Il caffè pedagogico

“Una scuola per amare…tvb”: per educare alle emozioni

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Emozione deriva dal latino emotus, participio passato di emovere, ossia trasportare fuori, smuovere, scuotere: l’emozione scuote, smuove, “tira fuori” in pratica…

“Una scuola per amare… tvb” è il nome di un progetto innovativo che vuol sottolineare come l’istruzione non attenga soltanto all’aspetto cognitivo, ma anche alla sfera socio-emotiva. In sintesi, educare la mente significa soprattutto educare i sentimenti.

Il bambino che vive con disagio la propria emotività rischia concretamente di incorrere in stati d’ansia e depressione che gli impedirebbero un veloce apprendimento. Viceversa l’affettività, l’apertura all’altro, la capacità di esprimere emozioni rispettando sé stessi e i propri compagni sono fattori predisponenti ad una corretta scolarizzazione, in sintonia con l’aspetto emotivo.

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Il progetto, che è stato presentato nelle scuole del nostro Paese, ha anche un altro importante obiettivo, quello di abbattere il muro di incomunicabilità che spesso separa il docente dallo studente: sarebbe infatti importante migliorare la qualità dei rapporti, abbattere le barriere per uscire dal proprio isolamento, e ciò potrebbe significare imparare a comunicare meglio sul piano personale. In questo modo l’apprendimento, inquinato da questa carenza comunicativa, migliorerebbe considerevolmente (è stato ampiamente dimostrato come un buon rapporto insegnante – alunno sia uno dei maggiori fattori di prevenzione del rischio del fallimento scolastico).

cms_8897/3.jpgFra professore e ragazzo deve crearsi quel rapporto empatico (di cui parlava in campo psicoterapico Carl Rogers, riferendosi al rapporto fra terapeuta e paziente, concetto che è stato poi ripreso dalle branche più all’avanguardia della scienza pedagogica) che porti entrambi i soggetti ad immedesimarsi nell’altro, e a capirne il vissuto e le dinamiche personali. In questo modo, si verrebbe a creare una relazione di scambio in cui il professore, oltre a portare avanti la didattica, entrerebbe in contatto diretto con il ragazzo e i suoi problemi e quest’ultimo, invece di subire passivamente la lezione, si aprirebbe al professore mettendolo a parte delle proprie difficoltà.

cms_8897/4.jpgLa società multietnica nella quale viviamo ci ha abituati alla presenza di persone differenti per provenienza, lingua e colore della pelle. Abbiamo tuttavia la necessità, specie il bambino, di imparare ad accogliere l’altro che percepiamo diverso da noi. L’educazione emotiva può certamente favorire questo “incontro”, facilitando dinamiche psico-relazionali nell’ambito del gruppo-classe essendo quest’ultimo uno spaccato abbastanza realistico della società moderna.

cms_8897/5.jpgLo stesso dicasi per l’integrazione del bambino disabile, nei confronti del quale l’educazione ad esprimere le proprie emozioni crea una sorta di empatia utile non solo a favorire l’accoglienza, ma anche l’apprendimento, in quanto garantisce l’instaurarsi di un ambiente sereno nel quale crescere ed imparare insieme.Ultimo, ma non in ordine di importanza, il progetto “Una scuola per amare…tvb “, si propone l’obiettivo di promuovere anche l’educazione di genere nelle scuole attraverso un percorso educativo la cui "pratica" pone attenzione alla sfera affettiva dei fanciulli ed ai processi emotivo-affettivi, nonché́ comportamentali, che sono alla base dell’incontro con l’altro. Il progetto è rivolto agli alunni della Scuola Primaria e Secondaria di I° Grado ed è finalizzato a rivalutare il bagaglio emozionale degli stessi partendo dal loro mondo affettivo, affinché́ non perdano mai di vista il rispetto profondo e fondamentale nei confronti dell’altro e - nel caso degli studenti di sesso maschile - soprattutto nei confronti della figura femminile. Tale rispetto rappresenta un principio essenziale di amore per la vita e anche un punto di partenza imprescindibile per la costruzione di ogni rapporto umano sano e sensibile, che non sia fonte di quelle frustrazioni e di quei deficit culturali che invece, purtroppo, oggigiorno sono presenti e producono troppo spesso forme di aggressività che possono addirittura sfociare in atti assolutamente devastanti e senza possibilità di ritorno, sia per chi scompare sia per chi non troverà più la direzione del suo percorso di vita.

Questi gli obiettivi specifici del progetto:

- sensibilizzare e responsabilizzare sulla violenza di genere tutti i membri della comunità, fornendo loro gli strumenti necessari per acquisire consapevolezza del fenomeno e, di conseguenza, poter agire contro di esso in modo mirato;

- attuare un intervento a più livelli, che coinvolga non solo i diretti interessati, ma anche la scuola, la famiglia e la comunità intera;

- portare il ruolo delle scuole ad un livello superiore attraverso progetti specifici per la prevenzione della violenza e nella promozione di rapporti basati sulla tolleranza, il rispetto e l’uguaglianza;

- responsabilizzare i bambini, i genitori, la scuola a diventare agenti di cambiamento nelle loro comunità, nella lotta e nella prevenzione della violenza di genere;

- favorire la costruzione di ambienti scolastici positivi e non violenti.

cms_8897/6.jpgL’educazione emotiva, seguendo criteri di competenza e professionalità, sempre richiesti in ambito scolastico, aiuta ad accettare il “fallimento” come facente parte della propria esistenza. Un “incidente di percorso” può accadere improvvisamente ed il bambino (futuro uomo) deve acquisire gli strumenti per affrontare qualsiasi situazione imprevista. Sono proprio gli avvenimenti negativi, che interrompono la routine, a fare da detonatore nei casi di violenza interpersonale - come i sempre più frequenti casi di aggressione nei confronti degli insegnanti da parte di alunni e genitori -, di genere - come i femminicidi - o di intolleranza razziale e religiosa.

Tutte le istituzioni educative, la scuola in primis, devono adoperarsi affinché ciò non accada, ponendo, fin dai primi anni di vita del bambino, le basi per un’educazione ad esprimere a parole le proprie emozioni, siano esse positive o negative, senza timore di apparire ridicoli e soprattutto al fine di evitare il dannosissimo effetto “pentola a pressione”, dalle conseguenze spesso negative ed imprevedibili.

Lucia D’Amore

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