L’ARCHEOLOGIA OCCULTATA

LE PROVE DIMENTICATE DELL’EVOLUZIONE. PARTE I

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Sheguiandah. Negli anni ‘50 del secolo scorso venne condotta una campagna di scavi nei ghiacciai Sheguiandah, dell’Isola di Manitoulin, in America settentrionale. Ciò che venne ritrovato, ossia una serie di utensili molto sofisticati, fece ipotizzare al geologo J. Sanford della Wayne State University una datazione, per quegli oggetti, compresa tra i 65.000 ed i 125.000 anni. Una ipotesi rivoluzionaria, soprattutto se si considera che, secondo l’archeologia ufficiale, in quella parte del continenti americano, gli esseri umani sarebbero apparsi solamente 12.000 anni fa, attraversando lo stretto di Bering prima del disgelo. Questo tipo di scoperte “impossibili” hanno la caratteristica di andare ad impattare e confutare tutte le teorie evoluzionistiche, in quanto scombinano le supposizioni legate ai modelli ufficiali. Se per l’archeologia e l’antropologia e la paleontologia canoniche, la prima donna è stata la famosa Lucy, le ricerche non considerate dalla scienza mostrerebbero che in realtà Lucy fu solamente un esemplare di una specie, ma non dell’unica specie intelligente presente sulla terra centinaia di migliaia di anni fa. La barriera protettiva posta dalla scienza ufficiale, non si limita al non citare e non considerare le scoperte, ma applica anche una sorta di ostracismo nei confronti dei “dissidenti”.

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Nel caso di Sanford, il geologo venne licenziato e, per lungo tempo, non gli venne proposto nessun lavoro, oltre ad essere isolato sul piano delle pubblicazioni letterarie, con tanto di contro autori e scienziati pronti a confutare le sue scoperte e le sue conclusioni. I reperti, inutile dirlo, sparirono, in una serie di carteggi e spostamenti che, seppur non volutamente, almeno stando a quanto dichiarato dalle autorità canadesi, resero impossibile rintracciarli. Reperti impossibili sono stati rinvenuti ovunque nel mondo, dalle costruzioni sprofondate al largo di Cuba, risalenti a 200.000 anni fa, e per cui sono ancora in corso ricerche finalizzate al ricondurre tutto all’archeologia ufficiale, ai resti umani rinvenuti in Italia nel 1880. Pochissime persone infatti sono a conoscenza delle ricerche che effettuò il professor Giuseppe Ragazzoni a Castenedolo, in provincia di Brescia. Durante alcuni scavi per l’estrazione mineraria vennero trovati degli scheletri di esseri umani moderni, ma la particolarità della scoperta era dovuta alla profondità a cui giacevano quei resti, sepolti in strati geologici risalenti a 5.000.000 di anni prima. Alcuni studiosi ortodossi provarono a minimizzare il ritrovamento, parlando di sepolture relativamente recenti, ma Ragazzoni negò quella possibilità, in quanto gli strati rocciosi erano compatti, e non apparivano allentati o smossi, segno inequivocabile, per lui, di una morte avvenuta milioni di anni prima di ciò che la scienza riteneva possibile. Il problema, per questo tipo di scoperte, è che si vanno a scontrare con la teoria dell’evoluzione darwiniana, secondo cui gli essere umani moderni sono comparsi sulla terra circa 100.000 anni fa, evolvendosi dalle scimmie.

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Un altro dei misteri, o meglio, delle scoperte rifiutate dalla scienza ufficiale, e che invece potrebbe dire molto sull’evoluzione e sugli insediamenti umani, riguarda l’età della Sfinge. Secondo gli egittologi moderni infatti, incluso Zahi Hawass, Segretario Generale del Consiglio per le Antichità Egizie, la Sfinge venne edificata durante l’antico regno, circa 2.500 anni prima di Cristo, e raffigurerebbe il faraone Chefren. Ma un geologo di Boston, dalla mente aperta e considerato uno stratigrafo dei più autorevoli, R. Schoch, dopo una serie di analisi, teorizzò che la Sfinge fosse stata scolpita quando l’area non era ancora desertica. I suoi riscontri si basarono sulle erosioni dell’opera, dovute, secondo lui, non al vento ma all’acqua, che ovviamente nel sito non è presente da molti millenni. Inoltre anche lo stato di conservazione dell’opera appare anomalo, come se fosse stato sepolto per molto tempo, molto più a lungo delle piramidi a cui è vicina geograficamente. Ancora oggi il dibattito è aperto, non solamente in merito alla Sfinge ma relativamente a tutto ciò che si scontra con l’ordinario, con l’ortodosso. Chissà, forse sarebbe tutto più semplice se le cose rappresentassero ciò che ci dicono scienza e religione, ma il problema di essere uomini dotati di mente critica è proprio il porsi domande sul passato e cercare risposte per il futuro. E le due realtà potrebbero non essere così differenti.

Paolo Varese

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