L’illimitato bisogno di ammirazione per sopravvivere in un mondo sempre connesso

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cms_11378/2v.jpgPietropolli Charmet circa un anno fa ha pubblicato un libro che riprende in parte nel titolo il romanzo di Kundera e la sua enigmatica filosofia della vita: L’insostenibile bisogno di ammirazione (Laterza editore). La scomparsa della figura patriarcale, secondo Pietropolli, sarebbe la causa insieme alla fine delle cosiddette grandi narrazioni, dell’emergere della figura del Sé, ovvero di un individuo insensibile alle regole e maggiormente propenso a ottenere con meno dispiegamento possibile di risorse emotive e materiali, ricchezza e benessere. Nasce così l’esigenza di usare la propria immagine per suscitare ammirazione condivisa dagli altri adolescenti e amici così da sostituire un’etica del sacrifico appartenente al passato recente dei propri padri, con un’estetica enfatizzata a spron battuto dai social media. Davanti a questa trasformazione del soggetto, in mezzo al passaggio tra etica ed estetica, chi si dimostra più debole o incapace di gestire la propria immagine connotata da desiderabilità, rischia seriamente di sperimentare stati di sofferenza e di vergogna.

cms_11378/3v.jpgA dimostrazione di quanto appena detto, uno studio della York University ha recentemente dimostrato come un gruppo di giovani donne avesse una bassa concezione della propria apparenza fisica e si sentano di conseguenza maggiormente affrante del proprio aspetto, solo dopo aver visualizzato una serie di fotografie, sui social media, di persone che considerano più attraenti di loro. Lo studio effettuato su un campione guarda caso composto da sole ragazze di età compresa tra i 18 e i 27 anni, ha voluto evidenziare come il continuo rapportarsi e confrontarsi con l’immaginario e spesso stereotipato mondo online di corpi femminili, sia poi la causa di un’errata percezione di sé e del proprio corpo. Il gruppo di poco più di 100 ragazze coinvolte nello studio è stato selezionato in primis per il forte attivismo nell’uso dei social e poi nell’individuare in particolar modo ricorrendo a piattaforme social come Facebook e Instagram, quale tipo di considerazione esse avessero di foto e immagini di utenti considerate molto attraenti.

cms_11378/4v.jpgMesse di fronte a certe tipologie di bellezza femminile, il campione era chiamato a rispondere ad alcune domande circa il livello di soddisfazione della propria fisicità e dell’immagine del loro corpo. Il risultato del test è stato che le ragazze si sono sentite in generale insoddisfatte di sé stesse e del proprio aspetto, alla luce di ciò che avevano visto sui social media e che giudicavano a priori come soggetti più attraenti a un primo sguardo rispetto alle proprie fattezze fisiche.

È esattamente lo sguardo il nocciolo della questione, ovvero ciò che sta alla base di un primo approccio amoroso, lo step iniziale di una reciproca ammirazione.

cms_11378/5v.jpgRiprendendo quanto dice Pietropolli «Lo sguardo dell’ammirazione è molto meno penetrante, più rapido ed effimero, sfiora la mente e l’anima del ricercatore di ammirazione, ma lambisce senza penetrare, non modifica e non nutre, è solo un segnale, un timbro che certifica l’esistenza e la sua relativa dignità di accesso allo spazio sociale». La smodatezza nell’uso dei social e la relativa condanna nel lungo lavorio attorno alla formazione della propri autostima, è un percorso che alla lunga può logorare e far perdere il senso delle proprie azioni, può trasformarci in tanti specchi deformanti in cui riflettere immagini sorridenti esternamente e terribilmente tristi all’interno.

Andrea Alessandrino

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