IL PORTO DELLE NEBBIE

LA COMPAGNIA DELL’ANELLO, NOTO SERVIZIO SEGRETO

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Fine della seconda guerra mondiale, 1945. Un continente in ginocchio, vendette private e politiche si consumavano dagli Appennini ai Balcani. L’Italia stava cercando un equilibrio, facendo i conti con un passato imbarazzante ed un futuro da contenere. Il generale Mario Roatta, ex capo del SIM, evade dall’ospedale militare allestito presso il Liceo Virgilio, dove era trattenuto in attesa di essere giudicato per la mancata difesa di Roma durante l’occupazione nazista, e fugge prima dentro il Vaticano e poi in Spagna. Da quel momento cominciano a circolare voci su di lui, sul coinvolgimento di alcuni suoi vecchi sottoposti e parigrado nella creazione di un particolare servizio segreto, chiamato “noto servizio” oppure “l’anello”. Queste voci vengono sussurrate solo in particolari ambienti, nessuno ne sarà mai informato al di fuori di certe cerchie. Non trapelerà mai nulla circa una struttura super segreta in grado di operare al di fuori degli schemi. Nell’ombra per molto tempo, fino al 1996, quando lo storico Aldo Giannuli, durante alcune indagini sul terrorismo nero, per conto della Procura di Brescia, non rinvenne, in un ufficio abbandonato di Roma, un tempo distaccamento dell’Ufficio Affari Riservati, alcuni documenti che vennero in seguito inviati alla Commissione Parlamentare sulle Stragi. Questo servizio segreto aveva il compito di impedire l’avanzata delle sinistre in Italia, e d’altronde, nella penisola esisteva il più potente partito comunista d’Europa, rappresentata in Parlamento, un fronte interno da contrastare, oltre a quello della cortina di ferro. Giannuli aveva trovato sette cartelle piene di carte, e la velina su cui erano riportati gli atti ritrovati, iniziava con queste parole “Questa è la storia di un servizio di informazioni che opera in Italia dalla fine della guerra e che è stato creato per volontà dell’ex capo del SIM [Servizio Informazioni Militari] Generale Roatta”.

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Un fiume di notizie su una struttura ignota, i nomi degli agenti e degli affiliati, quello di Giulio Andreotti come uno dei principali beneficiari delle operazioni del servizio, le attività svolte, tra cui la fuga di Kappler, la presa di posizione durante il rapimento Moro, ed il sospetto inoltre della partecipazione diretta in molti fatti di sangue italiani. I documenti esaminati dalla Commissione Parlamentare inoltre fanno riferimento alla volontà di slegare il Partito Socialista dalla sinistra, per creare un partito di sinistra filo occidentale, anche eliminando fisicamente personaggi scomodi come il Sindaco di Mantova ed il Segretario della Camera del Lavoro di Milano, morti entrambi in anomali incidenti stradali. Inoltre si citano contatti con la camorra, trattative con la Libia, ed altri affari sporchi di cui nessun altro voleva, o poteva occuparsi. Anche l’ex Maestro Venerabile della P2, Licio Gelli, in una intervista del 2011 al settimanale Oggi, affermò che lui aveva la P2, Cossiga la struttura Gladio, ed Andreotti aveva l’Anello. Anche il nome Anello si ipotizza fosse stato autodeterminato dagli affiliati, in virtù del loro essere un anello di congiunzione tra tutti i poteri dello Stato e le altre realtà presenti sul territorio. Si sapeva già dei contatti tra anticomunisti e criminali per impedire il proliferare del comunismo, specialmente al sud. La strage di Portella della Ginestra ancora trasuda sangue dalle mani di chi la ordinò, ma qui si parla di altro. Qui si parla di persone all’interno dello Stato che eseguivano i lavori sporchi per modificare l’assetto istituzionale al fine di preservare lo status quo, qualcosa che in democrazia non dovrebbe esistere, più afferente a regimi dittatoriali che a un sistema libero. La Commissione Parlamentare sta esaminando ancora le carte, cercando di unire i tasselli, così come continua a fare la Procura di Milano, nella speranza di trovare un altro elemento che aiuti a chiarire come siano andate le cose in Italia, da un versante all’altro della Politica. Ed in attesa che vengano rivelate altre informazioni e squarciati ulteriori veli, la verità continua ad essere dispersa, nel porto delle nebbie.

Paolo Varese

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