I sentieri di Psiche

IL DIARIO SENZA…LUCCHETTO

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cms_12143/DSC_2838.jpg“Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà”.

(dal Diario di Anna Frank)

Caro Lettore,

ci ritroviamo su "I sentieri di Psiche" e, come ogni settimana, parliamo di ciò che abbiamo appena lasciato alle nostre spalle, vissuto, i passi fatti, in avanti e indietro…insomma narriamo un nuovo pezzettino della nostra storia. Ho voluto aprire con le parole tratte dal “Diario di Anna Frank” sia perché è del diario che oggi vi parlerò, sia perché trovo che tali parole scritte in un lontano passato, rispecchino ancora oggi la nostra attuale realtà.

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Come di consueto e senza volerlo, mi sono ritrovata a scrivere del diario per vie a dir poco traverse: una lite con una persona che abita il mio cuore; lite scaturita da un fraintendimento, da quello che secondo la “Pragmatica della comunicazione umana” è il cosiddetto “errore di punteggiatura”; se ne parla nel terzo assioma del manuale:“La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione fra i partecipanti. Attraverso la punteggiatura la comunicazione viene scomposta analiticamente in modo che si possa identificare chi parla e chi ascolta. Non esiste una punteggiatura oggettiva”. Insomma, come nella maggior parte delle nostre relazioni affettive, può capitare che accada di inciampare nell’errore di punteggiatura, soprattutto quando a farti inciampare sono i mezzi tecnologici che tante volte più che essere strumenti, si rivelano insidie.

Il fraintendimento di cui vi ho accennato si è poi fortunatamente risolto e la chiave che ha aperto la risoluzione del conflitto è stata una mail in cui questa persona a me tanto cara mi ha resa edotta sul diario degli errori e in particolare sulla cosiddetta “coazione a ripetere” dovuta tante volte alle nostre emozioni e alla nostra vulnerabilità nel viverle e nel non saperle gestire sempre al meglio. Ci tengo a precisare che in un prossimo futuro scriverò su l’errore, sul suo significato più complesso…per oggi mi limito a fermarmi sulla parola diario: sarà stata questa la parola che ha fatto breccia nella mia mente quando ho “riaperto la porta” alla possibilità di un chiarimento?

La risposta è che la parola “diario” ha evocato ed evoca in me ricordi nitidi, pochi nella memoria della mia adolescenza, in particolare la prima: un regalo di compleanno insolito e inaspettato ricevuto da una zia: il diario segreto, rosa con un’immagine raffigurata che non ricordo precisamente e un lucchetto laterale con la chiave: quel particolare lo ricordo bene perché rappresentava in quel momento la possibilità di avere qualcosa di mio da poter chiudere a chiave, irraggiungibile a qualsiasi sguardo esterno; tra l’altro avevo 11 anni, avevo perso mio padre da due e sino ad allora erano stati davvero pochi i momenti per ricordare di essere piccola e avere quindi il ‘diritto’ alla felicità e alla spensieratezza.

Ma, tornando alla parola diario, ho iniziato a viaggiare con la mente e a fare un inevitabile confronto con lo stato attuale dei nostri ragazzi e sul chiedermi cosa sia cambiato in questi ultimi 20 anni. Beh, proprio oggi durante un colloquio con una madre e due figlie, la signora mi diceva che per capire chi siano gli amici della figlia minore, è andata a vedere su facebook: avendo già in mente il mio scrivere per voi, mi è sembrato un po’ come quando le nostre mamme, quelle più curiose, quelle meno sane tentavano di leggere il diario segreto per captare notizie o informazioni inimmaginabili e, in fin dei conti, riflettevo sul fatto che in sostanza l’unico cambiamento considerevole è stato determinato proprio dall’avvento dei social network.

Il nostro diario segreto non era una piazza dove rendere pubbliche le nostre giornate: era molto di più. Era allo stesso tempo cronologia delle nostre giornate e cronologia delle nostre emozioni, registrazione dei primi innamoramenti, delle prime delusioni, raccolta delle fotografie dei nostri cantanti o attori preferiti; insomma era un raccoglitore prezioso della nostra esistenza, chiuso a chiave quando lo si finiva di scrivere. Questo ultimo gesto, che a quel tempo sembrava di poco conto, oggi si riveste di un nuovo significato e cioè l’importanza dell’intimità e la necessità che le emozioni restino intime e segrete; con questo non intendo voler essere contraria all’espressione delle proprie emozioni, ma ritengo che in ognuno di noi esista un’area, un posto che deve rimanere segreto e in cui bisogna far entrare soltanto chi consideriamo degno e meritevole di entrarci.

