Il significato della Pasqua

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“Gesù prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: ‘Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi prima della mia passione poiché vi dico: non la mangerò più finché essa non si compia nel regno di Dio’. E, preso un calice, rese grazie e disse: ‘Prendetelo e distribuitelo tra voi poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite finché non venga il regno di Dio’. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: ‘Questo è il mio corpo che è dato per voi: fate questo in memoria di me? Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: ‘Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi” (Luca, 22, 14-20). La celebrazione cristiana della Pasqua inizia così, ai vespri del giovedì santo, con l’annunciazione del sacrificio di Gesù, pronto a donarsi alla volontà del Padre, per morire uomo e risorgere figlio di Dio. “Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Giovanni, 1,35). E quale atto di amore, in quella stessa sera, lavò i piedi dei suoi discepoli, esortandoli a fare lo stesso: “Vi ho dato l’esempio perché come ho fatto io, facciate anche voi”.

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Il rito si ripete ogni anno in ogni chiesa ad attestare che non c’è eucarestia senza fraternità. Durante l’ultima cena, Gesù la celebra, non sotto forma di agnello sacrificale, ma di pane e vino, ricostituendo la condizione edenica.“Io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero in cui è il frutto che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde” (Genesi 1, 29-30). Nessuno dunque in origine si nutriva delle altrui carni. La scelta del pane e del vino non è casuale: se il primo è il frutto del lavoro dell’uomo, l’altro è il nettare dell’iniziazione al mistero nella tradizione mediterranea. “Io sono la vera Vite” disse Gesù. Allora, ecco illuminarsi nell’eucarestia la simbologia precristiana che introduce alla crocifissione del venerdì. Gesù, come il Sole nel punto equinoziale, muore sulla croce, che ricorda l’albero della vita, per poi ascendere al cielo, la parte alta dello Zodiaco. Era questo che si festeggiava durante “la madre di tutte le veglie” del sabato notte, come la definiva Sant’Agostino, prima dell’avvento cristiano. Anche il cero era presente, a simboleggiare il logos, essenza divina dispensatrice di conoscenza. A Pasqua viene battezzato nell’acqua e su di esso incisa una croce con, alle estremità del braccio verticale, le lettere alfa e omega e nei quadranti, in prossimità degli angoli, le cifre dell’anno in corso. Il sacerdote conficca poi in esso cinque grani d’incenso per ricordare le cinque piaghe di Gesù e lo accende. Arderà per cinquanta giorni, fino alla Pentecoste.Per comprendere ancor meglio il significato della Pasqua, occorre introdurre il concetto del Mitraismo che celebrava, all’Equinozio di Primavera, la nascita del mondo. A Mitra era stato impartito dal Sole l’ordine di uccidere, con un coltello sacrificale, un toro affinché dal suo corpo fossero generate erbe e piante medicinali, dal suo midollo grano, dal suo sangue una vite e dal suo seme degli animali utili. Ahriman cercò, attraverso le sue creature - scorpione, formica e serpente - di avvelenare il toro morente per inquinare la vita, ma un cane, inviato dalle forze benefiche, leccandogli i testicoli punti dallo scorpione, rese i frutti del suo sacrificio puri. Mitra e il Sole condivisero dunque le carni del toro in un banchetto nella Caverna cosmica, ponendo le basi di un rituale in cui sette mitraisti rappresentanti i sette gradi iniziatici del culto, servivano il capo della confraternita. La lotta durante il Grande Anno tra Mitra e Ahriman avrebbe trovato il suo epilogo nell’Apocalisse quando il primo, sceso nuovamente in terra, avrebbe offerto ai giusti l’ahoma, bevanda d’immortalità e inviato un fuoco che avrebbe annientato i malvagi, consentendo al Cosmo di vivere in perfetta felicità.

