L’ITALIA DEI FURBETTI

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Insomma ce ne sarebbe da dire sugli italiani, tanto per cambiare. Il popolo che si erge a difesa dei diritti altrui, che parla a spada tratta di diritti di tutti e, poi, si perde in un bicchier d’acqua. Certamente non abbondiamo di coerenza, soprattutto quando parliamo di modi d’essere. Uno dei tanti è l’onestà, di cui parecchi mancano perché, se ce ne fosse abbastanza, l’Italia sarebbe il paradiso terrestre. Quel modus tipico dell’italiano di sorvolare su situazioni e questioni quasi non siano importanti. Invece lo sono e non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello etico (semmai ne abbiamo uno!). Ci vuol coraggio a gridare al governo ladro mentre il popolo emula certe fattezze comportamentali. Il canone RAI è l’esempio lampante: se una tassa non piace allora non paghiamo, giusto? Così, bisogna sempre escogitare un escamotage che renda possibile tale pagamento anche per i più refrattari, logicamente.

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Che poi, i problemi vanno oltre la banalità. Mi esimo dall’accusare qualsiasi categoria di lavoratori autonomi ma, a fatti accaduti, ce ne sono di persone che campano mediante l’uso di una furbizia cattiva che colpisce al cuore gli altri. E’ facile vivere con la Porsche sulle spalle altrui mentre tanti cercano di portare a casa il pane e pagare le bollette. Per non parlare di chi s’approfitta della povera ignoranza dei bisognosi e propone lavori da casa semplicemente pagando un kit di 100 e passa euro: pagare per lavorare è cosa dell’altro mondo. Non esiste in un Paese onesto. Neppure battersi a tutela del mondo fingendo una bontà interiore inesistente, di quella che appena possibile prende a male parole le persone, che s’approfitta del dolore altrui e che ne infligge altrettanto.

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Prima di cambiar l’Italia, urge un tappeto di profonda coerenza e estrema sincerità. Il cambiamento non parte dall’alto bensì dal basso, dipende dalle azioni quotidiane di ciascuno e deve innestarsi su una cultura dell’onestà, desiderata e totalizzante.

Alessia Gerletti

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