Kim-Trump, nuovo incontro in Vietnam

Gelo francese - Gilet gialli, tredicesimo atto - "Dialogo coi 5S va avanti", parla leader gilet gialli

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Kim-Trump, nuovo incontro in Vietnam

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Il secondo incontro al vertice tra Donald Trump e Kim Jong Unsi terrà a Hanoi il 27 e 28 febbraio. Ad annunciarlo è stato il presidente americano Donald Trump con un tweet. "I miei rappresentanti hanno appena lasciato la Corea del nord dopo un incontro molto produttivo ed hanno concordato la data del secondo summit con Kim Jong Un. Si terrà a Hanoi, Vietnam, il 27 e 28 febbraio. Attendo con impazienza il momento di incontrare il presidente Kim e fare progredire la causa della pace!".

Il presidente Usa è convinto che la Corea del nord si avvii a diventare un ’razzo economico’: "Sotto la leadership di Kim Jong Un - ha twittato Trump - (il paese) diventerà una grande potenza economica. Potrebbe sorprendere alcuni, ma non sorprenderà me perché sono arrivato a conoscerlo e comprendo pienamente quanto sia capace. La Corea diventerà un diverso tipo di razzo, un razzo economico!".

Gelo francese

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Ci ha provato, Matteo Salvini, a rimettere a posto le cose. Ma l’invito lanciato ieri dal ministro dell’Interno al collega francese - primo passo per appianare la crisi diplomatica fra Roma e Parigi - si è rivelato quasi un boomerang. La proposta di una discussione a due sui "dossier aperti" fra i rispettivi Paesi, infatti, non sembra essere stata almeno finora una mossa vincente né gradita. Anzi. Christophe Castaner, omologo francese del ministro, è stato chiaro: "Non mi si può convocare - ha spiegato a Bfmtv -. Non mi si convoca. Ieri ero con Matteo Salvini in un’istanza europea, abbiamo avuto uno scambio anche sulla questione migratoria. Il dialogo fra noi è costante. Bisogna - ha sottolineato - che sia rispettoso". "Anche io sono pronto ad accoglierlo", ha poi aggiunto, sottolineando tuttavia che le missioni diplomatiche vanno fatte "in maniera ufficiale". Un messaggio chiaro, insomma, che di fatto mantiene le temperature dei governi sotto lo zero.
"Ovviamente, io non voglio né posso convocare nessuno", la replica di Salvini al gelo francese, con il ministro che si dice comunque "lieto di ospitare in Italia, il prima possibile, il mio collega francese per discutere e risolvere i problemi". "Io - ha continuato - parlo con il mio collega ministro degli Interni francese, spero di vederlo in settimana. Se ci si vede i problemi si risolvono e a me interessa risolvere i problemi non litigare".

"Non siamo noi litigiosi - ha poi sottolineato -, sai cosa me ne frega a me di litigare con Macron? Mi alzo alla mattina pensando al mio lavoro, non a Macron, o ad avvocati, indagini, inchieste .... Ma se uno mi impedisce di fare il mio lavoro dico sobriamente di no". "Se per risolvere il problema dell’immigrazione avessi dovuto attendere Bruxelles avremmo aspettato 6 anni e ne sarebbero arrivati altri 200 mila - ha ricordato- e invece siamo andati da soli, mi è costata qualche inchiesta però.... Noi facciamo da soli".

Al vicepremier Di Maio, che torna sui gilet gialli, sembra invece "giusto per una forza politica dialogare con alte forze politiche che si candidano alle prossime elezioni europee. Il nostro obiettivo è creare un gruppo nel Parlamento europeo che vada oltre i soliti steccati ideologici e di certo io un gruppo politico europeo non lo posso fare con Macron. Macron ha tutto il rispetto dal punto di vista governativo ma dal punto di vista delle idee no - ha spiegato - perché sta facendo il "jobs act" francese, la legge Fornero francese e io sono uno di quelli che personalmente lotta contro tutte quelle cose che in questi anni hanno distrutto la vita delle persone. Ma penso che sia un diritto di un capo politico poter dire di non essere d’accordo con le idee di Macron senza per questo fare lesa maestà", ha sottolineato.

