L’ITALRUGBY DI NUOVO LAVORO

A giugno la tournée estiva: il 10 contro la Scozia a Singapore, il 17 ci aspetta Fiji a Suva e l’Australia il 24 a Brisbane

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Circa un anno fa, la nazionale italiana di Rugby passava dalle mani di un francese a quelle celtiche di O’Shea. Da quel momento sono, e con i test match estivi e autunnali, sono iniziati i paragoni rispetto alla gestione tecnica transalpina: una buona prova contro l’Argentina e un’ottima vittoria, soprattutto sul piano del morale, sugli Springbok.

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E poi è arrivato il Sei Nazioni 2017, con i primi bilanci sempre rispetto alla gestione precedente, quella di monsieur Brunel: totale regressione sul piano atletico, tattico, difensivo e del gioco alla mano. Certamente, la causa di questo disastroso Torneo, fermo restando due o tre giocatori, sono da ricercare nella mancanza di materiale umano di alto livello, con le franchigie, Benetton e Zebre, lontane anni luce dagli standard delle altre squadre del Pro12. Comunque, il CT irlandese ne ha di tempo a disposizione per capire da quale vetrina prendere i pezzi pregiati, sempre se ce ne sono, da mettere in mostra alle prossime importanti “campionarie” (N.d.R. Leggasi Test Match, Sei Nazioni 2018 e Coppa del Mondo 2019). Sono trascorsi pochi mesi dal suo arrivo in Italia e già si complica il compito di portare ad alti livelli un movimento rugbystico rimasto fermo, a mio parere, alla fine degli anni ’90. E lo fa da subito, portando in tournée all’estero, nel mese di giugno, capitan Parisse e compagni.

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Si inizia il 10 con il primo test-match di prima fascia mai disputato al National Stadium di Singapore tra l’Italia e la Scozia, poi Fiji il 17 giugno a Suva ed i due volte Campioni del Mondo dell’Australia il 24 giugno a Brisbane. Gli Azzurri si raduneranno a Roma alla fine di maggio, per poi volare nella Lion City l’1 giugno in preparazione al ventottesimo scontro diretto con gli highlanders, reduci da un Torneo chiuso al quarto posto ma con tre vittorie all’attivo.

Umberto De Giosa

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