Il cibo come identità culturale ed elemento di aggregazione sociale

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L’Italia, il nostro bel paese è riconosciuta in tutto il mondo come culla dell’arte, della cultura, della storia e della cucina e dei suoi prodotti, trasformati dai suoi chef in piatti strepitosi. Non resta dunque che immergerci in un fantastico viaggio attraverso le mille strade della cucina. Pensiamo ai piatti classici tramandatici di generazione in generazione: dalle melanzane alla parmigiana della Sicilia, ai bucatini all’amatriciana del Lazio, al caciucco della Toscana, alle lasagne alla bolognese dell’Emilia Romagna per finire con la pastiera della Campania.

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In verità noi siamo quello che mangiamo e il cibo che ingeriamo diventa parte di noi e come un processo alchemico, si trasforma e diventa parte del nostro sangue. Il padre della medicina Ippocrate affermava :”Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”. Cibo-medicina significa responsabilizzarsi ed essere attenti alla salubrità dei prodotti e quindi alla propria salute. In realtà il cibo può essere considerato come un elemento culturale poiché ogni cultura ha un suo codice di condotta che privilegia determinati alimenti e ne vieta altri e tutto ciò è influenzato da componenti geografiche, ambientali, economiche, storiche che caratterizzano la cultura e le tradizioni di un popolo.

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In tutte le religioni il cibo è considerato un dono di Dio, una specie di atto di ringraziamento verso chi si assume il compito di farci vivere. È proprio il pasto in quanto azione strutturata e dotata di buon senso ad agire da tramite tra culture. Importante è poi stato il rapporto tra cibo e letteratura. Per il grande Marcel Proust il sapore ed il profumo di una madeleine, un piccolo dolce soffice a forma di conchiglia inzuppato nel thè, grazie ad una travolgente sinestesia lo riporta con la memoria alla sua infanzia. Questa sensazione cosi forte darà origine all’intero ciclo di “Alla ricerca del tempo perduto”, romanzo dove le pagine legate al cibo sono numerosissime. Anche l’Ulisse di James Joyce inizia parlando dei gusti del protagonista Leopold Bloom che con poca raffinatezza mangiava le interiori di animali, una spessa minestra di rigaglie e un cuore ripieno di arrosto. La letteratura evoca piatti appetitosi. Pensiamo a Donna Flor ed i suoi due mariti di Amado, Dolce come il cioccolato di Laura Esquivelle e Kitchen della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto. Il cibo è parte di noi ed in televisione i talent dedicati allo show cooking si sono moltiplicati.

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Nel lontano ottobre del 2000 la prima trasmissione di cucina fu la prova del cuoco presentata da Antonella Clerici e da quel momento in poi i talent sul cibo si sono moltiplicati. Pensiamo ad una trasmissione come Masterchef dove Chef come Carlo Cracco e Joe Bastianich sono diventati dei veri e propri guru per non parlare di Benedetta Parodi, madrina col suo Cotto e Mangiato o chef come Antonino Canavacciuolo o il più gettonato Rubio con il suo Unti e Bisunti ed il suo street food. Masterchef è ormai in tutti in paesi ma la sua trasposizione più colorata è avvenuta in India dove è in onda su Babel canale 141 di Sky. Qui dodici esperti chef si contendono il titolo e spesso le donne sotto i loro grembiuli indossano colorati sari ed usano un ingente quantità di spezie come coriandolo, zenzero, tanto curry e peperoncino. D’altra parte esistono i social come Instagram che presenta sotto forma di foto i cibi che mangiamo.

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Si parla di social food per mettere in rilievo che il cibo è diventato sempre più elemento di condivisione ed aggregazione. La condivisione dello stesso in occasione di determinati avvenimenti sociali mette in comunicazione le persone ed il dono del cibo getta un ponte ideale tra noi e gli altri. Ad esempio a San Valentino gli innamorati sono solito regalarsi cioccolato che è un afrodisiaco che stimola i neurotrasmettitori e regalarlo è una promessa di dolcezza al partner. Il cibo è anche strumentale nel sottolineare legami tra gruppi e singoli e serve a rafforzare l’identità di gruppo e a separare il noi dagli altri come affermato da Pierre Bordieu, sociologo e filosofo francese. Un ruolo importante è quello della community come Fuuduly, il nuovo social network per gli amanti del buon cibo che accorcia le distanze e si connette con tutti i food lovers. Non dimentichiamo poi che il cibo è stata la tematica principale dell’Expo tenutosi a Milano fino al 31 Ottobre 2015 in cui si è discusso di alimentazione, lotta alla fame e tradizioni culinarie. Si comprende così come la storia del cibo non possa che essere legata indissolubilmente all’alimentazione e serva non solo a soddisfare la sensazione fisica della fame ma anche le proprie emozioni.

Daniela Porcelli

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