Intanto, però, solo nella giornata di ieri a complicare i rapporti dopo il richiamo all’ambasciatore italiano a Parigi sono arrivati i casi Sea Watch e Alitalia-Air France.
Sulla questione migranti, fonti del Viminale avevano infatti annunciato in mattinata il dietrofront della Francia sull’impegno preso nei confronti dei naufraghi salvati dalla ong: "Parigi ha fatto sapere al Viminale - spiegavano le fonti - che dei migranti della Sea Watch ’prenderemo solo persone che hanno bisogno di protezione e non migranti economici’", riferendosi al caso delle 47 persone, a bordo della Sea Watch, fatte sbarcare a Catania lo scorso 31 gennaio. Eventualità poi smentita dall’Eliseo all’Adnkronos: "L’impegno della Francia sulla Sea Watch è mantenuto", hanno spiegato. "Prendiamo atto che la Francia vuole ancora approfondire le posizioni dei 9 immigrati assegnati a Parigi e che attualmente sono a Messina", la risposta affidata alle fonti del Viminale, che osservano come "la disponibilità di Parigi per aiutare Roma sul dossier rimpatri è stata apprezzata e segnalata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che l’ha evidenziata al suo omologo francese nella lettera con cui lo invita a Roma. Si segnala però che i partner europei non possono escludere i migranti economici dalla ridistribuzione perché rappresentano la stragrande maggioranza di chi arriva in Europa".
Incognita, invece, sui destini di Alitalia. Air France avrebbe infatti deciso di sfilarsi dalla partita per il salvataggio della compagnia italiana: una decisione "dovuta a motivi politico-istituzionali", come riferito al Sole 24 Ore da "fonti autorevoli" alla luce delle tensioni con l’Italia. La mossa, se confermata, complicherebbe la ricerca di un partner industriale per Fs nell’operazione che punta al rilancio della compagnia aerea. Che, si ricorda, continua a bruciare la cassa del prestito ponte da 900 milioni.
Ma per il ministro Di Maio "questa storia di Air France secondo me è una leggenda metropolitana perché noi già da tempo avevamo notizie di disimpegno, prima che iniziasse questa cosa. Poi se sta girando questa notizia e si vuole dire che è una ripicca faccio io il favore alla Francia dicendo che non è una ripicca". La tensione resta però altissima.

Gilet gialli, tredicesimo atto

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I gilet gialli spnp scesi in piazza per il 13mo fine settimana consecutivo a Parigi e in tutta la Francia: la settimana scorsa - stando ai dati del ministero dell’Interno di Parigi - 58.600 dimostranti avevano manifestato in tutto il Paese. Ieri durante gli scontri con la polizia a Parigi, davanti all’Assemblea Nazionale, un manifestante ha perso una mano. Secondo fonti della polizia citate da Bfmtv, l’uomo, che non indossava un gilet giallo, si è gravemente ferito nel tentativo di raccogliere una granata con gas lacrimogeno che era caduta a terra. Secondo Bfmtv, un altro manifestante è stato ferito dopo che un commissario di polizia ha ricevuto un pugno in faccia. Al momento, riferiscono i media francesi, dieci persone sono state fermate dalla polizia.

Tra le manifestazioni a Nizza, è intervenuto Maxime Nicolle, esponente del movimento anche conosciuto come ’Fly Rider’. L’evento Facebook "Atto XIII- Per la nostra libertà! Frontiera italiana" punta ad un’azione "ad impatto mediatico", si legge sui siti di informazione francesi. Tutti i gilet gialli della regione Pca sono invitati ad unirsi "a sostegno dei loro feriti e alle famiglie delle loro vittime".

"Dialogo coi 5S va avanti", parla leader gilet gialli

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(Emmanuel Cazalé) - “Vogliamo convintamente continuare il dialogo con il Movimento 5 Stelle. Vogliamo che sia un dialogo costruttivo. E’ chiaro che se riusciremo a fare eleggere dei rappresentati al Parlamento europeo saremo vicini a Di Maio, più che a chiunque altro”. Così all’AdnKronos Christophe Chalençon, uno dei leader dei gilet gialli ed ex portavoce della lista ’Ralliement d’initiative citoyenne’ (Ric), che ha incontrato nei giorni scorsi in Francia Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista e che, annuncia, presto potrebbe venire in Italia a incontrare il M5S.

La crisi diplomatica scoppiata dopo l’incontro, con il richiamo dell’Ambasciatore francese in Italia per consultazioni, non lo preoccupa. Anzi. "E’ perfetto. Siamo molto felici. E’ la prima volta da tre mesi che scuotiamo Macron. Me ne rallegro" spiega Chalençon.

"Il Movimento 5 Stelle - sottolinea - cercava delle connessioni con il movimento dei gilet gialli. Alcuni esponenti hanno rifiutato di incontrarli, io ho accettato. Ho pensato che era un’ottima opportunità per capire come avevano strutturato il loro movimento e come erano riusciti in meno di 10 anni ad accedere al potere. Eravamo anche interessati a capire il loro posizionamento politico esatto, in particolare rispetto alla Lega, perché in Francia si fa una confusione con l’estrema destra. Sono rimasto molto soddisfatto da quello che mi è stato detto" dice Chalençon che, in seguito all’incontro di Montargis, nel dipartimento del Loiret, ha lasciato il Ric. "Non ne faccio più parte. Ero stato designato portavoce ma dopo la reazione di Ingrid Levavasseur che doveva partecipare all’incontro mi sono dimesso".

