L’utilizzo dei servizi Cloud in Europa

Solo il 19% degli italiani utilizzano i servizi in cloud, sebbene promettano di sostituire i computer con capacità computazionale online generando vantaggi anche per l’ambiente

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L’Eurostat nell’ambito dell’analisi dell’economia digitale produce delle statistiche relative all’utilizzo dei servizi in cloud per i paesi dell’Unione Europea. I dati fanno riferimento all’anno 2014. Le variabili prese in considerazione dell’Eurostat sono indicate di seguito:

  • =utenti internet consapevoli dell’esistenza di servizi di storage;
  • =Individui privi di consapevolezza dell’esistenza di servizi di storage;
  • = Mancato utilizzo per motivi legati all’utilizzo di salvataggio in device o account dormienti;
  • =Mancato utilizzo dello storage per assenza di condivisione file con altri utenti;
  • =Mancato utilizzo per assenza di conoscenza circa lo spazio di storage;
  • =Mancato utilizzo per questioni legate alla sicurezza e alla privacy;
  • =Mancato utilizzo per questioni legate alla affidabilità del provider.

Il database Istat individua un valore compreso per ciascuna variabile. Al fine di realizzare una sintesi informativa vien proposto di seguito il Cloud Index ovvero un indice rappresentativo della media dei valori per gli Stati Europei. La costruzione dell’indice è indicata di seguito:

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Figura 1. La formula per calcolare il Cloud Index

Ovvero il Cloud Index misura il numero degli individui che utilizzano i servizi in cloud al netto del numero degli individui che manca di utilizzare i servizi in cloud. La classifica prodotta viene indicata di seguito. Al primo posto nell’utilizzo dei servizi di Cloud vi è il Lussemburgo a pari-merito con il Regno Unito con un valore pari a 24. Al secondo posto vi è la Croazia con un valore pari a 22 unità. Al terzo posto vi sono l’Austria e l’Irlanda con un valore del Cloud Index pari a 21. A metà classifica vi è l’Ungheria con un valore pari a 14, e Danimarca e Belgio con un valore pari a 13. La classifica è chiusa con la Bulgaria al 19° posto con un valore pari a 2, la Grecia con un valore pari a 0 e la Macedonia pari a -2.

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Figura 2. Classifica secondo il cloud index. Fonte. Eurostat.

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Figura 3. Mappa per valore del Cloud Index. Fonte: Eurostat. Dati:2014.

In modo particolare i dati manifestano la presenza di un certo scetticismo nella popolazione circa l’utilizzo dei servizi in Cloud. Per esempio in Italia solo il 19% degli individui ha una propensione all’utilizzo dei servizi in Cloud rispetto al 39% in Germania e al 38% in Francia. Il mancato utilizzo dei servizi in cloud è dovuto ad una serie di motivazioni le quali sono indicate di seguito con riferimento al mercato italiano:

  • Il 22% degli individui non è consapevole dell’esistenza di servizi in cloud;
  • Il 13% degli italiani non utilizza il servizio in cloud in quanto salva i file nei propri smartphone, laptop o tablet;
  • Il 5% degli italiani non utilizza altri metodi diversi dal cloud per condividere i files o manca di condividere i file con altri utenti;
  • Il 3% degli italiani è privo delle conoscenze necessarie all’utilizzo del cloud;
  • Il 6% degli italiani non si sente abbastanza sicuro nell’utilizzare il cloud o ritiene che vi siano dei problemi di privacy;
  • Il 3% degli italiani non utilizza i servizi di cloud per motivazioni legate all’affidabilità dell’ente offerente i servizi di cloud.

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Figura 4. Utilizzo de servizi di Cloud in Italia, Francia e Germania. Fonte: Eurostat

Il cloud e l’industria 4.0. Il mancato utilizzo dei servizi di cloud da parte degli utenti italiani ha anche degli impatti produttivi più ampi. Il Cloud infatti è uno degli strumenti essenziali per procedere all’implementazione dei servizi del tipo industria 4.0 con dei vantaggi considerevoli in termini di Internet of Things, e di smartizzazione della produzione anche nel settore dei servizi. Pertanto il mancato utilizzo del cloud riduce l’accesso ad una metodologia che trova applicazione pratica nei tanti settori della produzione industriale che attraversano la fase dell’innovazione sintetizzata dall’impresa digitale.

Inoltre il cloud può consentire un passaggio essenziale avente un impatto significativo anche in termini ambientali. Infatti con il cloud può anche consentire di allocare una capacità computazionale online come accade per esempio nel caso del computer quantico che IBM ha realizzato per utilizzi scientifici e commerciali. Occorre pertanto incrementare la capacità del cloud in quanto l’utilizzo del cloud è associato in modo positivo rispetto alla riduzione della produzione di computer sempre più potenti e consentirà invece, con notevoli vantaggi ambientali, di accedere online per utilizzare capacità computazionale stoccata nelle centrali di produzione. Il mancato utilizzo del cloud pertanto è un limite nei confronti dello sviluppo dell’economia dello sharing che attraverso l’allocazione online della capacità computazionale può comportare dei vantaggi ambientali e anche dei guadagni di efficienza nell’esercizio di attività sia nel settore del terziario avanzato sia nel settore dell’entertainment.

Angelo Leogrande

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