cms_6031/3.jpgLa tauroctonia è nel Mitraismo l’allegoria della creazione attraverso il sacrificio. “Al tempo dell’Equinozio nel segno dei Gemelli, la più notevole figura astrale del cielo meridionale, la Croce del Sud, era visibile nel cielo di Babilonia… Perciò la croce è segno dell’adempimento… Il mito del Dio dell’Anno si conclude al termine della sua orbita col Dio appeso alla croce” (Hugo Winckler – La creatura spirituale di Babilonia). La Pasqua ebraica e quella cristiana cadono sotto il segno dell’Ariete, simbolo del mito greco di Elle e Frisso, condannati all’immolazione affinché cessasse una terribile pestilenza, inflitta dagli dei per punire Biadice, zia del giovane, che lo aveva accusato ingiustamente di tentata violenza. Zeus, in soccorso dei due innocenti, inviò un ariete d’oro celato da una nuvola affinché li prelevasse, portandoli in salvo verso la Colchide. Mentre l’Ariete sorvolava il Ponto Eusino, Elle, colta da una tempesta di fulmini, cadde nel tratto di mare che da allora prese il nome di Ellesponto. Frisso, approdato alla Colchide, sacrificò in onore di Zeus l’Ariete, il cui vello d’oro, divenne simbolo di felicità e prosperità. Ai tempi dell’editto di Costantino, nel 314, entrambi i culti erano noti a Roma e nella cristianità medievale, l’ariete (agnello maschio) divenne allegoria della Redenzione, quale simbolo del figlio di Dio sacrificatosi per vincere la forza di gravità del peccato. Se i culti antecedenti al Cristianesimo, ricorrevano al sacrificio per ingraziarsi gli dei, il Cristo ha offerto sé stesso, preservando le altre espressioni della vita dall’immolazione. Il consumo dell’agnello, come Papa Francesco ha precisato, non deve essere annoverato nella tradizione cristiana, rappresentando una pratica cruenta e immorale che ogni persona dovrebbe aberrare. I miti basano il proprio significato sul ciclo naturale di morte e rinascita quali espressioni simboliche. Ecco perché l’Ermetismo, come Elémire Zolla nelle Meraviglie della Natura specifica, vede nell’Ariete: “il simbolo di una trasmutazione, di un rinnovamento aureo, come quello che sulla terra avviene sotto il suo segno”. La festa ebraica del Pesāh, coincidente come detto con questo periodo astrologico, veniva calcolata non sul corso del Sole, ma su quello della Luna. Letteralmente significa “saltare oltre” a ricordare la notte in cui Yahweh oltrepassò le case degli israeliti in Egitto, contrassegnate col sangue dell’agnello sacrificato per preservare i primogeniti dalla morte (Esodo). Tale rito risaliva in verità a un’arcaica celebrazione familiare durante la quale i pastori solennizzavano il rinnovamento cosmico di Primavera. Durante la notte di plenilunio si uccidevano i primi nati del gregge affinché il loro sangue venisse sparso sulle case e sugli altri animali per attrarre protezione e fecondità. Se ne mangiavano poi le carni, figurando una danza saltata che simboleggiava il balzo cosmico dall’Inverno alla Primavera.Tale celebrazione divenne l’emblema del viaggio ebraico dall’Egitto alla Terra Promessa, che segnava il “salto”, per l’appunto, dalla schiavitù alla libertà. Ad essa si ricollega anche la Pasqua cattolica. I cristiani, come gli Ebrei, sono liberati dalla schiavitù spirituale “mediante il sangue dell’agnello” spiega San Paolo, alludendo al sacrificio di Gesù quale figlio di Dio (come l’ariete di Zeus). Ma l’agnello nel Cristianesimo risorge alla morte, ad indicare la rinascita iniziatica a nuova vita. Ecco che il Cristo, innalzato sulla Croce, è il segno salvifico, la via verso la liberazione dello spirito, in un’immagine che ricorda la visione alchemica della trasmutazione.

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La festa della Pasqua si celebrava a Roma il 25 marzo, ad Alessandria il 21, mentre la Chiesa di Antiochia la faceva coincidere con la domenica dopo il Pesāh. Fu il Concilio di Nicea, nel 325, a fissare l’Equinozio nel Calendario Giuliano al 21 marzo. Da quel momento è sempre caduta la prima domenica dopo il plenilunio ad esso seguente. Esotericamente, siamo al passaggio spirituale dall’albedo, l’opera al bianco, alla rubedo, l’opera al rosso, attraverso la cauda pavonis. L’iniziato è chiamato a lavorare con la volontà per ottenere il dominio sulla propria parte oscura. Nelle allegorie alchemiche, questo passaggio è rappresentato dall’unione tra Unicorno, legato all’elemento acqua, e Leone, legato all’elemento fuoco. La celebrazione della Candelora - Imbolc - aveva introdotto il concetto di risveglio che nella Resurrezione Cristiana, trova il suo perfezionamento. Gesù si è mostrato ai discepoli nel suo nuovo stato, raggiunto attraverso la capacità di percepire e generare le cose con intuizione e ragione. Notte e giorno - femminile e maschile - sono in perfetto equilibrio. Lo Spirito deve ora rivelarsi come l’albero in fiore del Giardino dei Filosofi, il luogo intimo in cui la coscienza si prepara alla fusione col Padre, per divenire cristica. Impossibile non richiamare l’immagine di Gesù nel Getsemani. Con l’Equinozio ci si è avvicinati al Sole che, fino al Solstizio d’Estate, prevarrà sull’oscurità della notte. Con l’evento liturgico pasquale, celebriamo la nostra rinascita, da uomini mortali a esseri di luce, destinati a brillare in eterno.

Silvia Girotti

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