Con il Movimento 5 Stelle "potevamo incontrarci in Italia o in Francia. Eravamo a Montargis e abbiamo preferito che fossero loro a venire. Di Maio ha avuto molto coraggio a venire nel cuore della Francia a parlare con noi, vista anche la sua posizione rispetto a Macron. Mi sono congratulato con lui" sottolinea Chalençon, che dice di essere rimasto molto colpito anche da Di Battista e e dalla sua "prontezza di spirito".

Con Di Maio e Di Battista, spiega ancora Chalençon, "abbiamo discusso di molti temi, di molte problematicità e del problema migratorio. Abbiamo la stessa visione: bisogna togliere il chiodo dal pneumatico. La Francia ha imperversato in molti Paesi dell’Africa e continua a farlo con il Franco Cfa. Ad un certo momento bisogna fare saltare il lucchetto e aiutare i paesi africani a svilupparsi e a godersi delle loro ricchezze. Bisogna lasciare a questi paesi la possibilità di svilupparsi, in modo che le persone che ci vivono possano restare nei loro paesi, che non siano costretti a emigrare. L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy ha distrutto la Libia e andrebbe punito per questo. Bisogna smetterla di immischiarsi nella politica di questi Paesi".

Con il Movimento 5 Stelle, spiega ancora, “abbiamo parlato anche delle piattaforme tecnologiche, di Rousseau e della nostra Noos. Portano a due soluzioni diverse ma complementari e permettono di trattare le rivendicazioni che provengono dal popolo”. Insomma, aggiunge l’ex portavoce del Ric, “sono uscito molto soddisfatto da questo incontro”. Tanto che “ne sono previsti altri. La prossima volta andremmo noi in Italia” fa sapere.

L’obiettivo di quei gilet gialli che Chalençon cercherà di strutturare, “è creare un movimento popolare e fare una forte opposizione a Macron”. L’obiettivo resta quello di presentare una lista per le Europee di maggio: "Ora stiamo provando a costruire una lista. All’inizio della settimana annunceremo qualcosa".

La nostra ambizione, spiega Chalençon, “è creare un movimento nazionale. E ci riusciremo. Stiamo creando dei legami con tutti i territori e non vogliamo che ci siano 50 movimenti. Non vogliamo che ci siano iniziative sparse. Non vogliamo creare il movimento dei gilet gialli ma creare un movimento che provenga dai Gilet gialli”. Per l’ex portavoce del Ric, “Jacline Mouraud è troppo morbida” mentre Maxime Nicole, che ha manifestato a Sanremo, e Eric Drouet “rappresentano gli estremisti del movimento. Non stanno cercando soluzioni, non c’è un contenuto nelle loro rivendicazioni” afferma. L’obiettivo di Chalençon, invece, è strutturare i francesi intorno ad un nuovo progetto: “Il 50% dei francesi non si riconosce nei partiti politici tradizionali. Ora vogliamo creare un movimento che possa rispondere a questa attesa”.

Con il Debat National, il grande dibattito lanciato dal presidente francese Emmanuel Macron per rispondere alla protesta dei gilet gialli, “Macron non ha cambiato il suo approccio. Ha mantenuto la sua rotta. Ha stanziato 10 miliardi e non sa neanche come finanziarli. Noi vogliamo una redistribuzione delle ricchezze. Il presidente non si mette in discussione ed è favorevole alla globalizzazione, alla finanza, a questo modello di Europa che distrugge. Non conosce i problemi dei territori, quando la Francia al 95% invece è fatta da zone rurali". Chalençon però distingue tra Macron e il suo partito, En Marche, "che -dice - intendeva portare un cambiamento. Ma mentre l’idea di En Marche era un approccio orizzontale lui ha trasformato la sua politica in qualcosa di verticale”.

Per i gilet gialli di Chalençon, “il problema migratorio non è l’unico tema sul tavolo. Per noi i temi importanti sono quelli sociali, la redistribuzione delle ricchezze, la ricostruzione dei territori rurali, non siamo per gli estremi”. Detto questo, l’ex portavoce del Ric non gira le spalle agli elettori del Rassemblement National, l’ex Front National, il partito di estrema destra francese. “Non respingo gli elettori dell’estrema destra che votano Marine Le Pen. Tra i gilet gialli ci sono quelli che hanno fatto questa scelta, quella di votare per Le Pen, perché non si riconoscevano negli altri partiti tradizionali”.

Chalençon, infine, si dice favorevole all’Europa. “Sono favorevole all’Europa ma ad un’Europa sociale. Ci vorrebbe un salario minimo identico in tutti i paesi europei e uniformare le politiche di welfare. L’Ue è un progetto che mi vede favorevole: ha dato una certa protezione ai cittadini europei e ha evitato i conflitti”. L’ex portavoce del Ric non si sbilancia sulla sua partecipazione alla tredicesima giornata di mobilitazione in Francia dei gilet gialli. “Non lo so, vediamo. Oggi sono a Lione. Ora siamo al lavoro per costruire il futuro”.

Redazione

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