L’origine dei libri tascabili

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A prescindere dal contenuto, un lettore sceglie un libro anche per la grafica sia in copertina che all’interno. Il libro stesso, in certi casi, può diventare un oggetto davvero prezioso e quelli che vengono stampati oggi sono in realtà figli dei famosi tascabili che si utilizzavano un tempo. Vi siete mai chiesti come sono nati i tascabili? Ecco, la risposta a questa domanda ci porta in Italia, a Venezia. Qui inizia la storia dei ‘libri piccoli’, grazie ad Aldo Manuzio, un tipografo del 1400. Ebbene, quest’uomo, che era in realtà originario del Lazio, riuscì a capire con largo anticipo le esigenze delle persone in relazione all’utilizzo dei libri. Siamo nel periodo in cui Gutenberg si era messo già all’opera con la sua stampa a caratteri mobili, ma allo stesso tempo crescevano le esigenze della popolazione, soprattutto quelle delle classi aristocratiche dell’epoca. Manuzio aveva intuito che fosse necessario attuare una rivoluzione: rendere il libro un oggetto bello da vedere e soprattutto tascabile, cioè che permettesse ai proprietari di portarlo con sé e di leggerlo in qualsiasi posto e momento della giornata, anche a letto. Dopo la caduta dell’impero bizantino nel 1453, molti eruditi greci si rifugiarono a Venezia e questo offrì a Manuzio la ghiotta occasione per riscoprire i classici greci tramite la sua stampatrice, nel 1495. Le edizioni di queste stampe avevano un’impaginazione molto accurata, con il testo originale e la traduzione ben staccati e allineati tra loro. Iniziò così la cura estetica del libro, per coinvolgere e catturare maggiormente i lettori di quel periodo.

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Nel 1496, Manuzio pubblicò un testo che ai più non direbbe nulla, ma che in realtà ha rivoluzionato la concezione stessa del libro. Stiamo parlando del De Aetna di Pietro Bembo, dal contenuto poco rilevante, ma che era ben curato, con le gabbie e soprattutto con un carattere di scrittura molto chiaro, che lo stesso Manuzio commissionò all’incisore Francesco Griffo. Questo nuovo carattere si avvicinava molto al Garamond utilizzato nella maggior parte dei libri attuali. In altri libri stampati dalla tipografia Manuzio furono introdotti anche virgole, apostrofi e accenti, che sancirono la nascita della punteggiatura. Le innovazioni non terminarono qui: nella stampa delle Epistole di Santa Caterina fu introdotto anche il corsivo in sole quattro parole, Jesu dolce Jesu amore. Questo permise di rendere i testi più leggibili, risparmiando anche molta carta. In seguito Manuzio, oltre ai classici greci, puntò anche a pubblicare quelli latini e in volgare. Lo stesso tipografo ebbe anche l’idea di stampare dei libricini, le cosiddette edizioni ‘aldine’, in cui ogni pagina era un 1/8 di foglio. Questa fu l’ennesima rivoluzione, in quanto non solo diffuse ampiamente il concetto di libro tascabile, ma permise anche di stampare volumi risparmiando sulla carta, cosa che, aggiunta alle precedenti innovazioni, risultò essere una vera e propria carta vincente. Il primo libricino tascabile pubblicato dalla tipografia Manuzio fu le Bucoliche di Virgilio, scritto interamente in corsivo. Questi fascicoli curati minuziosamente erano all’epoca molto costosi. Oggi la maggior parte dei libri rispettano l’ottavo inventato da Manuzio e ce ne sono di diverse dimensioni: i libri tascabili dell’epoca non sono quelli che noi attualmente definiamo tali. Fatto sta che tutte queste innovazioni hanno posto le fondamenta dell’editoria moderna, concependo il libro come oggetto da curare con una propria veste grafica.

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Il termine ‘tascabile’ fu utilizzato per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1939, con i cosiddetti pocket books (“libri da tasca”)di una collana della casa editrice Simon&Schuster, a cui ne seguirono altre in Francia e in Inghilterra. Per quanto riguarda l’Italia, sulla scia delle innovazioni portate da Aldo Manuzio, nella metà dell’800 nacquero le prime collane tascabili della Sonzogno, come quelle dedicate ai classici, manuali tecnici e politici, anche se però ebbero più successo quelle dei romanzi d’amore. A differenza dell’operazione fatta da Manuzio ai suoi tempi, lo scopo di queste collane era quello di portare la cultura a un livello popolare, anche se il tentativo fallì, perché venivano stampati libri di autori sconosciuti, che trattavano tematiche non coinvolgenti per le classi meno abbienti.

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Dopo la seconda guerra mondiale, in pieno periodo di ricostruzione, la Rizzoli lanciò la BUR (Biblioteca Universitaria Rizzoli), una collana che ebbe un grandissimo successo, con libri pubblicati a cadenza settimanale. Il prezzo dei libri variava a seconda del peso della carta in grammi, del numero di pagine e della qualità. Nel 1965 in Italia uscì anche Oscar Mondadori, un’altra collana di spicco, che si occupava solo di romanzi, anche quelli contemporanei. Il debutto avvenne con Addio alle armi di Ernest Hemingway. Sulla scia di Manuzio, le case editrici, attraverso le loro collane di punta, ripresero a curare la veste grafica del libro, cercando di adattarsi alle esigenze di un pubblico più variegato, con edizioni più economiche, senza differenziazioni tra ricchi e poveri. Figlie di quest’operazione furono due collane lanciate negli anni ‘70: la Piccola Biblioteca Adelphi e la Memoria di Sellerio. Nel 1992 anche la collana Millelire di Stampa alternativa ottenne un notevole successo, grazie alle migliaia di copie vendute della Lettera sulla felicità di Epicuro. Tra altre storiche collane italiane sono da annoverare anche i Miti Mondadori e la Stile Libero di Einaudi. Nel corso degli anni, per le case editrici è diventata fondamentale la scelta della rilegatura e della copertina, il numero di pagine e il target a cui indirizzare le collane. Il prezzo di ogni singolo libro prima variava a seconda delle diverse componenti. Oggi, con l’avvento del digitale, il concetto dei tascabili sta quasi scomparendo, se non fosse per una sua profonda rivalutazione nelle cosiddette edizioni economiche. Queste permettono la riedizione di un libro in un formato più piccolo ed economico del famoso ottavo, diventando così grande fonte di guadagno per gli editori.Quest’operazione è volta a perpetuare la vita di un libro all’interno del vasto mercato editoriale, in cui spesso molti testi rischiano di sprofondare nel dimenticatoio.

Francesco Ambrosio

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