La nuova guerra della nocciola

Le associazioni ambientaliste insorgono contro la crescita dei noccioleti

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Pare non esista solo la guerra del latte, che ha suscitato grande imbarazzo nell’opinione pubblica. Infatti, anche se meno conosciuta, la guerra della nocciola tiene in ansia grandi aziende e piccoli agricoltori.

Sembra curioso tutto questo, perché questo frutto è molto richiesto in Italia e all’estero, facendo la fortuna di molti agricoltori italiani soprattutto di 3 regioni (Lazio, Toscana, Umbria). Il nocciolo negli ultimi anni è cresciuto a livello esponenziale, favorendo un vero e proprio boom di produzione.

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Questo perché la nocciola è fortemente richiesta dall’industria dolciaria, in particolare dalla multinazionale Nutella. Sicuramente uno dei vantaggi di questo frutto è la sua duttilità: per esempio, i suoi stessi gusci (che prima si buttavano via) vengono utilizzati nelle caldaie come combustibile per riscaldare i vari esercizi commerciali. Insomma, non si butta via nulla.

Molte associazioni ambientaliste evidenziano un elemento preoccupante legato ai pesticidi. L’enorme crescita dei noccioleti comporta infatti un uso eccessivo degli stessi, favorendo (purtroppo) la morte di tutte le storiche colture. In Italia, secondo i dati Istat 2015, abbiamo 72.000 ettari con prevalenza di produzione nella provincia di Viterbo.

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La stessa azienda Ferrero, per sopperire alla mancanza di materia prima, è costretta ad importare dalla Turchia, ormai al vertice con il 70% della produzione. I focolai di protesta sono cappeggiati dal neurobiologo Stefano Mancuso, dell’Università di Firenze. Lo scienziato ha sottolineato: “le piante sono un esempio di convivenza a differenza degli uomini, per questo il nocciolo è un intruso che va combattuto”.

La battaglia si presenta molto aspra. Per adesso, l’unica certezza riguarda gli agricoltori, che non rinunceranno mai ai loro proficui guadagni.

Giuseppe Capano

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