L’ARTE “BUTTATA”: LA RIVINCITA DEL DIRITTO D’AUTORE

Un tedesco condannato per aver sottratto alcuni schizzi di Richter dal cestino della spazzatura

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L’87enne Gerhard Richter è considerato uno dei più grandi artisti del nostro tempo, nonché uno dei più esigenti ed eccentrici pittori che siano mai esistiti. Famoso per non aver mai aderito ad alcuna corrente artistica, ha sempre considerato la pittura come espressione del proprio personale punto di vista sul mondo, pur mantenendo viva l’impronta fotografica che potesse rendere universali i suoi capolavori. Forse fu proprio in mancanza di quest’ultimo, fondamentale dettaglio che, nel 2016, l’artista decise di gettare nella spazzatura quattro dei suoi schizzi, in un momento di forte autocritica. Ma l’esistenza di quegli “scarti d’autore” non terminò nel cestino della raccolta differenziata: il caso volle che Michael W., un disoccupato tedesco, passasse proprio qualche istante dopo nel cortile dell’abitazione di Richter, a Colonia. Incuriosito dalle variopinte tavole che spuntavano dal contenitore di raccolta della carta, rovesciato da un’improvvisa folata di vento, l’uomo decise di portarle con sé. Di certo aveva intravisto in quegli schizzi un fascino particolare, che doveva essere sfuggito al loro stesso creatore.

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Questa storia, che potrebbe far presagire un lieto fine, è rimasta nascosta fino a qualche giorno fa, quando i giornali tedeschi hanno riportato una bizzarra notizia: Michael W. sarebbe stato condannato a versare un’ammenda di 3150 euro per essersi appropriato di quelle bozze. Gerhard Richter l’avrebbe denunciato dopo essere stato contattato dalla casa d’aste a cui Michael, nel 2018, avrebbe tentato di vendere i quattro schizzi spacciandoli per un regalo da parte del noto artista. Ad indispettire quest’ultimo sarebbe stata proprio la tentata immissione sul mercato, forse vissuta come una potenziale umiliazione: se Michael si fosse accontentato di tenere per sé quel piccolo tesoro, probabilmente Richter se ne sarebbe persino compiaciuto, osservando con soddisfazione che, in fondo, quelle tavole avevano riscontrato l’approvazione di qualcuno.

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Il colpevole, chiamato a giustificarsi dinanzi alla Corte, avrebbe motivato il proprio passaggio nel giardino di casa Richter sostenendo di aver suonato il campanello dell’abitazione per mostrare alla moglie dell’artista, la pittrice Sabine Moritz, alcuni suoi lavori di gioventù. “Ho provato più volte a mettermi in contatto con Richter per chiedergli se la mia condotta lo contrariasse. - ha dichiarato Michael in tribunale - Non sono un criminale”. Ma la giudice, Katharina Potthoff, non ha accettato le sue ragioni, sentenziando con decisione: “Anche se si trovavano ormai nel contenitore della spazzatura, gli schizzi erano ancora di proprietà dell’artista. La sua volontà era di sbarazzarsene”. Una chiara presa di posizione a favore del diritto d’autore, di cui si considera la sacrosanta esistenza dai primi colpi di pennello sino agli ultimi “istanti di vita” dell’opera. Secondo la legge tedesca, pertanto, l’unico a poter decidere delle proprie creazioni - decretandone il destino - sarebbe l’autore, anche nel malaugurato caso in cui quest’ultimo volesse sbarazzarsene. Una potestà assoluta, superiore persino rispetto a quella genitoriale: l’artista può rivendicare l’antico vitae necisque potestas (“diritto di vita e di morte”, che nell’antica Roma il pater familias esercitava su figli, moglie e schiavi) sul frutto della propria creatività, senza che nessuno osi opporsi alla sua decisione.

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Come si è conclusa la vicenda? Tre delle tavole in questione sono tuttora in possesso dell’autorità giudiziaria - che ci auspichiamo possa cederle, su autorizzazione di Gerhard Richter, a uno dei tanti musei sparsi sul suolo tedesco -, mentre non si hanno notizie in merito al quarto schizzo. Morale della favola? Se siete appassionati d’arte, non vi conviene sbirciare nella spazzatura altrui: potreste innamorarvi di opere su cui non avete alcun potere, rischiando di dover pagare a caro prezzo le conseguenze della vostra curiosità.

Federica Marocchino

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