L’UNIONE EUROPEA ADOTTA LA RIFORMA SUL COPYRIGHT

Sgomento dal mondo del web

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Il Consiglio dell’Unione Europea nei giorni scorsi ha adottato la direttiva sul diritto d’autore, approvata in prima istanza dal Parlamento Europeo il mese scorso, con il rammarico dell’Italia che in quell’occasione ha espresso un voto sfavorevole. L’obiettivo di questa riforma è quello di armonizzare le leggi nazionali in materia di copyright, attraverso la stesura di 13 articoli. Gli articoli 11 e 13 sono stati quelli che lungo il corso del processo di approvazione, hanno suscitato i maggiori dubbi e anche accese critiche da parte del mondo del web, come dimostrato dalla petizione Saveourinternet, che denuncia una violazione della libertà d’informazione e di espressione. Il primo di questi articoli tanto discussi, rinominato “link tax”, ma portante ufficialmente la dicitura di: "Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale", obbliga le piattaforme online che pubblicano anteprime degli articoli di giornale, gli stessi Google e Facebook, a richiedere una licenza preventiva da parte dei detentori dei diritti d’autore. Implicitamente questo obbligherebbe il pagamento agli editori, i quali attualmente avvertono dei danni dalla semplice visualizzazione di frammenti con titoli o immagini che non comporta poi la visita al sito web recante i contenuti integrali. Ad essere sottoposti a questa misura non sono però solo le grandi società, ma anche realtà estremamente più ridotte come blog o siti no profit. Inoltre il testo nella sua versione definitiva sembrerebbe abbastanza lacunoso e soggetto ad una larga interpretazione, riportando che « singole parole o estratti brevissimi », richiederanno anch’essi l’autorizzazione dei titolari dei diritti.

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Per quanto riguarda l’articolo 13 invece, interessa le piattaforme online con contenuto generato dagli utenti, ad esempio YouTube. Sono previsti infatti filtri preventivi, costituiti da algoritmi, da apportare ai contenuti aggiunti dagli utenti alla piattaforma. Il timore di una buona parte dell’opinione pubblica è che tutto ciò stravolga in un’accezione negativa il modo di vivere l’Internet. Si pensi ad esempio che nonostante la legge sottolinei espressamente l’esclusione da questi vincoli restrittivi di tutti i contenuti riconducibili alla satira, alla recensione, alla parodia, alla caricatura, il sistema di filtraggio rimane pur sempre un algoritmo che potrebbe non scorgere il limite tra contenuti di questo tipo ed esempi reali di violazione dei diritti d’autore. L’adozione da parte del Consiglio Europeo ha contrassegnato quindi l’ultimo step di uno dei dossier più controversi della legislatura corrente. Dal momento della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, i paesi membri avranno 24 mesi per l’integrazione delle norme nei propri ordinamenti nazionali. Per Valer Daniel Breaz, Ministro della Cultura della Romania, paese di turno alla presidenza del Consiglio europeo, si tratta di "una pietra miliare per lo sviluppo di un mercato unico digitale robusto e ben funzionante", ma per l’opinione pubblica restano i timori per una riforma dai possibili riscontri negativi sul piano delle libertà personali e probabilmente dai taciti doppi fini.

Federica Scippa

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