IL VALORE DEL LIBRO, TRA POLEMICHE DI OGGI E OPINIONI DI IERI

Conoscere, immaginare e sognare attraverso le pagine del caro vecchio compagno di ogni età: il libro

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Milano o Torino? Questo è il dilemma che sta attanagliando da giorni gli editori italiani, alle prese con l’organizzazione del Salone Internazionale del Libro 2017. Tra chi preferisce esporre nella tradizionale Torino e chi opta per l’innovativa Milano, pare che abbiano avuto la meglio i primi, come attestato dall’assessore alla cultura del Comune di Torino, Francesca Leon.

L’eco di questa accesa polemica sta oscurando la vera essenza e il forte valore simbolico dell’evento, in un Paese di “santi, poeti e navigatori” come l’Italia. Un Paese in cui si sta perdendo il piacere della lettura, non solo tra le nuove generazioni: secondo i dati Istat 2015, la quota di lettori risulta superiore al 50% solo nella fascia 11-19 anni, per poi decrescere drasticamente con l’avanzare dell’età. Cosa sta accadendo? Cosa spinge gli italiani ad abbandonare la carta stampata, non solo veicolo di cultura ma anche valvola di sfogo da una realtà non sempre amena?

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“Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”, sosteneva Daniel Pennac. Quanta verità! Chiunque si sia appassionato a un’opera almeno una volta nella sua vita sa bene quanto la lettura sia un’attività tutt’altro che statica e noiosa: mentre gli occhi scorrono sulle parole, la mente vaga, ricercando altri mondi, altre idee, altre vite … Un buon libro, o meglio tanti buoni libri forniscono la giusta pluralità prospettica sulla propria esistenza e sul mondo. Tutto ciò determina l’acquisizione di quell’apertura mentale che non solo ci rende cittadini migliori, ma ci permette di affrontare i nostri problemi scandagliandoli in tutte le loro prospettive, come fossero diamanti dalle tante facce. Ogni lettore sa bene che, così come in un racconto i momenti più tragici sono fondamentali per creare la giusta suspense e spezzare la monotonia, nella quotidianità gli eventi negativi sono necessari affinché possiamo apprezzare i momenti più sereni che essa ci regala.

Un libro può cambiare la vita, può plasmare l’animo umano come fosse argilla, permettendo un’incredibile introspezione grazie al solo potere della parola.

Un libro può aprirci gli occhi, stimolando il pascoliano “fanciullino” che alberga in ognuno di noi, capace di stupirsi dinanzi a quei piccoli miracoli che spesso l’ “adulto” non percepisce: il cielo terso di una serena giornata di primavera, il sorriso dei nostri cari, un abbraccio inaspettato in un freddo giorno d’inverno, il profumo intenso dei fiori in un giardino assolato..

La letteratura non è una fredda equazione matematica o una reazione chimica. E’ emozione, passione. E’ vita narrata e spiegata al tempo stesso. Se un romanzo non riesce a toccarci nel profondo vuol dire che non lo troviamo affine alla nostra realtà, reale o immaginaria che sia; se ci appare tedioso e ridondante è solo perché non abbiamo mai vissuto le situazioni e le emozioni descritte.

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Ce lo confermano le parole di Cesare Pavese che, nell’opera “Il mestiere di vivere”, scriveva: “ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra- che già viviamo- e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi”. Il lettore, come un attento segugio, deve allora ricercare tra gli scaffali impolverati della biblioteca il volume che possa far risuonare le corde del suo cuore, risvegliando i sentimenti più profondi, che magari credeva sepolti per sempre tra le pieghe dell’anima. E’ questa la strada per riscoprirsi lettori.

Federica Marocchino

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