IL SATOR. L’ENIGMA

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Il Sator. Un nome udito e letto molto spesso, ma ancora poco conosciuto, poco compreso, di cui si è discusso a lungo ma che ancora non fornisce risposta. Il quadrato del Sator, il quadrato magico, composto da cinque parole, SATOR, AREPO, TENET,OPERA, ROTAS, che nella loro giustapposizione (cioè la composizione di parole fondata sul semplice allineamento senza stabilire un rapporto di subordinazione dell’una all’altra), nell’ordine indicato, danno luogo ad un palindromo, ossia una frase che resta identica se letta da sinistra a destra oppure al contrario, è stato rinvenuto in molti siti, a partire da Pompei, sepolta nel 79 d.C., a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, nella Certosa di Trisulti in provincia di Frosinone, a Cirencester in Inghilterra, in Francia, a Siena, a Santiago di Compostela in Spagna ed altri posti ancora. Ne esistono anche alcuni esemplari in forma radiale, come nell’Abbazia di Valvisciolo vicino Latina ed in forma circolare come in Val d’Aosta. Ma al di la della forma, contano le parole, che non sembrano avere senso, nemmeno se tradotte. Il primo termine ad ingenerare confusione è AREPO, che non trova corrispondenza in lingua latina. Se fosse un nome la frase si potrebbe tradurre con “il seminatore Arepo (o Arepone) tiene con maestria l’aratro”. Ma che significato avrebbe? E perché inciderlo in ogni parte d’Europa? E se Arepo corrispondesse invece ad una forma traslata del gaelico “Arepus” si otterrebbe “il seminatore, con il carro, tiene con cura le ruote”. Anche in questo caso si potrebbe trovare un leggero rimando alla simbologia cristiana, il seminatore sarebbe il Creatore, come nella parabola del Seminatore e del chicco di senape, il più piccolo tra i semi che, tuttavia, genera una pianta abbastanza grande da poter dare riparo agli uccelli.

cms_6001/2.jpgQuesta spiegazione potrebbe in qualche modo legittimarne il ritrovamento in ambiti religiosi, come chiese ed abbazie, ma non fornisce una spiegazione relativamente a Pompei, senza dubbio non fortemente cristianizzata all’epoca. Esiste una teoria secondo cui anagrammando le parole si ottiene una croce cristiana che forma la parola Paternoster. Le inesauribili interpretazioni si sono susseguite nel corso del tempo, come una recentissima che vorrebbe conferire un significato cosmologico al SATOR, per cui leggendo il palindromo cambiando verso di percorrenza alla fine di ogni riga, Arepo diverrebbe una contrazione di Aeropago, il Tribunale Supremo, pertanto la traduzione diverrebbe “il seminatore decide i suoi lavori quotidiani ma il tribunale supremo decide il suo destino”. Ulteriore confusione deriva dal ritrovamento effettuato a Cap de l’Homme, in Francia, da un ricercatore italiano, circa un Sator scritto in lettere greche. Vi sono anche interpretazioni in chiave cabalistica, dove le sostituzioni di lettere porterebbero a rivelazioni incredibili, ma anche in questo caso gli scettici puntano il dito sulla consequenzialità delle lettere ebraiche e sulla modifica semantica derivante dalle subordinazioni. Il SATOR esiste, è una realtà, ma al di la dell’esperienza visiva e tattile, manca il senso logico di questo insieme di parole. Un enigma destinato a restare tale ancora a lungo, però se qualcuno ha la possibilità di vederlo dal vivo, si soffermi un attimo su quella iscrizione, e chissà se quel meccanismo chiamato intuizione porterà ad una nuova verità, da tempo attesa. Nel frattempo gli esperti continueranno a cercare una ragione su un messaggio proveniente dal passato, e forse una possibile chiave di lettura è proprio questa, il carro è la mente, e chi cerca la verità la tiene in movimento, non arrendendosi alla prima pietra trovata sul proprio cammino.

Paolo Varese

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