La nuova Via della Seta

Porto strategico a Trieste

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La notizia dell’adesione dell’Italia alla Belt and Road Initiative è ormai di portata internazionale, smuovendo e turbando non pochi animi, soprattutto tra le file della Casa Bianca.

Il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, Garret Marquis, si è pronunciato al riguardo affermando: "L’Italia è una della maggiori economie globali. Non vi è alcuna necessità per il governo italiano di legittimare il progetto di vanità cinese per le infrastrutture".

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La Belt and Road Initiative è infatti un ambizioso progetto che fa capo alla Cina e a Xi Jinping, Presidente della Repubblica popolare cinese, in visita a Roma il 22 e 23 marzo. L’obiettivo di tale iniziativa è il miglioramento dei collegamenti commerciali nell’Eurasia tramite sviluppo di imponenti infrastrutture di trasporto e logistica, al fine di promuovere il ruolo della Cina nelle relazioni commerciali globali. Il progetto consiste principalmente nell’apertura di due tipologie di corridoi tra Estremo Oriente ed Europa, sulla falsariga delle antiche Vie della Seta, all’epoca garanti di una significativa comunicazione commerciale tra l’impero romano e l’impero cinese. Dunque, due vie: una terrestre e una marittima. Il porto italiano di maggiore interesse per il corridoio marittimo è il porto di Trieste, efficiente e ben collegato, con le procedure di sdoganamento tra le più rapide in Europa.

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Al riguardo, Washington è chiaro: "Non fate entrare Pechino a Trieste". L’amministrazione Trump aggiunge che l’adesione alla Belt and Road Initiative minerebbe la collaborazione tra le aziende americane e italiane, e l’interoperatività della Nato, mettendo a rischio la funzionalità italiana nell’Alleanza. Le preoccupazioni sono condivise dall’UE e sono legate prevalentemente all’idea che possa ripetersi in Italia quanto avvenuto in Grecia: una volta ceduto il Pireo a Pechino, i cinesi hanno cominciato ad ostacolare l’ingresso delle navi europee.

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La volontà italiana di procedere con le trattative risiede nei vantaggi palpabili circa la canalizzazione degli investimenti cinesi che ne deriverebbero. Non solo: la partecipazione dell’Italia alla costruzione delle infrastrutture necessarie implicherebbe non poche opportunità. Non a caso Guglielmo Picchi, esponente della Lega e sottosegretario agli Esteri, sostiene: "Voglio capire bene se le imprese italiane parteciperebbero alla realizzazione delle infrastrutture descritte. Se c’è la possibilità non solo di distribuire le nostre merci, ma anche di partecipare alla realizzazione della Via della Seta, io dico ok. Se invece dobbiamo solo essere il terminale di distribuzione di merci altrui, non ne vedo la convenienza".

Roma, schiacciata tra le due superpotenze rivali, Stati Uniti e Cina, è al momento nel pieno delle delicate trattative, le quali, chiaramente, non sono state sbrigate frettolosamente tramite modulo standardizzato per l’adesione, così come avvenuto per gli altri paesi coinvolti. La procedura non è infatti replicabile per l’Italia, che riveste pur sempre una posizione di rilievo nel G7.

Elena Indraccolo

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