I lavoratori della conoscenza in Europa

I paesi del Nord Europa guidano la classifica. In Italia 1 lavoratore su 3 è cognitivo

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L’Eurostat riporta i dati relativi ai lavoratori della conoscenza in Europa. I dati fanno riferimento in modo particolare alla percentuale dei lavoratori della conoscenza definiti come operanti nell’interno delle “Total knowledge-intensive activities”. I dati relativi al 2017 possono essere posti in risalto attraverso una classifica. Al primo posto della classifica vi è il Lussemburgo con una percentuale dei lavoratori della conoscenza pari al 49,00% del totale dei lavoratori, al secondo posto la Svezia, con un valore pari al 45,10%, al terzo posto il Regno Unito con un valore pari a 43,7%. A metà classifica ovvero al diciassettesimo posto troviamo la Grecia con un valore dei lavoratori della conoscenza parti al 35,00% del totale degli impiegati, seguita dalla Slovenia con un valore pari a 34,5 e dall’Ungheria con un valore pari a 33,6%. Chiudono la classifica la Macedonia con un valore pari al 25,2%, la Romania con un valore pari al 21,6%, e la Turchia con un valore pari al 21,2%.

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Figura 1. Classifica dei paesi per valore percentuale dei lavoratori della conoscenza sul totale dei lavoratori attivi. Fonte: Eurostat

Di seguito vengono ad essere analizzati i dati relativi al Lussemburgo, alla Svezia e al Regno Unito, ovvero i paesi aventi la percentuale più alta di lavoratori della conoscenza nel 2017.

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Figura 2. Mappa dei paesi europei per percentuale dei lavoratori della conoscenza sul totale dei lavoratori. Fonte: Eurostat.

Lussemburgo. La percentuale dei lavoratori della conoscenza sul totale dei lavoratori nell’economia del Lussemburgo è diminuita nel passaggio tra il 2008 ed il 2016. Nel 2008 il valore della percentuale dei lavoratori della conoscenza è stato pari ad un valore di 54,7%. Nel passaggio tra il 2008 ed il 2009 la percentuale dei lavoratori della conoscenza sul totale dei lavoratori è aumentata da 54,7% fino ad un valore pari a 56,6% ovvero una crescita di 1,90 punti percentuali pari ad un valore del 3,47%. Il valore è poi rimasto pari ad un ammontare del 56,6% nel 2009, nel 2010 e nel 2011, per poi crescere ulteriormente nel 2012 ad un valore pari al 57,00% ovvero di un ammontare pari allo 0,40 punti percentuali pari allo 0,71%. Nel passaggio tra il 2012 ed il 2013 il valore della percentuale dei lavoratori della conoscenza è aumentato nel Lussemburgo da un valore pari a 57,00% fino ad un valore pari a 57,5% ovvero pari ad un ammontare di 0,50% punti percentuali pari ad un valore dello 0,88%. Nel passaggio tra il 2013 ed il 2014 il valore dei lavoratori della conoscenza in Lussemburgo è cresciuto ulteriormente fino ad arrivare ad un valore pari a 60,4% ovvero pari ad una variazione di 2,90 punti percentuali pari a 5,04%. A partire dal 2014 la percentuale di lavoratori della conoscenza nel Lussemburgo ha iniziato a declinare passando dal 60,4% nel fino al 51,6% nel 2015 ovvero con una variazione negativa pari a 8,80 punti pari ad un valore del 14,57%. Tra il 2015 ed il 2016 il valore della percentuale dei lavoratori della conoscenza è diminuito da un ammontare pari a 51,6% fino ad un valore pari a 51,1% ovvero pari ad una variazione di -0,50 punti percentuali pari ad un valore di -0,97%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore si è ulteriormente ridotto fino a giungere al 49,00% facendo segnare -2,10 punti percentuali pari a -4,11%. Complessivamente nel passaggio tra il 2008 ed il 2017 il valore percentuale dei lavoratori della conoscenza nel Lussemburgo è diminuito di un valore pari a -5,70 punti ovvero del 10,42%.

