La ’voce’ di Kobane: "Se turchi attaccano risposta curdi sarà violenta"

Ivanka Trump tra candidati alla guida Banca mondiale - L’Italia muore di burocrazia - Esplosione Parigi, 3 morti. Operata italiana ferita

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La ’voce’ di Kobane: "Se turchi attaccano risposta curdi sarà violenta"

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"Se i turchi attaccano, dovranno fare i conti con la resistenza violenta da parte dei combattenti curdi che hanno sconfitto lo Stato islamico”, ma le armi di Ankara sono “tecnologicamente evolute” e “non sarà facile combattere”. Lo afferma in un’intervista ad Aki-Adnkronos International Cemal Bali, giornalista curdo siriano di Kobane che parla della possibile offensiva della Turchia nel nord della Siria a seguito dell’annuncio del ritiro delle truppe statunitensi.

Cemal Bali, fratello di Mustafa Bali, il portavoce delle Forze democratiche siriane (Fds), alleanza curdo-araba sostenuta dagli Usa in funzione anti-Is, riconosce che “la presenza ed il sostegno degli Stati Uniti” ai curdi nella regione sono stati “molto importanti sotto tutti gli aspetti”, ma nonostante il ritiro di Washington le forze curde hanno la capacità di resistere a un’eventuale offensiva della Turchia.

“Prima che fosse creata la coalizione internazionale (anti-Is) - ricorda Bali - le città curde sono state assediate e attaccate dallo Stato islamico e dai gruppi jihadisti, ma le forze curde hanno risposto”. Secondo il giornalista curdo, “da circa un anno i turchi, insieme ai gruppi jihadisti, stanno ammassando mezzi blindati e armi pesanti nei dintorni delle città sotto il controllo delle Unità di protezione del popolo curdo” (Ypg), il gruppo principale all’interno delle Fds.

L’obiettivo del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, è ’’cambiare la struttura demografica’’ della Siria settentrionale sostiene Bali, evidenziando che ’’da centinaia di anni i governi turchi combattono i curdi, ma non riusciranno mai ad eliminarli o a mettere fine alla loro presenza’’ nella regione. Anche Erdogan e il ministro della Difesa turco, Hulusi Hakar, ’’hanno questo obiettivo ma non ci riusciranno’’, invece, "possono cambiare la struttura demografica della regione ed uccidere i civili come accaduto ad Afrin’’. ’’I turchi - osserva ancora Cemal Bali - non considerano il regime siriano e l’Is loro nemici. I turchi considerano i curdi il loro primo nemico’’.

Quanto alla guerra contro lo Stato islamico a Deir Ezzor, "non è ancora finita ma i turchi stanno deliberatamente creando problemi alle forze che stanno combattendo l’organizzazione jihadista’’, rimarca il giornalista, evidenziando il ruolo svolto finora dalle forze curde nella lotta all’Is, in particolare contro le ultime roccaforti del gruppo guidato da Abu Bakr al-Baghdadi nella provincia della Siria orientale. Cemal Bali denuncia quindi come la Turchia abbia avuto un ruolo decisivo, a suo parere, nell’ascesa della formazione jihadista in Siria. ’’Tutti sanno che tantissimi jihadisti e militanti sono arrivati in Siria passando dagli aeroporti turchi e varcando i confini della Turchia - conclude -. Ho incontrato decine di terroristi ed erano tutte persone arrivate dalla Turchia e dai suoi aeroporti’’.

Ivanka Trump tra candidati alla guida Banca mondiale

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Ivanka Trump potrebbe trasferirsi a breve dagli uffici della Casa Bianca a alla guida della Banca mondiale. La figlia, e consigliere, del presidente è infatti nella rosa dei nomi che sono presi in considerazione per sostituire Jim Yong Kim, il presidente della Banca mondiale che ha nei giorni scorsi ha dato a sorpresa le dimissioni dall’organismo mondiale che, sin dalla sua fondazione dopo la Seconda guerra mondiale, è tradizionalmente guidato da un americano.

