L’INEDITA MASTER CLASS DELL’ATTRICE DI RAIN MAN

UN’INTIMA VALERIA GOLINO SI RACCONTA

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L’attrice Valeria Golino è da sempre una donna che suscita emozioni contrastanti: o la si ama o la si odia. Lei spesso ama definirsi una donna e un’attrice senza mezze misure e sono molti gli addetti ai lavori che la considerano un talento “spigoloso”, ma straordinariamente genuino. Pur essendo un’attrice italiana, possiede presenza e gestualità tipiche del cinema americano acquisite grazie alle sue numerose interpretazioni in film made in USA di successo come “Rain Man - L’uomo della Pioggia” accanto a Tom Cruise e Dustin Hoffman.

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Al termine della lezione di cinema, tenuta ieri al Teatro Petruzzelli di Bari in occasione del BIF&ST, che si è trasformata, sin dalle prime battute, in un incontro intimo dell’attrice con i suoi fan ed estimatori, per i più superficiali e meno attenti resterà molto impresso il suo saluto con il pugno alzato per la ricorrenza del primo maggio, a sostegno di tutte le donne che mediamente sono pagate nettamente meno pur svolgendo le stesse mansioni degli uomini; ma per i più attenti resterà un incontro intimo e delicato dove l’attrice dall’animo “spigoloso” ha lasciato il posto a Valeria Golino che si è raccontata in modo timido, sincero, raccontando aneddoti spiritosi sui suoi inizi cinematografici e sulla sua vita.

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La sua master class “poco cinematografica”, comunque, ha voluto porre l’attenzione, per l’appunto, sulla discriminazione salariale nel mondo del lavoro che le donne subiscono continuamente, la Golino ha detto ai presenti nel Teatro Petruzzelli che certo “è un tema poco consono per una master class cinematografica”, ma ha anche affermato che “il problema persiste e ne dobbiamo parlare, perché oggi è il primo maggio per tutti e per tutte. Buon Primo maggio”. La sensazione più sorprendente è stata percepire la sua spontanea sincerità nel raccontare i suoi timidi esordi nel cinema grazie alla regista Lina Wertmuller che la volle nel 1983, allora sedicenne, nel film “Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada” e anche l’anno seguente nel film “Sotto…sotto strapazzato da anomala passione”. Sin da subito l’incontro si fa meno formale quando racconta di una Lina Wertmuller regista cattivissima con gli attori, ma altrettanto dolcissima fuori dal set, l’attrice ha dichiarato: “infinite giornate di set in cui mi urlava, mi riprendeva per le mie mancanze da attrice al suo primo film, tanto di aver pensato che in fondo l’attrice non era la sua vocazione”. La scoperta non scontata, per l’allora giovanissima Golino, che i registi non sono poi tutti così despoti avviene con il regista Peter Del Monte che nel 1985 la scelse per il ruolo di attrice protagonista del suo film “Piccoli Fuochi” che la Golino ha definito un piccolo gioiello cinematografico purtroppo poco conosciuto e che oggi sta tentando di far restaurare per renderlo fruibile alla più ampia platea possibile e non solo merce rara per cinefili.

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È stato però l’anno successivo, a soli diciannove anni, con il film “Storia d’amore” che le valse la coppa Volpi al Festival di Venezia che prese coscienza di essere una brava attrice per i suoi diciannove anni e che quello certamente sarebbe stato il lavoro della sua vita confortata soprattutto dalle parole di Felice Laudadio che le disse che aveva fatto un gran lavoro d’attrice e di continuare su questa strada. L’attrice si emoziona, poi, quando parla della sua seconda vita, quella da regista, quella più autentica, quella che in fondo ha sempre voluto, ma che per molto tempo ha rimandato per incertezza e per paura di essere inadeguata, spendendo parole di sincero affetto per il suo ex compagno, l’attore Riccardo Scamarcio che l’ha sempre sostenuta e spronata per uscire allo scoperto e tentare di realizzare il suo sogno più grande, quello della regia.

cms_12674/4v.jpgValeria Golino ha all’attivo come regista due film, “Miele” del 2013 e “Euforia” del 2018, dichiarando che per il momento non ha ancora trovato una fonte d’ispirazione per il suo prossimo film: il bello dell’essere regista, a differenza dell’essere attore, per la Golino sta nell’essere “incastrata” in un film anima e corpo sin dalla sua nascita, poi nella sua realizzazione, nell’interazione con gli attori sino alla sua promozione. Per la Golino un buon regista non può prescindere dal lasciarsi coinvolgere in una storia d’amore, nel senso più ampio della parola, con i suoi attori dichiarando che lei ha sempre cercato di essere il regista che avrebbe voluto incontrare nella sua carriera d’attrice. Al termine ha promesso al suo pubblico che continuerà, perché lei, nonostante i suoi cinquant’anni, continua a stupirsi e farsi stupire dalla vita e dalle sue storie e questa è la linfa vitale per tutti i lavori, ma soprattutto per chi, la vita cerca di metterla in scena sia davanti che dietro l’obbiettivo. Concludo con l’opinione di aver assistito a una master class certamente non canonica, ma dal forte impatto emotivo che ha lasciato trasparire un’artista empatica capace di lasciar scivolare di dosso l’etichetta di attrice algida e spigolosa che spesso con troppa superficialità le viene attribuita.

T. Velvet

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