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Svezia. La percentuale di lavoratori della conoscenza in Svezia è cresciuta da un ammontare pari al 41,6% nel 2008 fino ad un valore pari al 42,3 nel 2009 ovvero una variazione pari ad un ammontare di 0,70 punti percentuali pari ad un valore dell’1,68%. Nel passaggio tra il 2009 ed il 2010 la percentuale dei lavoratori della conoscenza sul totale dei lavoratori è passato da un valore pari a 42,30% fino ad un valore pari a 42,6% ovvero pari ad una variazione di 0,30 punti percentuali pari ad un ammontare di 0,71%. Nel passaggio tra il 2010 ed il 2011 la percentuale dei lavoratori della conoscenza in Svezia è passata da un ammontare pari a 42,6% fino ad un ammontare pari a 42,70% ovvero pari ad una crescita di 0,10 punti percentuali pari ad un valore di 0,23%. Nel passaggio tra il 2011 ed il 2012 il valore della percentuale dei lavoratori della conoscenza in Svezia è passato da un valore pari a 42,70% fino ad un valore pari a 43,30% ovvero pari ad una variazione di 0,60 punti pari ad un ammontare di 1,41%. Nel passaggio tra il 2012 ed il 2013 la percentuale dei lavoratori della conoscenza in Svezia è passato da un valore pari a 43,30% fino ad un valore pari a 43,40% ovvero pari ad un ammontare di 0,10 punti percentuali pari a 0,23%. Nel passaggio tra il 2013 ed il 2014 la percentuale dei lavoratori della conoscenza in Svezia è passata da un valore pari a 43,40% fino ad un valore pari a 43,90% ovvero pari ad un valore di 0,50 punti percentuali pari a 1,15%. Nel passaggio tra il 2014 ed il 2015 la percentuale dei lavoratori della conoscenza sul totale dei lavoratori è passato da un ammontare pari a 43,90% fino ad un valore pari a 44,40% ovvero pari ad una variazione di 0,50 punti percentuali pari a 1,14%. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 il valore percentuale dei lavoratori della conoscenza sul totale dei lavoratori è passato da 44,40% fino ad un valore pari ad un ammontare di 44,80% ovvero pari ad una variazione di 0,40 punti pari a 0,90%. Nel passaggio tra il 2016 ed il 2017 il valore della percentuale dei lavoratori della conoscenza in Svezia è passato da un valore pari a 44,80 percento fino ad un valore pari a 45,10% ovvero pari ad una variazione di 0,30 punti percentuali pari allo 0,67%. Nel passaggio tra il 2008 ed il 2017 la percentuale dei lavoratori della conoscenza sul totale dei lavoratori in Svezia è aumentato di un valore pari a 3,50 punti percentuali ovvero pari a 8,41%.

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Figura 3. Percentuale dei lavoratori della conoscenza rispetto al totale degli occupati. Fonte: Eurostat

Regno Unito. La percentuale dei lavoratori della conoscenza sul totale dei lavoratori nel Regno Unito è passato da un valore pari a 41,7% fino ad un valore pari a 42,90% ovvero pari ad un valore di 1,20 punti percentuali pari al 2,88%. Nel passaggio tra il 2009 ed il 2010 il valore della percentuale dei lavoratori della conoscenza sul totale dei lavoratori è passato da un ammontare pari a 42,90% fino ad un valore pari a 43,20% ovvero pari ad un valore di 0,30 punti percentuali pari allo 0,70%.Nel passaggio tra il 2010 ed il 2011 il valore percentuale dei lavoratori della conoscenza è passato da un valore pari a 43,20% fino ad un valore pari al 42,70% ovvero pari ad una riduzione di -0,50 punti percentuali pari a -1,16% un valore conservato anche nel 2012. Nel passaggio tra il 2012 ed il 2013 il valore della percentuale dei lavoratori della conoscenza sul totale dei lavoratori è cresciuto da un valore pari a 42,70 punti percentuali fino ad un valore pari a 43,10% ovvero pari ad una crescita di 0,40 punti percentuali pari allo 0,94% un valore conservato anche nel 2014. Tra il 2014 ed il 2015 il valore della percentuale dei lavoratori della conoscenza sul totale dei lavoratori è passato da un ammontare pari a 43,10% fino ad un valore pari a 43,60% ovvero pari a 0,50 punti percentuali pari a 1,16%. Nel passaggio tra il 2015 ed il 2016 la percentuale dei lavoratori della conoscenza è passato da un ammontare pari a 43,60% fino ad un valore pari a 43,70% ovvero pari ad un valore di 0,10 punti percentuali pari a 0,23%. Tra il 2016 ed il 2017 la percentuale dei lavoratori della conoscenza è rimasta pari a 43,70%. Nel passaggio tra il 2008 ed il 2017 il valore della percentuale dei lavoratori della conoscenza è cresciuto di un valore pari a 2,00 punti percentuali pari a 4,80%.

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Figura 4. Variazione assoluta del numero dei lavoratori. Fonte: Eurostat.

Conclusioni. I paesi del Nord Europa sono orientati allo sviluppo dell’economia della conoscenza con una percentuale di lavoratori applicati al settore knowledge rispetto al totale dei lavoratori compreso tra il 40 ed il 50%. Sono soprattutto i paesi del mare del Nord hanno un valore elevato della percentuale dei lavoratori della conoscenza nell’interno del contesto produttivo globale. I paesi che invece sono molto industrializzati come per esempio la Germania e l’Italia hanno un valore basso della percentuale dei lavoratori della conoscenza pari rispettivamente ad un ammontare del 37,1% e del 33,00%. Il cambiamento delle metodologie produttive richiede sempre di più un sistema economico che sia orientato sostanzialmente nei confronti dell’economia della conoscenza soprattutto con la scomparsa dei lavori manuali prodotti dal mix di robotizzazione e automazione. Tuttavia il passaggio all’economia della conoscenza non è avvenuto in modo uniforme in Europa e molti paesi soffrono per un valore ridotto del contributo dei lavoratori del tipo knowledge rispetto ai lavoratori del capitalismo fordista-taylorista.

