IL PORTO DELLE NEBBIE

IL RAPIMENTO MORO (Quinta parte)

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Aldo Moro rapito. Da quel momento parte la caccia all’uomo, anzi, agli uomini. Stranamente però, nonostante il dispiegamento di forze e mezzi, non si arriva a nulla. Mistero sul covo, sui nascondigli, sui possibili esecutori. È vero che la tecnologia all’epoca non aveva raggiunto i livelli attuali, ma insomma, Roma non era certo la metropoli che è oggi; anzi, in teoria se fossero scattate le dovute chiusure al momento giusto, forse la vicenda sarebbe terminata subito. Ma chi erano questi personaggi, questi brigatisti? Ignorando il vero numero dei partecipanti, possiamo solo parlare di quelli arrestati, rei confessi o quasi, in quanto non tutte le loro verità sono state confermate. Iniziamo però dal simbolo delle Brigate Rosse, la stella a 5 punte che ha sempre accompagnato i messaggi del gruppo terroristico. Quel simbolo, scelto da Renato Curcio - l’ideologo della lotta armata, personaggio che secondo alcuni non ha mai pagato abbastanza per le sue scelte - era ispirato ai Tupamaros, il movimento di liberazione nazionale dell’Urugay. Una stella a 5 punte, molto facile quindi da disegnare, scelto dai guerriglieri sudamericani proprio per la facilità di rappresentazione.

cms_7200/2.jpgSarà bene ricordare questo particolare andando a conoscere Mario Moretti, una delle menti dietro il sequestro Moro. Ebbene, la storia personale di Moretti è piena di ambiguità, e a dirlo non sono politici impreparati o criminologi dell’ultima ora, né coloro che soffiano sul fuoco della teoria cospirazionista. Fu, invece, proprio il suo compagno di lotta Alberto Franceschini a definirlo ambiguo. Moretti, dopo una breve fuoriuscita dalle BR in embrione, si riavvicinò proprio al gruppo di Franceschini, e il suo ingresso diede avvio a una escalation di violenze. Si inizia con il rapimento di un dirigente della Sit Siemens, azienda dove lo stesso Moretti lavorava; ma il secondo sequestro previsto, quello di un dirigente della Democrazia Cristiana, non va in porto a causa dell’arresto di alcuni militanti. Ed è in quella occasione che Moretti commette un errore che potrebbe compromettere tutto, non distruggendo alcuni negativi di foto che ritraevano particolari di alcuni terroristi, tra cui lo stesso Franceschini. Ma la polizia non trovò mai quei rullini, o meglio, se li trovò decise di non usarli, non procedendo quindi all’arresto delle persone ritratte, tra cui Moretti. Questo episodio spinse Franceschini a dubitare di Moretti; inoltre, nelle sue memorie, egli stesso ricorda la strana sensazione provata nell’apprendere che Moretti abitava davanti al Capo dell’Ufficio Politico della Questura di Milano. Nel giugno del 1973 si decide comunque di sequestrare un dirigente dell’Alfa Romeo di Arese, e di scattare la consueta fotografia con il sequestrato davanti a un cartello recante la stella a 6 punte. Si, 6, la Stella di David, e non il pentagramma simbolo dei Tupamaros. Il simbolo di Israele su un messaggio visto su tutti i quotidiani dell’epoca e anche in televisione. Inizialmente si pensò, con un notevole sforzo di fantasia, a un errore, una svista, tanto che quel disegnò provocò più di una lite dentro e fuori dal parlamento, tra i vari gruppi politici. Ma Franceschini rivelò in seguito la confidenza ricevuta da un carabiniere dedito all’anti terrorismo, il quale disse che quello, in realtà, fu un messaggio di Moretti per i servizi segreti israeliani, un modo per dire che comandava lui dentro al gruppo. E riannodando i fili della memoria, Franceschini dovette ammettere che tutta l’operazione relativa al sequestro in questione era stata gestita da Moretti, senza coinvolgerlo. Fatto ancora più strano fu il contatto che venne stabilito da Israele, tramite due giornalisti, e l’offerta di denaro e armi alle BR. Offerta rifiutata, almeno stando alle dichiarazioni dell’epoca, ma che fornisce un quadro inquietante della situazione politica internazionale dell’epoca, specialmente alla luce del Field Manual, un documento top secret americano del 1970, pubblicato nel 1978, in cui il terrorismo era visto come uno strumento da utilizzare per mantenere gli equilibri. Ovviamente le ambiguità di Moretti non si limitarono a questo: sarebbe poco, al massimo si parlerebbe di distrazione. Bisogna arrivare fino al 1974 per ottenere altri riscontri particolari. In quell’anno, l’8 settembre, vennero arrestati Franceschini e Curcio, grazie ad un infiltrato, Frate Mitra, al secolo Silvano Girotto. Ma di questo si parlerà nel prossimo articolo. E nel frattempo la nebbia si fa ancora più fitta.

Paolo Varese

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