La nemesi della natura contro la corruzione

L’Albania tra il disastro sismico e la solidarietà dei suoi figli all’estero

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Più di 1000 feriti e 51 vittime, centinaia di case distrutte: il terremoto dello scorso 26 novembre in Albania ha causato un vero e proprio disastro, come non accadeva dal 1979, quando si registrò a Scutari un terremoto di magnitudo addirittura maggiore. Tuttavia, allora c’erano meno edifici e la scossa si manifestò di giorno, per cui la gente aveva la possibilità di uscire o era già uscita per lavorare. Il 26 novembre, invece, tutti stavano dormendo: bambini che riposavano per poi andare a scuola il giorno dopo, ragazzi stanchi dopo una giornata al lavoro, persone che quella sera avevano festeggiato…storie che raccontano tutta la tragedia da cui Durazzo è stata investita in pochi istanti. Una tragedia annunciata, potremmo dire, poiché negli ultimi 30 anni, a Durazzo, si è ampiamente costruito in lembi di spiaggia che non potevano sostenere nuovi edifici.

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In questi giorni terribili sono stata in Albania, ho visitato Durazzo e altre zone limitrofe. Era una città fantasma, con la gente che urlava perché c’erano continue scosse; tanti scappavano a prendere un autobus che era sempre pieno e poi là, là dove c’erano solo macerie, là sotto dove sono state seppellite chissà quante persone colte alla sprovvista dal terremoto, nel pieno del sonno.

Per offrire il proprio prezioso aiuto sono giunti tanti volontari da Croazia, Italia, Kosovo, Serbia, Grecia ed altri paesi vicini. Ci sono telecamere e giornalisti ovunque: da Al Jazeera alla Rai, fino alla tv svizzera. Di quei palazzi costruiti vicino, troppo vicino al mare rimangono ormai le macerie e tante vite spezzate.

Non avrei mai voluto scrivere di una tragedia simile per il mio popolo, per il mio paese, ma la natura è imprevedibile e tocca a noi raccontare gli accaduti e la vita di chi non ce l’ha fatta. In questi giorni l’Albania ha sentito più che mai il calore della sua gente, accorsa da tutte le parti del mondo per aiutare con qualsiasi mezzo laddove c’era bisogno. I volontari del Kosovo per primi: un esercito di camion e autobus pieni di volontari, cibo, vestiti e soldi in aiuto ai fratelli albanesi, che nel ‘98-‘99 avevano aperto le loro case in aiuto ai sopravvissuti della guerra. Ci si è resi conto che quelle case, appartamenti e hotel in riva al mare non si potevano costruire in assenza dei permessi dovuti per rialzare piani: le fondazioni non potevano reggere. “Chi ha costruito abusivamente - ha detto il Premier Albanese Edi Rama - sarà condannato a 15 anni di carcere”. Intanto, centinaia di albanesi sono costretti a cercare un riparo nelle case aperte dai fratelli kosovari, in altre città del sud Albania e nelle tende improvvisate, dove la situazione a volte è drammatica. Nei campi da calcio non è presente alcuna fonte di riscaldamento né alcun servizio igienico; donne e bambini improvvisano cartoni come coperte e materassi. Qualche giorno fa ha piovuto ed i campi sono diventati inagibili per via del fango.

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Tanti emigrati albanesi hanno inviato alimentari, vestiario ed altri beni di prima necessità alle famiglie colpite, ma la diaspora albanese non sa a chi affidare i propri aiuti, a causa della tanta corruzione diffusa. Sarebbe opportuno, a tal proposito, creare dei gruppi di coordinamento affinché gli aiuti possano confluire direttamente ai bisognosi. Per esempio, sono molti efficienti i gruppi di studenti, molto abili nel destreggiarsi tra i vari territori colpiti.

Si dice che siano stati raccolti più di 15 milioni di euro: le famose cantanti albanesi Rita Ora e Dua Lipa hanno donato ciascuna 1 milione di euro, mentre Bebe Rexha si è recata in Albania, dove costruirà due case e probabilmente anche scuole per le nuove generazioni.

Marsela Koci

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