Come in un flash, mi vengono in mente i giardini di Boboli a Firenze: vedi questa grandissima cancellata, entri e mai ti aspetteresti tutto ciò che vedi all’interno, distese di verde e di elementi architettonici, lunghe e alte gradinate; ecco, penso che il nostro universo interiore sia un po’ così, fatto di complessità, bellezza e profumi che però è necessario far percorrere soltanto a chi troverà la chiave o meglio chi è degno di ricevere da noi la chiave.

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E’ noto a tutti che oramai su facebook c’è la possibilità, attraverso un click, di scegliere l’emozione che si sta provando a seconda delle situazioni ma mi pongo e vi pongo una domanda e cioè che cosa è più giusto: tenere segrete le emozioni o metterle in vetrina (sempre che di emozioni vere si possa parlare) oppure le emozioni segrete sono appartenute soltanto alla nostra adolescenza?

Penso che l’emozione, in sé per sé, appartiene ad una dimensione adolescenziale nel senso che inevitabilmente ci porta ad avere delle reazioni che talvolta svelano la nostra fragilità in particolare per quel che riguarda la sfera affettiva. Il diario segreto della nostra adolescenza teneva la memoria dei nostri giorni, delle nostre passioni, delle nostre rabbie scaturite dallo scontro/confronto con i nostri genitori; oggi, i nostri ragazzi “memorizzano” la loro quotidianità su facebook, su Instagram su cui postano stati d’animo, attacchi da bulli, apprezzamenti che non hanno il coraggio di fare di persona, innamoramenti, i loro piatti preferiti; ma la cosa su cui riflettere maggiormente è che spesso postano fotografie e selfie che non hanno nulla a che vedere con la loro reale condizione: finti sorrisi, fotografie di famiglie da mulino bianco in cui non ci si parla da anni, in cui non c’è più scambio affettivo autentico.

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Potrà non sembrare, ma non è mia intenzione “demonizzare” la dimensione dei social network anche perché oramai è imprescindibile nella nostra modernità; però ritengo sia necessario da parte di noi adulti - per poi insegnarlo ai nostri ragazzi – mantenere sempre uno sguardo alla realtà e quindi ricordare e annotare sul proprio diario di bordo che soltanto sperimentando e vivendo la vita reale si può crescere davvero; molti ragazzi corteggiano e intrattengono relazioni virtuali poiché non hanno altri strumenti di autostima e sicurezza che consentano loro di vivere un sano e soddisfacente rapporto di coppia o di amicizia. Mi viene da pensare che sui nostri diari segreti annotavamo la nostra vita reale, su facebook e instagram i ragazzi, in maniera esclusiva, scandiscono il loro tempo che passa e tutte le loro emozioni.

Credo che la nostra psiche, intesa come dimensione dell’anima, si esprima attraverso molteplici e complesse emozioni che certamente non possono essere espresse con uno stato o con un emoticon; penso che dovremmo “concedere” ai nostri ragazzi la possibilità di ricominciare a scrivere un diario cartaceo da nascondere accuratamente perché è sano celare le sensazioni, le esperienze più intime e svelarle a chi sentiamo vicino al nostro cuore, a chi sentiamo affine.

Su I sentieri di Psiche ad un tratto incontriamo una nonna. Ha il volto di una bambola, gli occhi azzurri che appena si vedono quando sorride, capelli biondi sempre cotonati e profumati…ci fermiamo al suo tavolino sul quale sta giocando a carte annotando su di un taccuino il punteggio. Le chiedo se ha mai avuto un diario segreto. Mi risponde: “Sempre! Sin da quando ero ragazza a tutt’oggi. Scrivo, annoto e chiudo il diario in un cassetto a chiave dove nessuno possa trovarlo”.

E rifletto…ricominciamo a scrivere il diario della nostra vita con la penna e ricordiamo di chiuderlo con il lucchetto.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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