La produttività del lavoro in Italia

Il rendimento cresce con gli occupati ed i consumi, mentre si riduce con il capitale

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Di seguito viene analizzata la quota del lavoro nell’interno della produttività dei fattori dell’economia italiana. La quota del lavoro nella produttività del lavoro è solo una parte della produttività totale essendo l’altra costituita sostanzialmente dal ruolo del capitale. Produttività del lavoro e produttività dei fattori del capitale insieme determinano gli orientamenti produttivi nell’interno dell’economia italiana. Tuttavia occorre considerare che l’innovazione tecnologica costituita dall’intelligenza artificiale e dagli algoritmi promette di modificare in modo sostanziale il ruolo della produttività dei fattori nello scenario economico globale con una crescita dell’irrilevanza della componente del capitale umano rispetto al capitale tecnologico. I dati analizzati fanno parte del database Ameco che è un database realizzato dall’Eurostat e che comprende un insieme di paesi facenti parte dell’area euro e dell’Unione Europea con l’aggiunta di taluni paesi rilevanti a livello internazionale e per le relazioni con l’Europa come nel caso dei Stati Uniti, Turchia e Giappone.

Il modello analizzato stima l’equazione indicata di seguito:

FactTotProd=

a_1+b_1(LabourForceStats)+b_2(PrivFinConsEx)

+b_3 (PrivFinConExpPerH)+b_4 (ConsPriceIndex1)+b_5 (GNIPERHEAD1)

+ b_6 (NetnatInc1)+b_7 (CompOfEmp1)+b_8 (NomComPerEmp1)

+b_9(RealComPerEmp1)+b_10(AdjWageShare1)+b_11 (NomUnitLabCost1)

+b_12 (NetCapStoPric1)+b_13 (ProdFactSub1)

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Figura 1. Modello econometrico testato per analizzare l’andamento delle quote dei redditi spettanti al lavoro. Fonte: AMECO.

Di seguito pertanto vengono analizzate le singole relazioni in dettaglio. Occorre tuttavia premettere alcuni elementi relativi all’andamento della quota del lavoro all’analisi. La percentuale di quota del lavoro rispetto alla produttività complessive dell’economia è cresciuta durante larga parte della serie storica analizzata, mentre si è arrestata nell’ultimo periodo ovvero nel corso degli anni 2000. In effetti a partire dagli anni 2000 e per gli anni seguenti l’andamento della quota del lavoro nella produttività è rimasta sostanzialmente costante con delle piccole fasi recessive in occasione dei downturns delle crisi economico-finanziarie. La quota potrebbe ridursi nel futuro per effetto dell’innovazione tecnologica.

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Figura 2.Quota del lavoro rispetto alla produttività nel periodo tra il 1960 ed il 2020. Fonte: Ameco-Italia 1960-2020

La quota di lavoro nella produttività totale dei fattori: economia totale rispetto alla forza lavoro totale. Si tratta di una relazione positiva. Il valore della quota del lavoro rispetto alla produttività aumenta con la crescita della popolazione attiva nell’interno del lavoro. Chiaramente maggiore il numero delle persone che partecipano della forza lavoro, maggiore è anche il valore del reddito prodotto.Tuttavia è necessario considerare che questa relazione potrebbe cambiare nel futuro a seguito dell’innovazione tecnologica. Infatti l’innovazione tecnologica tende a sostituire il valore capitale umano con il valore costituito dalle macchine e dall’intelligenza artificiale. Pertanto è assai probabile che nel futuro il valore della relazione tra produttività del lavoro rispetto alla dimensione della forza lavoro venga a mancare. La quota del lavoro nell’interno della produttività totale dei fattori potrebbe ridursi fino ad arrivare ad un valore prossimo a zero rendendo irrilevante il ruolo dell’apporto degli esseri umani al lavoro.

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La relazione tra la quota di lavoro nella produttività totale dei fattori e la spesa per consumi finali a prezzi correnti. Si tratta di una relazione positiva. La relazione positiva è necessitata dal fatto che la crescita della produttività totale dei fattori induce ad una crescita del reddito e per questa via ad una crescita dei consumi. Poiché infatti il consumatore realizza l’attività di consumo mediante il proprio reddito si verifica che la crescita della quota dei salari è posta in relazione positiva rispetto al valore dei consumi. La questione ha un impatto rilevante nell’interno della contabilità pubblica soprattutto nella considerazione che nelle economie evolute quasi il 75-80% del PIL è costituito da consumo e pertanto la crescita della componente del lavoro nell’interno delle remunerazioni comporta un miglioramento della produzione di valore aggiunto. Tuttavia, per le ragioni poste in precedenza, il complesso delle relazioni tra reddito di lavoro, consumo e prodotto interno lordo potrebbero essere poste in discussione dalla tecnologia informatica, che attraverso la creazione di disoccupazione tecnologica potrebbe comportare una compressione del ruolo del lavoro e quindi anche dei consumi. E’ assai probabile infatti che le metodologie di calcolo del prodotto interno lordo vengano sostanzialmente modificate per prendere seriamente in considerazione l’apporto della quarta rivoluzione industriale nel processo di creazione del valore aggiunto nazionale.

