IL GRIDO DI ALLARME DI MATTARELLA

"Più europeismo, solidarietà, unilateralità e salvaguardia della memoria"

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“Per la prima volta, stiamo assistendo a una campagna elettorale pan-europea nel senso pieno del termine: un unico dibattito in un’unica arena, cui prendono parte leader e partiti politici di tutti i paesi. I temi della campagna rispecchiano sempre meno le questioni nazionali. La gente si interessa sempre più a ciò che accade negli altri paesi dell’Unione ed è consapevole di condividere un destino comune”.

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Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso, in un’ampia intervista rilasciata a Politique Internationale, il proprio ottimismo per il futuro dell’Unione Europea, a poco più di un mese da quelle che forse saranno le più importanti elezioni dal dopoguerra. I movimenti populisti ed euroscettici puntano al comando di Bruxelles, e molti temono il peggio, ma non il nostro Capo di Stato, che, anzi, vede in questi partiti un paradosso: “A forza di denigrare le istituzioni e le politiche europee, sono riusciti a mobilitare nuovamente gran parte della popolazione”. Praticamente, per Mattarella, il rischio di vedere distrutto quanto precedentemente ottenuto ha risvegliato i cittadini europei. In effetti, l’analisi del Presidente fa tornare in mente la gigantesca manifestazione pro-Europa avvenuta a Londra qualche mese fa. In ogni caso, egli non si mostra preoccupato dalvento del sovranismo”: “Non credo che questi cambiamenti possano avere conseguenze sul funzionamento, e meno ancora l’esistenza, dell’Unione. La logica storica che sottende all’integrazione è più forte di tutte le polemiche, di tutte le contestazioni e di tutte le deviazioni. Tanto più che stiamo assistendo all’emergere di una nuova generazione di giovani europei che viaggiano per tutta l’Europa in piena libertà, una libertà a cui non vogliono rinunciare”. Interpellato sull’ipotesi di una crisi del multilateralismo, il Presidente è molto chiaro: “E’ vero che certe organizzazioni sono invecchiate e rispecchiano rapporti di forze ormai scomparsi, ma la crisi è conseguenza delle politiche dei principali attori sulla scena internazionale più che dell’inadeguatezza degli strumenti multilaterali stessi. Dal canto suo, l’Unione europea ha realizzato il sogno dell’unità del continente”.

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Il Presidente ha anche risposto, ponendo il problema ma anche la possibile soluzione, ad una serie di domande riguardanti la crisi migratoria che l’Unione sta cercando di fronteggiare: “Si tratta di una questione che chiama in causa la coscienza europea. Che la solidarietà sia mancata è un fatto di cui non si può che prendere atto. Ciò che stiamo facendo è ancora insufficiente, e ciò che abbiamo fatto per l’Africa è del tutto inadeguato. Questo problema deve essere affrontato di petto adottando una politica europea comune. Dobbiamo quindi lavorare a soluzioni veramente europee: canali di migrazione legali; misure per combattere i trafficanti di esseri umani; mezzi per migliorare le condizioni di vita nei paesi di provenienza. Non bisogna perdere di vista il fatto che le migrazioni non si dirigono mai verso un solo paese dell’Unione, ma verso l’Europa nel suo complesso”. Mattarella si è detto favorevole allo strumento delle sanzioni contro coloro i quali non rispettano i princìpi dell’UE: “le sanzioni rientrano nel diritto europeo. I trattati prevedono delle procedure volte a garantirne un’applicazione equa e omogenea”. A quel punto, il Presidente torna sulla difesa dei diritti, tema per lui primario: “Quali valori vogliamo proteggere? La libertà, la democrazia, il rispetto dei diritti umani, il primato del diritto… non certo la conservazione di ipotetici “spazi vitali”, né gli interessi nazionalistici o l’antagonismo fra comunità. Guardiamoci da coloro che vorrebbero ribaltare questo approccio! (il punto esclamativo finale è stato volutamente inserito nel report del sito ufficiale del Quirinale, ndr). L’Unione europea deve esercitare a pieno il suo peso politico per creare le condizioni per la pace e la stabilità, lo sviluppo e il rispetto dei diritti umani”.

cms_12543/4.jpgConclude, infine, con un appello a non perdere la memoria del passato, che riportiamo integralmente: “Per le nostre società, l’antisemitismo è un vero e proprio veleno. Agisce come un virus estremamente pericoloso, in grado di infiltrarsi nel tessuto sociale delle democrazie. Un virus che malauguratamente, nonostante gli sforzi delle società europee, non è mai stato completamente debellato. La lotta contro l’oblio e la valorizzazione della memoria sono gli unici anticorpi in grado di sconfiggere la terribile malattia di antisemitismo. Ricordate queste parole di Primo Levi, iscritte all’ingresso del memoriale di Berlino dedicato agli ebrei d’Europa assassinati: ‘È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire’. Ecco perché occorre instancabilmente preservare la memoria, raccontare, spiegare e non dimenticare. Perché questo virus, anche quando lo si crede sconfitto, rimane latente, come constatiamo ahimè in questo momento. Nel dicembre 2018 abbiamo allestito al Quirinale una piccola esposizione per ricordare l’adozione delle leggi razziali da parte di Mussolini nel 1938. A ottant’anni di distanza il messaggio non ha perso nulla della sua attualità”.

(Foto dal sito del Quirinale)

Giulio Negri

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