Secondo quanto rivelato dal Financial Times, vi sono altri candidati che Trump sta prendendo in considerazione, come il sottosegretario al Tesoro per gli Affari Internazionali, David Malpass, il direttore dell’agenzia Usa per lo Sviluppo, Usaid, Mark Green e l’ex ambasciatore all’Onu Nikki Haley. A differenza degli altri nomi circolati, Ivanka Trump non ha nessuna esperienza nel campo del commercio internazionale, ma è una donna d’affari con esperienze sia in seno alla Trump Organization, di cui era vice presidente, che autonome, con la sua linea di moda.

Nelle scorse settimane Trump ha ventilato la possibilità di affidare all’amatissima figlia la poltrona lasciata da Haley al palazzo di Vetro, sottolineando che sarebbe stata "straordinaria" ma riconoscendo che avrebbe suscitato "cori di denuncia di nepotismo". Le voci di una candidatura di Ivanka alla Banca mondiale arrivano mentre gli esperti prevedono che la nomina del nuovo direttore si annuncia più complessa del passato, considerato l’atteggiamento critico se non apertamente ostile di Trump e della sua amministrazione nei confronti delle istituzioni multilaterali.

L’Italia muore di burocrazia

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L’Italia ha la peggiore burocrazia d’Europa. Nell’eurozona solo la Grecia sta peggio di noi e questo la dice lunga sullo stato di difficoltà in cui versa la nostra Pubblica amministrazione. E’ questo il risultato emerso dalla stesura dell’indice europeo sulla qualità dei servizi offerti dagli uffici pubblici dei 19 paesi che utilizzano la moneta unica. Un’elaborazione, riferita al 2017, che è stata realizzata dalla Cgia su dati della Commissione europea. E se la Finlandia, i Paesi Bassi e il Lussemburgo occupano i tre gradini del podio, Slovacchia, Italia e Grecia, invece, si collocano mestamente nelle parte più bassa della graduatoria.

“Sarebbe comunque sbagliato generalizzare, non tutta la nostra amministrazione pubblica è di bassa qualità. La sanità al Nord, molti settori delle forze dell’ordine, diversi centri di ricerca e istituti universitari -afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo- assicurano delle performance che non temono confronti con il resto d’Europa. Ciò nonostante, il livello medio complessivo è preoccupante. L’incomunicabilità, la mancanza di trasparenza, l’incertezza giuridica e gli adempimenti troppo onerosi hanno generato -prosegue Zabeo- una profonda incrinatura, soprattutto nei rapporti tra le imprese e i pubblici uffici, cha ha provocato l’allontanamento di molti operatori stranieri che, purtroppo, non vogliono più investire in Italia anche per l’eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico”.

E ad avvalorare la posizione di coloro che sostengono che per il sistema paese è imprescindibile avere una macchina statale che funziona bene, sono particolarmente interessanti, dice la Cgia, anche i dati elaborati dall’Ocse. Secondo questa organizzazione internazionale, infatti, la produttività media del lavoro delle imprese italiane è più elevata nelle zone con una più efficiente amministrazione pubblica.

“Purtroppo, i tempi e i costi della burocrazia -afferma il segretario della Cgia Renato Mason- sono diventati una patologia che caratterizza negativamente una larga parte del nostro paese. In particolar modo le imprese italiane, essendo prevalentemente di piccolissima dimensione, hanno bisogno di un servizio pubblico efficiente ed economicamente vantaggioso, in cui le decisioni vengano prese senza ritardi e il destinatario sia in grado di valutare con certezza la durata delle procedure”.

Altrettanto preoccupanti, prosegue la Cgia, sono i risultati che emergono dalla periodica indagine campionaria condotta da Eurobarometro (Commissione europea) sulla complessità delle procedure amministrative che incontrano gli imprenditori dei 28 paesi dell’Unione. L’Italia si trova al 4° posto di questa graduatoria, con l’84 per cento degli intervistati che dichiara che la cattiva burocrazia è un grosso problema. Solo la Grecia, la Romania e la Francia presentano una situazione peggiore della nostra, mentre il dato medio dell’Unione europea si attesta al 60 per cento.

