Italia maglia nera in Europa per numero di Neet

Un giovane su quattro non studia né cerca lavoro

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Con NEET - Acronimo inglese di Not (engaged) in Education Employment or Training, in italiano “né-né” - si vuol indicare l’insieme di persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione. Una recente indagine statistica ha evidenziato che l’Italia è all’ultimo posto in Europa in una classifica che vede ai primi posti Paesi che hanno più basse percentuali per quel che riguarda il fenomeno. Il numero di NEET è dunque nel nostro Paese ai massimi livelli.

cms_9457/2v.jpgIn passato sono stati anche definiti “bamboccioni”, termine dispregiativo usato dall’allora Ministro dell’Economia Padoa Schioppa, poi “sfigati” da Martone e choosy dalla Ministra Fornero... sarebbe più appropriato definirli rassegnati e delusi da un sistema che li ignora.

Non rappresentano l’emergenza poiché la maggior parte di loro hanno genitori che svolgono la funzione di “ammortizzatori sociali” e, proprio per questa ragione, alcuni (i più) non sono motivati a mettersi alla ricerca di un impiego. Così, pur avendone le capacità, restano in casa, in uno stato di catalessi, spesso depressiva, che rende sempre più remota la possibilità di trovare un lavoro.

Tornando all’indagine statistica, l’Ansa denuncia un dato preoccupante: L’Italia è maglia nera fra i Paesi Ue per i giovani fra i 18 e i 24 anni che non studiano e non cercano lavoro. Secondo la citata indagine di Eurostat, l’anno scorso erano il 25,7%, contro una media europea pari al 14,3%. La percentuale più bassa di Neet è stata invece registrata nei Paesi Bassi (5,3%). A livello Ue, nel 2017 circa 5,5 milioni di giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni (pari al 14,3%) non erano né occupati né in istruzione o formazione.

Gli “sfiduciati” nel nostro Paese andrebbero incoraggiati con percorsi di preparazione e formazione al lavoro che siano regolati in base alle esigenze del mercato.

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Si potrebbero inoltre valorizzare le competenze attraverso stage retribuiti che prevedano il successivo inserimento nelle stesse aziende nelle quali si è svolto il tirocinio.

Sono questi i provvedimenti volti ad arginare il crescente fenomeno degli “sfiduciati” e che dovrebbero essere prioritari nel l’agenda di Governo al fine di incrementare l’Economia del Paese.

Bisognerebbe ridare centralità ai giovani e alla formazione, incentivare le aziende ad assumere sfidando la crisi, perché solo un investimento nel lavoro, e soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione, possono garantire la continuità economica e la ripresa del Paese.

Lucia D’Amore

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