Il caffè pedagogico

Emergenza sociale, viaggio all’interno del terzo settore

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Anzianità, disabilità, minori a rischio e disagio sociale: sono gli ambiti di intervento del terzo settore.

Nel nostro Paese per ovviare alle carenze nel Welfare ci si rivolge a cooperative che, senza scopo di lucro, colmano le lacune del sistema sociale.

Parliamo di un’organizzazione complessa che si estende in modo capillare all’interno delle scuole, delle famiglie, in strutture pubbliche e private o, in definitiva, laddove si riscontri un’emergenza di carattere sociale, interessando tutte le fasi dell’esistenza allorché vi siano delle difficoltà di vario genere.

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In ambito scolastico, per far fronte alle emergenze dovute alle disabilità motorie e psico/cognitive, gli insegnanti di sostegno sono spesso affiancati da educatori, tutti rigorosamente laureati, che per alcune ore alla settimana si occupano degli alunni segnalati dagli uffici competenti.

Messo a punto un “progetto di integrazione”, l’educatore concorda con l’insegnante di sostegno un piano in continuità con il progetto formativo, allorché ciò sia possibile; qualora invece la gravità della disabilità non lo consentisse, vengono messe in atto strategie ad hoc, al fine di favorire l’apprendimento e l’inclusione scolastica.

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Per quel che concerne le sezioni dei nidi comunali,esistono sul territorio esemplari iniziative che hanno una funzione di complementarietà rispetto al servizio garantito dai singoli comuni.

Più precisamente, in questo caso, i bambini iscritti al nido vengono affidati in orario pomeridiano, all’interno della stessa struttura - qualora i genitori ne facciano richiesta - a personale specializzato e laureato reclutato da cooperative operanti nello specifico settore dell’infanzia.

Quanto alla sfera dei minori a rischio, vi sono essenzialmente tre tipologie di assistenza: le case famiglia, i centri diurni e l’assistenza educativa domiciliare.

Anche in questo caso sono pedagogisti ed educatori a svolgere il difficile compito di formare ed educare bambini ed adolescenti in momentanea o permanente difficoltà.

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Riguardo agli anziani autosufficienti e non, l’assistenza domiciliare o, alternativamente, all’interno di specifiche strutture, viene garantita da cooperative costituite da operatori sanitari adeguatamente formati per affrontare con professionalità qualsiasi evenienza.

Da questo breve excursus emerge la trasversalità dell’argomento trattato, dal momento che chiunque, a qualsiasi età, potenzialmente potrebbe necessitare dell’intervento di queste professionalità.

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La questione è che le cooperative, nel nostro Paese, pur svolgendo la gran parte delle politiche di Welfare, non godono della giusta centralità che la funzione svolta richiederebbe e ciò penalizza le professionalità impiegate, spesso sottopagate a causa degli esigui fondi stanziati dai governi, di qualsiasi provenienza politica, che si sono avvicendati negli ultimi decenni.

Ci troviamo di fronte ad un paradosso, dal momento che gli educatori, i formatori ed i pedagogisti che quotidianamente affrontano fragilità di vario genere, meriterebbero una maggiore considerazione, almeno paritaria all’importanza che le altre professionalità occupano nel mercato del lavoro.

Lucia D’Amore

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