L’infiltrazione delle mafie nella politica e nell’economia italiana

Il bilancio della situazione nel 2019

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Purtroppo anche l’anno che sta per concludersi conferma come l’Italia sia fortemente rallentata nella sua crescita dalla costante presenza delle mafie.

L’ultima retata del procuratore Nicola Gratteri in Calabria, che ha portato all’arresto di più di 300 persone - tra cui politici regionali e membri di cosche della ‘ndrangheta - ha svelato ancora una volta ciò che si nasconde sotto il velo di una politica spesso corrotta, verso cui i cittadini continuano a perdere fiducia in vista delle imminenti elezioni.

Se da un lato questa è solo la punta dell’iceberg, dall’altro si inizia a respirare anche un’aria nuova, di profonda fiducia verso cambiamenti che prima sembravano solo un miraggio.

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Attualmente le mafie non operano per mezzo di violenza diretta: vi sono sì minacce e ricatti a politici e commercianti, ma i malviventi tendono più che altro ad agire d’astuzia, spostandosi dai propri territori d’origine fino al Nord, dove tramite prestanome fondano aziende, attività commerciali, come fa la ‘ndrangheta in Piemonte e Lombardia. In ultimo quest’anno si è ritrovata coinvolta anche la Valle d’Aosta, che fino a poco tempo fa era fuori dalle mire espansionistiche delle mafie.

Si stima che anche quest’anno ci sia stato un giro d’affari di più di 60 miliardi di euro; sono state più di 300 le amministrazioni comunali colpite da intimidazioni, 20 quelle sciolte per attività illecite. Incendi, lettere minatorie, minacce sui social network: ormai tutto ciò è all’ordine del giorno, ma raramente si arriva a una violenza brutale, perché la politica stessa di molti comuni del Sud gode dei favori di cosche mafiose ben radicate sui territori.

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In Campania non si può parlare di una vera e propria organizzazione unitaria, ma sono quasi 200 i gruppi sparsi in tutta la regione, nelle zone del napoletano e del beneventano. Della stessa quantità, all’incirca 200, sono le cosche presenti in Calabria e in Sicilia, mentre 100 in Puglia.

Se in Sicilia Cosa Nostra perde a poco a poco terreno per una difficoltà nell’assetto interno, le mire della ‘ndrangheta crescono in maniera esponenziale soprattutto in Lombardia, nel campo dell’imprenditoria, della ristorazione, del riciclaggio di denaro sporco e del trasporto di merci illegali, in cui l’estorsione del pizzo ai commercianti è solo la minima parte di un giro di affari che ammonta a quasi 60 miliardi di euro.

La situazione resta allarmante, ma per fortuna c’è chi si impegna nell’epurare poco a poco la corruzione dal nostro Paese. Le difficoltà sono tante, tuttavia gli ultimi sviluppi in Calabria fanno ben sperare per il futuro.

Francesco Ambrosio

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