie. Quando tuttavia nel 1966 il segretario Breznev decretò la messa al bando di tali esperimenti, il luogo non soltanto non venne definitivamente abbandonato ma addirittura iniziò ad ospitare un sempre maggior numero di civili. Ad oggi, sono ben 2.700 gli abitanti di Novaja Zemlja, tutti (tranne un manipolo di pochi coraggiosi) residenti nel piccolo villaggio di Belus’ja Guba. Ebbene, questi luoghi ameni e sperduti che per troppo tempo sembrano essere stati dimenticati dalle cronache nazionali ed internazionali, oggi stanno facendo nuovamente parlare di sé grazie ad un motivo bislacco e quantomai inedito: la minaccia degli orsi polari.

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Attenzione tuttavia, perché non stiamo parlando della classica aggressione isolata di un orso né di un singolo avvistamento, ma d’un gruppo di ben cinquantadue massicci orsi polari che sembrano aggirarsi spavaldamente entro i confini urbani. Le testimonianze orali e le immagini che ci giungono dalla Russia rivelano una realtà incredibile e grottesca: le amabili ma pericolose bestie stanno da giorni dimostrando di non avere alcun problema a entrare negli androni condominiali e anzi essi hanno iniziato a familiarizzare con gli uomini del posto, al punto che quando ne vedono uno tendono spesso a seguirlo per strada esattamente come farebbe un cucciolo di cane col proprio padrone. Perfino i goffi tentativi di spaventare gli orsi si sono finora rivelati inutile a scalfire il loro coraggio, non solo infatti i cinquantadue “invasori” non se ne sono andati ma hanno dimostrato addirittura una notevole predisposizione alla vicinanza degli abitanti del posto liberi di accarezzarli e di filmarli anche da distanza ravvicinate.

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In effetti, occorre sottolineare che, contrariamente a quanto creduto da molti, l’indole degli orsi polari non è affatto violenta né aggressiva, viceversa, essi si nutrono solitamente di foche, di piccoli roditori e più sporadicamente di altri animali. Negli ultimi centocinquant’anni solamente venti uomini sono stati uccisi da un orso polare nella regione, un numero limitato se consideriamo i numerosi contatti avuti fra le due specie. Eppure, tutto ciò non ci autorizza a sottovalutare la minaccia: l’innocuità degli orsi polari dipende infatti proprio dalla loro possibilità di trovare cibo, nel momento in cui essi non dovessero trovare altro da mangiare è verosimile che attaccheranno gli abitanti del villaggio e considerando che la principale ragione di questa “invasione amichevole” è proprio che nelle zone settentrionali dell’Artico gli orsi trovano sempre meno alimenti utili alla propria nutrizione, è facile intuire quanto la situazione rischi di degenerare in qualunque momento.

Non è un caso che i cittadini di Belus’ja Guba abbiano espresso tutta la propria preoccupazione rifiutandosi in alcuni casi perfino di recarsi al lavoro o d’inviare i propri figli a scuola per paura delle possibili conseguenze: “la gente è terrorizzata” ha asserito nella giornata di ieri il capo dell’amministrazione Zhigansha Musin, il quale nell’occasione ha peraltro dichiarato lo stato d’emergenza in città.

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Alcuni hanno proposto la cinica ma sicuramente efficace soluzione di abbattere gli animali, ma immediatamente tale proposta è stata respinta dall’agenzia statale per le risorse naturali la quale, condizionata forse dal rischio d’estinzione cui vanno incontro gli orsi polari, ha vietato di ledere alla loro incolumità se non in caso di pericoli immediati.

Naturalmente, col passare del tempo la situazione è destinata a diventare sempre più complessa e intricata, eppure questo non deve farci dimenticare che nulla di tutto ciò sarebbe mai accaduto se non fosse stato per l’aumento della temperatura globale, nonché delle annesse conseguenze sulla fauna del Polo nord e sui loro movimenti migratori. In fondo, l’aspetto più preoccupante di questa storia non è quello che cinquantadue orsi polari stanno facendo in una penisola dell’Artico ma quello che sette miliardi di esseri umani stanno facendo al nostro pianeta.

Gianmatteo Ercolino

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