I sentieri di Psiche

OLTRE I LIMITI…DI NOI STESSI

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cms_11907/0.jpgCi ritroviamo su I Sentieri di Psiche…come tutte le settimane, prima di decidere di quale argomento scrivere, mi chiedo quale possa essere la tematica più interessante, anche presa da eventi di cronaca; alla fine però mi rendo conto che narrare la mia esperienza quotidiana, anche professionale è ciò da cui traggo maggiori riflessioni da dedicare e donare a coloro che mi leggono.

Questa settimana parlerò del concetto di “limite”: cosa intendiamo con questa parola? O meglio in quante varianti grammaticali e di significato si può utilizzare questo termine?

Letteralmente, la parola “limite” vuol dire sia linea di demarcazione e cioè rimanda al concetto di confine, sia intesa come manchevolezza, insufficienza; inoltre la parola, nell’analisi infinitesimale, esprime un concetto fondamentale che è quello di formalizzare la proprietà di una funzione di associare valori arbitrariamente vicini a un dato punto del codominio, quando la variabile indipendente tende a un punto del dominio. Penso che quest’ultima definizione, benché sia la più articolata, probabilmente esprime maggiormente la complessità del concetto e cioè che il limite è quella linea fondamentale, il confine necessario e imprescindibile tra due punti così come tra due o più relazioni.

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Pensavo al concetto di limite parlando con un collega dopo una giornata trascorsa con i ragazzi del Centro diurno: siamo andati in gita presso la villa comunale di una cittadina vicina a Molfetta. Si parlava di limite pensando in particolare ad una fotografia che riprendeva i ragazzi carrozzati di spalle che guardavano verso il mare, verso l’orizzonte… e si rifletteva su quanto sia importante il contesto e lo scenario delle nostre vite, così come delle nostre attività. All’aria aperta, in mezzo al verde è stato bellissimo osservare che i comportamenti di ognuno erano inevitabilmente condizionati da tutti gli aspetti affascinanti e travolgenti della natura: il sole, l’aria fresca e pulita, gli alberi, una fontana con tante tartarughe e il mare. Se ci pensiamo, nella natura esistono tutti gli elementi della nostra vita: il mare ci riporta al liquido fetale, il verde alla quiete che nell’età infantile abbiamo sperimentato, quando non avevamo pensieri, preoccupazioni, gli animali che con il loro canto o movimento ci ricordano che prima di essere donne e uomini, siamo esseri umani e che anche se non avessimo la parola, troveremmo il modo per comunicare lo stesso.

Il limite è stato uno dei primi argomenti da me affrontati con i ragazzi durante il laboratorio sulle emozioni l’anno scorso: riflettevamo sulla disabilità, sugli ostacoli e pian piano abbiamo raggiunto all’unisono una conclusione: ognuno di noi è portatore di una disabilità che gli impedisce di a volte di andare oltre, di andare oltre il limite di se stesso. Io, ad esempio, non so andare in bicicletta. Ho trovato il coraggio di dirlo senza vergogna dopo molti anni, perché me ne vergognavo profondamente; la mia “disabilità” in realtà nasce da una fobia di mia madre che non ha mai voluto togliere le rotelline dalla bicicletta…un po’ di tempo fa il mio Didatta a scuola faceva proprio l’esempio della bicicletta per spiegare lo svincolo dalla famiglia di origine: diceva “nello svincolo è un po’ come quando da piccoli, ci hanno tolto dalla bicicletta prima una rotella, poi l’altra e poi abbiamo imparato a stare in equilibrio”. E io pensavo proprio al fatto che lo svincolo, come l’andare in bicicletta, è un percorso…e rifletto sul fatto che certamente mi è riuscito molto meglio tagliare il cordone ombelicale che andare in bicicletta. Ad ogni modo, penso che qualsiasi ostacolo o limite nella vita, inteso come insufficienza, ci pone di fronte ad una sfida: tentare di andare oltre i limiti di noi stessi.

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Un ragazzo di 20 anni a cui sto dedicando un percorso di sostegno, qualche giorno fa mi ha consegnato alcune pagine di diario da lui scritto; scrive: “Oggi non sto bene, sto avendo dolori al cuore e giramenti di testa, tutto ciò mi porta a pensare riguardo i miei limiti e le mie impossibilità. Sono un individuo debole. Nel mondo di oggi questo è un PROBLEMA, questi limiti che ho per natura e non per volere mi inibiscono un’integrazione sociale” e poi ancora cita Simmel scrivendo: “le forme ci aiutano a esprimere ma ci limitano, la vita per esistere deve assumere una forma, ma come la vita viene rappresentata in forma viene repressa, limitata, le forme finiscono per determinare la vita però sono inevitabili”.

Si tratta di considerazioni estremamente profonde e vere, soprattutto perché scaturiscono da un lungo colloquio in cui il ragazzo - che vive semplicemente una fase di insicurezza - esprime con chiarezza; come scrivevo nell’articolo precedente, i ragazzi sentono il bisogno di decodificare l’universo delle emozioni e dell’affettività, viviamo in una società liquida in cui le relazioni affettive spesso sono mediate da strumenti molteplici che non contemplano la possibilità di sperimentarsi e di mettersi alla prova e misurare così la propria capacità, la Propria abilità di andare oltre i limiti di se stesso.

Spero di aver “consegnato” al Lettore dei punti di riflessione…spesso ho la sensazione di non aver detto tutto ma fortunatamente i sentieri di Psiche sono un punto di ritrovo, un percorso in cui poter narrare storie di vita.

Grazie della vostra attenzione,alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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