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Figura 5. Variazione percentuale dei lavoratori della conoscenza. Fonte: Eurostat.

Chiaramente l’accesso all’economia della conoscenza non può essere realizzato se non attraverso l’investimento realizzato da parte dello Stato nell’interno dell’istruzione, soprattutto universitaria e post universitaria. La creazione di una società dell’apprendimento permanente è un obbiettivo di lungo periodo dell’Unione Europea che tuttavia solo in parte è stato realizzato concretamente. Il passaggio all’economia della conoscenza diventa uno strumento essenziale per il capitalismo che nella condizione attuale si trova ad ottimizzare tre diversi tipi di beni:

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Figura 6. Modello per la stima dell’economia della conoscenza.

  • Conoscenza: la conoscenza risulta essere un bene stoccato nell’interno del capitale umano operante nell’interno delle imprese, delle organizzazioni no profit e degli enti pubblici. Tuttavia le metodologie per produrre conoscenza nuova sono molto complesse ed essere richiedono l’analisi anche delle reti che si vengono a creare tra persone e centri di conoscenza. L’impatto delle reti nella conoscenza infatti è nello stesso tempo inclusivo ed esclusivo: è inclusivo in quanto racchiude i centri della rete nella diffusione della conoscenza, è esclusivo in quanto esclude le persone ed i gruppi i quali sono privi di connessione con la rete. Il risultato è una sottoproduzione strutturale del bene conoscenza nell’interno del capitalismo che si riflette nella riduzione dell’innovazione tecnologica e delle ricerche scientifiche con un effetto finale tale da ridurre l’andamento del tasso di crescita del prodotto interno lordo. Occorre pertanto che lo Stato intervenga per promozionare la diffusione della conoscenza ai vari gradi dell’innovazione tecnologie e della ricerca e sviluppo per evitare che il sistema economica si avviti in una cronica sottoproduzione del sapere.
  • Relazioni: le relazioni sono essenziali per consentire all’economia di prosperare e sono essenziali anche per la manifestazione della conoscenza empiricamente determinata nell’interno di prodotti, processi ed anche nei servizi. Tuttavia le relazioni possono essere anch’esse inclusive ed esclusive. Nel primo caso consentono di creare una infrastruttura per la crescita economica diffusa ed operano anche come un fattore di coesione sociale delle organizzazioni. Nel secondo caso costituiscono sostanzialmente un limite nei confronti della produzione di valore nell’economia e possono portare a particolari concentrazioni come per esempio monopoli e trust che possono essere caratterizzati da sottoproduzione, crescita dei prezzi e vessazione del consumatore. In questi casi l’intervento pubblico a favore del libero mercato e l’orientamento cooperativo degli operatori può consentire di creare un capitale relazionale tale da consentire il trasferimento delle conoscenze come elemento per l’innesco della crescita economica.
  • Risorse finanziarie: le risorse finanziarie sono assolutamente indispensabili per l’investimento nell’interno dell’economia della conoscenza. La crescita della conoscenza infatti avviene attraverso un complesso di investimenti che sono rivolti a creare le infrastrutture per la generazione del valore aggiunto attraverso esperimenti, brevettazione, ed innovazione tecnologica. Il passaggio del capitalismo da una condizione statica ad una condizione dinamica richiede degli investimenti che devono essere realizzati per portare le imprese alla frontiera tecnologica e per spingerle anche oltre. La possibilità delle economie di sperimentare il capitalismo cognitivo dipende dagli investimenti che insieme il settore privato ed il settore pubblico realizzano per sostenere l’accumulazione dello stock di conoscenza e il suo utilizzo nell’interno del sistema produttivo.

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Figura 7: Elementi essenziali nel modello per la predizione dell’economia della conoscenza.

Appare evidente pertanto che il processo di cambiamento del capitalismo sempre di più richiede degli investimenti nelle infrastrutture della conoscenza che possano comportare l’incremento dei tassi di crescita del prodotto interno lordo. Non è detto che l’economia della conoscenza abbia la capacità di mobilitare il PIL e fare aumentare la produzione a tassi elevati come durante la golden age. Tuttavia è assai probabile che il dinamismo indotto dagli investimenti possa ravvivare il terziario avanzato con delle ricadute positive nell’interno del settore manifatturiero ed agricolo. Del resto la stessa idea dell’industria 4.0 è il tentativo di innestare l’economia della conoscenza, prodotta dal terziario avanzato, nell’interno del sistema manifatturiero, nel tentativo di incrementare qualità, profitti e produttività.

Angelo Leogrande

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