LE SOSTITUZIONI

Il nuovo romanzo di Nicola D’Agostino

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Una intervista sul “mio” giornale, dove il Direttore mi ha fatto dono di uno spazio per promuovere il mio ultimo romanzo, appena pubblicato da Adda Editore, “Le sostituzioni” https://goo.gl/vpg19m, se fosse stata condotta da altri avrebbe certamente instillato nei lettori l’impressione di essere quantomeno un po’ “addomesticata”. Per questo ho pensato che fosse inutile far finta di avere un vero intervistatore e miglior giudizio avrei suscitato ad averne uno falso per davvero. Ed eccomi quindi nella doppia veste di intervistatore ed intervistato. Speriamo bene, e cioè che non litighi, come al solito, con me stesso.

DAGODOMANDA - Data la situazione credo sia opportuno darci del “tu”. Va bene?

DAGORISPOSTA - Come preferisci.

DAGODOMANDA - Il protagonista principale del romanzo, Sergio Della Mantide, è un Avvocato di poco spessore. Si tratta di un lavoro autobiografico?

DAGOSRISPOSTA - Non iniziare a offendere. E comunque dovresti aver capito, leggendo, che Sergio è un ottimo Avvocato che però ha una clientela di fascia medio-bassa.

DAGODOMANDA - In questo romanzo la cosa che subito colpisce è che non c’è un narratore esterno, ogni personaggio racconta ciò che vive nel “qui ed ora”. Come mai questa tecnica inusuale?

DAGORISPOSTA - tutte le arti si sono evolute sperimentando declinazioni espressive via via meno legate ai canoni tradizionali di origine. Guarda la pittura, dove al valore assoluto della riproduzione del reale si sono aggiunte descrizioni sempre più sfumate, sino ad arrivare all’astrattismo ed oltre. Stesso discorso per le altre arti e per la musica. La narrativa, sotto questo aspetto, è un po’ indietro, ancora troppo legata al modulo originario del narratore onnisciente che interrompe un suo racconto del passato con i dialoghi necessariamente descritti attraverso la terza persona singolare. Avevo voglia di eliminare, almeno una volta, questo filtro, spesso troppo invadente, così da far accomodare il lettore dentro la storia. Ci sono riuscito?

DAGODOMANDA - le domande le faccio io. Avani è la donna indiana bellissima che costituisce un perno attorno a cui ruota molta parte del romanzo. Come mai hai scelto un personaggio di questo tipo?

DAGORISPOSTA - l’ansia per le cose che mutano senza possibilità di fermarle è tipica dell’uomo occidentale medio, incarnato da Sergio, mentre l’accettazione del divenire come essenza e bellezza del reale è tipica delle culture e delle religioni orientali, impersonata da Avani. Questi personaggi mi sono sembrati molto adatti per vivere una storia dove due mondi così diversi potessero confrontarsi e magari con-fondersi. Il titolo del romanzo è come un inno a questa fusione, celebra il fatto della vita che nasce e sostituisce altra vita che muore. L’azione di Shiva, per dirla con Avani.

DAGODOMANDA - un thriller per descrivere tutto questo. Perché?

DAGORISPOSTA - perché questa forma, se ben congegnata, mi sembra la migliore per suscitare emozioni e trasferire così pensieri e cultura.

DAGODOMANDA - non sarebbe meglio la saggistica per questi argomenti? E che futuro ha, secondo te, in generale, la narrativa?

DAGORISPOSTA - allora sei di coccio. Le emozioni sono l’unico vettore per trasferire cultura, almeno per chi non ha modo e tempo di cimentarsi in studi approfonditi. Poi, dopo l’emozione, può anche scattare la necessità di dominare la materia. Tu pensi di ricordarti cosa è stata la dominazione spagnola in Italia perché lo hai letto sui libri di storia? Impossibile! Te ne ricordi perché hai letto I Promessi sposi, perché ti ha emozionato. La narrativa attuale è davvero avvilente, se è questo che mi vuoi far dire, ma la storia raccontata sarà sempre una necessità per tutti, perché è una struttura mentale umana ineliminabile. Produce catarsi, domina la realtà, dà ordine al caos dell’esistenza, come diceva Umberto Eco.

DAGODOMANDA - non ti fare scudo con i grandi, adesso. Torniamo al romanzo. Sergio si separa, conosce Avani ignorando che lei è costretta dal marito a sedurre lo stesso Sergio per precostituirsi un motivo per ripudiarla, avendo scoperto la sua origine di fuori casta, secondo la stratificazione sociale indù. Avani ignora che il marito ha anche in animo di uccidere lei e lo stesso Sergio dopo averla ufficialmente ripudiata. E Sergio ignora quello che poi farà Avani dopo che la loro relazione sarà tale. Pare che siano tutti dei bugiardi, in fondo, e Sergio ne vien fuori come se fosse quasi l’unico sincero.

DAGODORISPOSTA - sai che non ci avevo fatto caso? È così, in fondo. Gli altri, per un motivo o per l’altro, sono costretti a recitare una parte e quindi a raccontare frottole. Per Avani il discorso è più sfumato, però, perché lei, dominata da opposte necessità, anche quella di non mentire, cerca di limitarsi ad evitare di dire la verità.

DAGODOMANDA - che Sergio se ne sia andato di testa per Avani è certo. Non mi è chiaro, però, se Avani si innamora effettivamente di Sergio. E poi c’è la questione della sosia di Avani…

DAGORISPOSTA - non mi pare sia il caso di rivelare troppo. Lasciamo che siano i lettori a pensarci su.

DAGODOMANDA - bene. Per concludere questo incontro devo dire che, come spesso mi capita di constatare, il prodotto dell’arte è assai meglio dell’artista che lo propone. E infatti il tuo libro mi è piaciuto moltissimo. E hai talento, non c’è che dire. Tu, invece, come artista, come persona, mi fai praticamente schifo.

DAGORISPOSTA - questa non mi pare una domanda.

DAGODOMANDA - lo sai che tu mi fai schifo?

DAGORISPOSTA - tu hai bisogno di uno psichiatra.

DAGODOMANDA - senti chi parla.

DAGORISPOSTA - fottiti.

Nicola D’Agostino

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