Esplosione Parigi, 3 morti. Operata italiana ferita

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"Da quello che abbiamo appreso fino a questo momento, Angela viene sottoposta a un intervento chirurgico ma non dovrebbe versare in pericolo di vita". E’ quanto hanno riferito i familiari della giovane trapanese rimasta ferita nell’esplosione di Parigi, ad amici e parenti che hanno chiesto notizie della ragazza. La famiglia è già in viaggio per Parigi dove arriveranno nella notte. Con il padre, come si apprende, c’è anche il fratello, don Giuseppe Grignano, parroco a Trapani.
E’ di 3 morti il bilancio della forte esplosione avvenuta questa mattina in una panetteria a Parigi, nei pressi dell’Opera. I feriti sono 47, 10 in gravi condizioni. Le vittime sono due vigili del fuoco e una cittadina spagnola, secondo quanto riporta il sito di El Pais citando fonti della prefettura della polizia e del ministero degli Esteri spagnolo. Le stesse fonti informano che tra i 37 feriti vi è un altro cittadino spagnolo le cui condizioni non risultano essere gravi. Tra i feriti ci sono tre italiani. Oltre ad Angela Grignano, receptionist all’Hotel Mercure, sono rimasti feriti Valerio Orsolini, videomaker di ’Cartabianca’, e Matteo Barzini, inviato di Agorà: entrambi si trovavano nella capitale francese per seguire la manifestazione dei gilet gialli.

L’ipotesi della fuga di gas è al momento la più accreditata per l’esplosione che si è verificata poco prima delle 9 in rue de Trévise, nel IX arrondissement.

"Il bilancio delle vittime è pesante", ha detto ai media francesi il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, che si è recato sul luogo dell’esplosione, aggiungendo che "la situazione adesso è sotto controllo". L’esplosione ha interessato l’intero edificio. Sono rimasti danneggiati anche gli edifici vicini. Circa 200 pompieri sono intervenuti per domare le fiamme e si sono mobilitati anche un centinaio di poliziotti. Sul luogo dell’incidente è accorsa anche il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo.

Le autorità hanno rassicurato i residenti della parigina rue de Trévise che la forte esplosione non è stata causata da un attentato., ha riferito a Le Parisien Paula Nagui, la receptionist dell’hotel Diva Opera, che si trova a una decina di metri dalla panetteria. C’è stata "un’enorme esplosione", ha detto la donna, e tutte le finestre e le vetrine circostanti sono andate in frantumi. I clienti dell’albergo sono stati "rassicurati", dopo avere pensato in un primo momento ad un attacco terroristico.

ITALIANI FERITI - Gli italiani feriti nell’esplosione, oltre alla donna che lavora in un hotel nelle vicinanze, le cui condizioni sarebbero gravi, sono il videomaker di ’Cartabianca’ Valerio Orsolini e l’inviato di Agorà Matteo Barzini. Orsolini "si trovava a Parigi per seguire la manifestazione di oggi dei gilet gialli - spiega la conduttrice di Cartabianca Bianca Berlinguerall’Adnkronos - al momento dell’esplosione era nella sua stanza d’albergo di fronte alla panetteria", investita dalla deflagrazione. "Valerio ha avuto un sangue freddo eccezionale - dice ancora l’ex direttrice del Tg3 - perché ha filmato tutto ". Il videomaker è rimasto ferito in modo lieve "sopra a un occhio, è stato medicato prima in albergo, perché non permettevano a nessuno di uscire - racconta infine Berlinguer - ora però è al Pronto soccorso". L’esplosione, ha raccontato ancora, "è avvenuta mentre Valerio si stava preparando per andare a girare". A Parigi c’era anche l’inviato Claudio Pappaianni, che è rimasto illeso.

Anche l’altro italiano ferito nell’esplosione, Barzini, inviato e filmaker di Agorà, era nella capitale francese per seguire la manifestazione dei gilet gialli. "Matteo si trovava nell’hotel Mercure, vicino alla panetteria, quando si è verificata l’esplosione - racconta all’AdnkronosSerena Bortone, conduttrice della trasmissione su Rai3 - E’ stato investito da alcune schegge, fortunatamente nulla di grave, adesso è in ospedale, dove devono mettergli deipunti alla gamba e fare gli accertamenti necessari". "Da giornalista di razza qual è, Matteo ha ripreso tutto", conclude la Bortone.

Redazione

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