I poveri in Europa

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L’eurostat misura un indicatore della povertà che è indicato come “Population unable to keep home adequately warm by poverty status” ovvero popolazione che non riesce a tenere la riscaldare adeguatamente l’abitazione per motivazioni connesse alla povertà. Si tratta quindi di una misura che è stata sviluppata nell’ambito del sistema statistico europeo con particolare riferimento alle condizioni di reddito per monitorare lo sviluppo della povertà e dell’inclusione sociale in Europa. I dati sono prodotti attraverso un questionario che è stato compilato dai rispondenti. Il valore è espresso in misura percentuale. I dati del 2018 possono essere analizzati nella forma di ranking. Al primo posto per percentuale della popolazione che non riesce a riscaldare l’abitazione vi è la Bulgaria con un valore pari al 33,7%. Al secondo posto vi è la Lituania con un valore pari al 27,9%, seguito dalla Grecia con un valore pari al 22,7%. A metà classifica si trovano il Regno Unito con un valore pari al 5,5%, seguito dal Belgio con il 5,2% e dalla Polonia con il 5,1%. Chiudono la classifica Austria con l’1,6%, Norvegia con lo 0,9% e la Svizzera con un valore pari allo 0,6%.

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Figura 1. Classifica delle persone che hanno difficoltà ad affrontare la spesa per il riscaldamento domestico. Fonte: Eurostat.

Di seguito si prende in considerazione l’andamento del numero di persone prive di mezzi per affrontare la spesa per riscaldamento in Bulgaria, Lituania e Grecia.

Bulgaria. La percentuale di persone povere che hanno difficoltà a sostenere le spese per il riscaldamento dell’abitazione è diminuita notevolmente in Bulgaria nel periodo tra il 2008 ed il 2018. Nel 2008 il 66,3% era troppo povero per poter riscaldare l’abitazione, mentre questo valore nel 2018 è arrivato ad un ammontare pari a 33,7%. Ovvero nel 2018 1 bulgaro su 3 versava ancora in una condizione di povertà grave tale da non poter sostenere il costo per il riscaldamento. Tuttavia nel complesso nell’economia bulgara, con riferimento all’economia dei poveri, sono stati fatti degli enormi avanzamenti con la riduzione del numero dei poveri del 49,17% tra il 2008 ed il 2018.

Lituania. Al contrario della Bulgaria il numero dei poveri che non possono permettersi di riscaldare l’abitazione è cresciuto in Lituania da un valore pari al 22,6% nel 2008 fino ad un valore pari a 27,9% nel 2018. In modo particolare il numero dei poveri in Lituania ha toccato un picco del 36,2% nel 2011 quando cioè 36 lituani su 100 hanno avuto difficoltà a sostenere le spese per il riscaldamento delle abitazioni. Infine l’indice della povertà ha iniziato a declinare fino ad arrivare ad un ammontare del 27,9% nel 2018. Tuttavia nel complesso del periodo considerato, ovvero tra il 2008 ed il 2018, il numero dei poveri in Lituania è cresciuto di 5,3 punti ovvero del 23,45%. Certamente il paese ha subito l’effetto della cresi economica del 2008, che ha impattato sul numero dei poveri.

Grecia. Il numero delle persone povere in Grecia è aumentato notevolmente tra il 2008 ed il 2018. Nel 2008 il numero di greci poveri che non potevano affrontare i costi per il riscaldamento dell’abitazione è stato pari ad un valore di 15,4%. Il valore ha raggiunto un picco nel 2014 quando il numero dei poveri è arrivato ad un ammontare del 32,9% per poi declinare fino ad arrivare un valore del 22,7%. Complessivamente nel periodo tra il 2008 ed il 2018 il numero dei greci poveri aventi difficoltà ad affrontare la spesa finanziaria del riscaldamento è cresciuto di 7,30 punti ovvero del 47,40%. Evidentemente il paese ha subito negativamente la crisi economica, i cui effetti si sono manifestati nel 2014 per poi porre in essere una debole ripresa fino al 2018.

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Figura 2. Percentuale di persone povere prive di possibilità finanziarie adeguate a sostenere le spese per il riscaldamento domestico. Paesi: Bulgaria, Lituania e Grecia. Fonte: Eurostat.

Conclusioni. In sintesi se si guarda al complesso dell’economia europea nel periodo tra il 2008 ed il 2018 la maggior parte dei paesi hanno ridotto strutturalmente il numero dei poveri, intesi come percentuale della popolazione avente difficoltà ad affrontare la spesa finanziaria per il riscaldamento domestico. Tuttavia vi sono anche dei losers, ovvero dei paesi che hanno visto crescere il numero dei poveri e questi sono: Serbia con un aumento del 10,00%, Grecia +7,3%; Lituania +5,3%, Spagna +3,2%, Italia +2,7%, Danimarca +1,3%, Estonia 1,2%, Lussemburgo +1,2%, Svezia +0,7%, Olanda +0,4%, Norvegia +0,1%. Occorre considerare che la situazione diventa rilevante soprattutto in paesi molto popolosi come l’Italia e la Spagna, dove numericamente il numero dei poveri è aumentato di qualche milione. Tuttavia come vi sono anche molti paesi che hanno ridotto strutturalmente il numero dei poveri e tra questi soprattutto: Bulgaria -32,6%, Portogallo -15,5%, Polonia -15%, Romania -14,8%, Lettonia -9,3%, Cipro -7,3%.

Certamente i dati aggregati manifestano un miglioramento della condizione dei poveri in quasi tutti i paesi europei. Tuttavia occorre anche considerare che vi sono taluni elementi che possono essere considerati come limitanti nell’indicatore proposto dall’Eurostat. Infatti l’indicatore è costituito come un questionario. I questionari tendono ad avere dei margini di errore ovvero possono sovrastimare o sottostimare le variabili in base a quelli che sono i moods individuali e collettivi della popolazione degli intervistati. Nonostante l’anonimato è assai probabile che il fenomeno sia sostanzialmente sottostimato, soprattutto nelle aree dell’Europa caratterizzate da benessere, ed invece sovrastimato nelle aree caratterizzate da bassi redditi. Infatti la popolazione tende a nascondere dei comportamenti che sono socialmente considerati deplorevoli come per esempio essere poveri in un paese benestante oppure essere benestanti in un paese povero. Sicché i dati tendono a massificarsi verso il basso nei paesi poveri e verso l’alto nei paesi ricchi. Tuttavia la netto di queste variazioni che possono anche essere considerare come mutualmente compensatorie il numero dei poveri risulta essere diminuito nelle varie aree considerate d’Europa.

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Figura 3. Winners e losers per percentuale della popolazione avente difficoltà finanziarie ad affrontare la spesa per il riscaldamento domestico.Fonte: Eurostat.

Chiaramente però la povertà cambia forme, si tramuta con il divenire ed il cambiamento economico, e nuove forme di povertà si affacciano nello scenario sempre più frastagliato dello smart-capitalismo, tra le quali la più rilevante è la fragilità finanziaria, che mette insieme un aspetto probabilistico, ovvero l’incertezza della manifestazione dell’avvenimento avverso, con la dimensione di scarsità finanziaria, ovvero la mancanza di adeguate risorse per far fronte alle necessità e incombenze che si determinano nelle opposizioni del ciclo economico.

Angelo Leogrande

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