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L’Italia? Non è un Paese per giovani!

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Secondo solo al Giappone, il nostro Paese invecchia sempre di più: la precarietà lavorativa e la scarsa qualità della vita in genere fanno sì che le coppie desistano dal mettere al mondo dei bambini, cosicché il numero pro capite di figli per famiglia decresce in modo esponenziale e preoccupante.

cms_9229/2v.jpgSe nel recente passato gli immigrati contribuivano ad alzare la media delle nascite, oggi essi si sono per così dire “occidentalizzati”, rendendo la popolazione del nostro Paese sempre più anziana.

Ma non è il solo dato che emerge dalla ricerca dalla quale risulterebbe un impoverimento, soprattutto al sud, delle famiglie, determinato dalla precarietà lavorativa e dalla conseguente discontinuità delle entrate finanziarie. Il terzo settore si rivela inefficace data la crescente domanda di assistenza agli anziani, ma non solo…

Aiuto alle famiglie con un componente portatore di disabilità, assistenza in caso di povertà assoluta, ausili scolastici ed altro, sono fondamentalmente basati sulla beneficienza e scarsamente regolamentati. Va da sé quindi che il disagio e la povertà aumentino in modo preoccupante.

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Ancora: l’ascensore sociale risulterebbe bloccato. I giovani quindi, se appartenenti a famiglie benestanti, possono contare su un adeguato percorso di studi, seguito da un quasi certo impiego nel mondo del lavoro. Coloro i quali sono sfortunatamente nati in una famiglia economicamente disagiata, devono per così dire “accontentarsi” di scuole ed Atenei non prestigiosi (sempre che decidano di completare il percorso scolastico!), che non offrono, ahimè, alcuna chance in fatto di inserimento lavorativo.

Un altro fenomeno crescente e preoccupante è la fuga di cervelli all’estero: si tratta di giovani e brillanti laureati, i quali, nell’ambito della ricerca universitaria, sarebbero sottopagati e non valorizzati nei nostri pur prestigiosi ed importanti Atenei.

In ultima analisi, il rapporto Istat ha evidenziato un discreto divario tra le regioni del centro-nord e il meridione del nostro Paese: al sud la situazione lavorativa particolarmente instabile scoraggia dal mettere al mondo figli e, contrariamente all’opinione comune, le famiglie numerose risiedono nelle regioni più ricche del centro e del nord, sebbene anche in questa parte d’Italia la crescita non sia sufficiente per garantire il ricambio generazionale.

Anziani alla ricerca dell’elisir di lunga vita, neo laureati con poche prospettive di riuscita nel lavoro, famiglie con un solo figlio: questa l’istantanea della nostra Italia che sempre più conferma di non essere un Paese per giovani.

Lucia D’Amore

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