Il fenomeno dei killfie

Morire per una foto

Morire_per_una_foto.jpg

Fin dalla notte dei tempi, gli esseri umani ed in particolar modo i ragazzi più giovani hanno sempre avuto il desiderio di sfidare, talvolta con audacia e più spesso con imprudenza, la paura di morire. Il pericolo non è tuttavia solamente una necessità per ottenere delle esperienze uniche e adrenaliniche, ma talvolta è perfino lo strumento attraverso il quale ribadiamo provocatoriamente il nostro disprezzo non solo delle regole, ma perfino delle restrizioni imposte dal buon senso.

Negli ultimi tempi però, l’evoluzione degli strumenti tecnologici ha condotto ad un mutamento delle circostanze in cui andiamo incontro a tali pericoli, regalandoci un inedito rischio che fino a pochi anni fa avremmo probabilmente giudicato ridicolo ma che oggi, al contrario, uccide centinaia di persone in tutto il mondo: il rischio di morire per scattarsi un selfie.

cms_12896/2.jpg

È il caso di tre studenti indiani morti nel 2017 nel Karnataka mentre tentavano di fotografare frontalmente un treno dal quale pochi istanti dopo sarebbero stati investiti. E’ il caso di un loro connazionale diciasettenne che pochi mesi dopo sarebbe morto affogato in uno stagno melmoso nel quale stava tentando di farsi immortalare ed è il caso, più in generale, di 259 ragazzi e ragazze che dal 2011 ad oggi avrebbero perso la vita sfidando la sorte per provare a scattare un’istantanea utile solo ad arricchire il proprio profilo-social. È quanto emerso da uno studio dell’Institute of Medical Science di Nuova Dehli, secondo il quale le vittime (153 uomini e 106 donne) sarebbero state beffate dalla morte in circostanze spesso diverse tra loro ma quasi sempre evitabili con un minimo di oculatezza in più. La maggior parte degli incidenti (70) sarebbero stati provocati da annegamenti, soprattutto quando il mare era agitato ed i giovani muniti di uno smartphone hanno faticato a contenere il proprio impulso di fotografare le gigantesche onde. Cinquantuno sono invece le vittime legate a incidenti stradali, gli ultimi dei quali gli italiani Luigi Visconti e Fausto Del Moro, i quali sono deceduti nella notte tra sabato e domenica dopo aver realizzato un video nel quale si vantavano di superare i 200 chilometri orari di velocità con la propria Bmw.

cms_12896/3.jpg

48 sono le vittime divorate dalle fiamme che tra mettersi al riparo ed aggiornare il proprio profilo Instagram danno dato evidentemente maggiore importanza alla seconda necessità, ed altrettante sono le vittime di grandi altezze: ragazzi che per immortalare paesaggi mozzafiato sono caduti dai tetti dei palazzi urbani, sebbene a quest’ultima statistica andrebbero aggiunti una serie di altri malcapitati che hanno avuto la “fortuna” di sopravvivere al proprio capitombolo limitandosi a fratturarsi qualche osso. Sedici sono le vittime di scariche elettriche ed undici quelle da armi da fuoco, per la maggior parte delle quali è stata fatale la curiosa moda di farsi fotografare con un fucile o una pistola puntata alla tempia; otto, infine, sono i giovani imprudenti che hanno ben pensato di riprendersi accanto ad animali feroci che, evidentemente, non condividevano la loro stessa passione per i selfie.

cms_12896/4.jpg

La cosa che più stupisce, tuttavia, è che contrariamente a quanto si crede non sempre le vittime sono degli adolescenti incivili e scarsamente assennati: al contrario, le statistiche ci rivelano che ben il 16% delle vittime avevano superato i trent’anni, manifestando evidentemente una maturità non eguale alla propria età anagrafica. In compenso, i dati denunciano che il 10% degli adolescenti si è “avventurato” almeno una volta nella propria vita in selfie rischiosi per la propria incolumità e che il 12% ha ricevuto sfide di coraggio dai propri amici.

I russi hanno creato un’apposita campagna di sensibilizzazione per invitare alla prudenza i propri ragazzi: “un selfie figo può costarvi la vita”, recita lo slogan. L’India (il Paese con il maggior numero di vittime in assoluto) ha perfino istituito sedici “no-selfie zone” nella caotica e rischiosa città di Mumbai, mentre gli inglesi, coerentemente con il proprio tradizionale empirismo linguistico, non si sono lasciati sfuggire l’opportunità di creare un nuovo neologismo per descrivere il fenomeno, il “killfie”, letteralmente selfie mortale.

cms_12896/5.jpg

Secondo alcuni, questi episodi rappresentano delle tragedie che bisognerebbe a tutti i costi evitare, secondo altri invece, non sono che l’inevitabile conseguenza della selezione naturale di darwiniana memoria, ciò che è certo ad ogni modo, è che quanto sta accadendo non può che farci prepotentemente tornare in mente quella che è la scarsità formazione ricevuta da gran parte dei giovani d’oggi, la quale a sua volta provoca non solo una serie di vittime ma soprattutto comportamenti irresponsabili, narcisistici e poco edificanti che, anche quando non si traducono in una perdita di vite umane, offrono comunque un preoccupante sintomo della deriva incontro alla quale sembra star andando l’uomo contemporaneo. Una deriva dalla quale, sfortunatamente, non sarà possibile sfuggire se non col tempo e col ritrovamento di sani valori legati a un modo di vivere genuino e meno artificiale.

Gianmatteo Ercolino

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su