L’AMAZZONIA BRUCIA, INSIEME AL NOSTRO FUTURO

Intanto, Bolsonaro se la ride: “Sono come Nerone”

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Il 20% della produzione di ossigeno del pianeta e il 10% della biodiversità mondiale, rischia di essere questo il prezzo, incommensurabile, della devastazione che si sta abbattendo sulla Foresta Amazzonica, il Polmone Verde del Pianeta Terra, o almeno ciò che ne rimane. Solo nel 2019 sono stati oltre 74.000 gli incendi, di cui quasi 10.000 solo nell’ultima settimana: dati che fanno male al cuore, e non solo metaforicamente, considerando che, senza ossigeno, questo non potrebbe funzionare. L’incremento dei disastri è stato registrato dall’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (Inpe), che evidenzia una correlazione tra i mesi di presidenza Bolsonaro ed il moltiplicarsi dei roghi. Il governo di estrema destra, infatti, ha attuato una politica totalmente sbilanciata dalla parte delle lobby agricole, con gli agricoltori ed allevatori brasiliani che si sentono ora legittimati ad appiccare incendi dolosi per trasformare ettari di foresta in terreni utili all’allevamento. Il capo dell’Inpe (Ricardo Galvao) è stato poi licenziato dal governo per aver diffuso questi dati, etichettati dal Presidente come “fasulli”. Quando, però, l’indignazione per quanto sta accadendo, grazie anche ai social media (che per una volta si dimostrano utili), ha raggiunto portata globale, Jair Bolsonaro, rispettando a pieno la sua nomea di populista tra i populisti, si è ritrovato a dover fare di tutto per scaricare altrove le responsabilità, per non rischiare di perdere consensi. E così, è cominciata un’arrampicata sugli specchi da oro olimpico: “Mi chiamavano Capitan Motosega, adesso sono Nerone, mando in fiamme l’Amazzonia” ha affermato il Presidente brasiliano, cercando di fare dell’ironia. Poi ha dichiarato che la colpa è degli agricoltori che appiccano i fuochi e, insieme ad essi, ha incolpato nientemeno che le ONG, le quali, a suo dire, avrebbero provocato i roghi per vendicarsi del taglio dei finanziamenti. Scuse che rasentano i limiti del ridicolo, considerando che Bolsonaro ha fuso il Ministero dell’Ambiente con quello dell’Agricoltura, oltre ad aver giurato guerra agli indios abitanti dell’Amazzonia già in campagna elettorale.

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Questi ultimi stanno subendo innumerevoli violazioni dei diritti fondamentali: alla loro cacciata dai propri territori si è aggiunto un aumento considerevole degli omicidi ai loro danni. Riguardo le accuse alle ONG, lo stesso Bolsonaro ha dovuto ammettere di non possedere alcuna prova a supporto delle proprie tesi. Le immagini da Armageddon che sono giunte da San Paolo, avvolta da nubi di fumo talmente dense da oscurare il sole già alle 4 del pomeriggio, parlano da sole: la situazione è ormai insostenibile. Di questo passo, il punto di non ritorno, fissato dagli esperti per il 2030, rischia di avvicinarsi ulteriormente, come se non fosse già abbastanza prossimo. Infatti, la deforestazione non solo toglierà all’uomo così come agli altri esseri viventi una quantità enorme di ossigeno, ma gli incendi stanno attualmente immettendo nell’atmosfera tonnellate di monossido di carbonio e anidride carbonica, dei quali è nota la nocività. È inoltre convinzione comune nella comunità scientifica, che la crescente deforestazione non farà altro che aumentare la percentuale di incendi: Secondo l’Amazon Research Institute (Ipam), i 10 comuni dell’Amazzonia dove si registra il maggior numero di incendi sono gli stessi con il maggior numero di disboscamenti. Ultima cosa per importanza, ma solo perché gli altri problemi trattati mettono letteralmente a rischio la sopravvivenza della vita sul Pianeta, l’inqualificabile comportamento del governo brasiliano sta mettendo a serio rischio l’accordo UE-Mercosur, che era stato finalmente raggiunto dopo due decenni di trattative. Diversi Paesi europei stanno infatti considerando di annullare tutto se la devastazione dell’Amazzonia dovesse proseguire. Solo una vera mobilitazione globale potrà mettere fine alla follia perpetrata dal governo brasiliano. A settembre è previsto in Brasile uno dei più grandi Fridays For Future di sempre, per dire “basta” a tutto questo, per salvare noi e tutte le specie animali e vegetali che rendono meraviglioso il nostro Pianeta. Forse non è ancora troppo tardi. O forse sì?

Giulio Negri

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