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La relazione tra quota di lavoro nella produttività totale dei fattori e la spesa per consumi finali privati a prezzi correnti pro capite. Si tratta di una relazione positiva in parte spiegata nelle proposizioni precedenti. La crescita della quota del lavoro nella produttività incrementa il reddito e quindi comporta una crescita anche dei consumi. L’elemento innovativo consiste nel fatto che tale relazione positiva esiste pure tenendo in considerazione l’inflazione e la popolazione computata nel reddito pro capite. Tuttavia anche in questo caso è probabile che la sostituzione tecnologica del lavoro con gli strumenti della quarta rivoluzione industriale possa comportare una modificazione del ruolo dei consumi e del reddito dal lavoro sia nell’interno del prodotto interno lordo che nell’ambito del reddito nazionale lordo. In modo particolare nel reddito nazionale lordo potrebbero essere imputati dei nuovi redditi alla componente tecnologica.

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Relazione tra la quota di lavoro nella produttività totale dei fattori e l’indice dei prezzi al consumo armonizzato. Si tratta di una relazione positiva. La relazione positiva è costituita dal fatto che l’inflazione è un indice dei prezzi, ed anche il salario, ovvero la remunerazione dei consumatori viene considerato come un prezzo. Pertanto, anche a parità di lavoratori, la crescita dell’inflazione, manifestata come una crescita dei salari è associata ad una crescita della componente dei salari, il quale a sua volta cresce con la produttività per lo meno nel modello neoclassico. Una volta compreso che salari e prezzi sono misurati entrambi nell’inflazione, poiché il salario è il prezzo di quella particolare merce che è costituita dal lavoro, si comprende bene la relazione positiva esistente tra le due inflazione e percentuale dei salari sulle remunerazioni.

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La relazione tra quota di lavoro nella produttività totale dei fattori e reddito nazionale lordo a prezzi correnti. Si tratta di una relazione negativa. La crescita del valore della quota del lavoro nell’interno della produttività totale dei fattori decresce al crescere del reddito nazionale lordo. La relazione sta ad indicare la progressiva perdita di significato del reddito del lavoro rispetto al reddito prodotto dal capitale nell’interno della contabilità nazionale. La crescita del reddito nazionale lordo a prezzi correnti, ovvero comprensivo anche dell’inflazione, avviene in contrapposizione alla quota dei salari. La contrapposizione tra redditi dei lavoratori e quota di remunerazione spettante al capitale appare pertanto evidente nell’interno dei dati afferenti l’economia italiana a partire dal 1960.

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La relazione tra quota di lavoro nella produttività totale dei fattori e il reddito nazionale netto a prezzi correnti. Si tratta di una relazione positiva. Per comprendere tale relazione occorre considerare che il reddito nazionale netto è costituito dal reddito nazionale lordo meno gli ammortamenti. Gli ammortamenti ovviamente fanno riferimento alla dimensione del capitale. Pertanto alleggerendo il reddito nazionale lordo dal valore degli ammortamenti, ovvero di una importante componente del capitale, si addiviene ad una relazione positiva tra il valore della quota di produttività totale dei fattori afferente il lavoro e la dimensione del reddito nazionale netto. L’effetto risulta essere persistente anche in presenza di inflazione per il fatto che, come indicato precedentemente l’inflazione, intesa come grado generale dei prezzi, è comprensiva anche del valore del salario, che secondo la teoria neoclassica dovrebbe crescere con la produttività. La crescita quindi del reddito nazionale netto, ovvero al netto degli ammortamenti, a prezzi correnti, ovvero tenendo conto dell’inflazione, è associata in modo positivo alla componente delle remunerazioni spettante al lavoro.

cms_12169/8.jpgLa relazione tra la quota di lavoro nella produttività totale dei fattori e la compensazione dei dipendenti. Si tratta di una relazione negativa. La crescita delle compensazioni dei dipendenti nell’interno dell’economia globale ha un impatto negativo rispetto all’andamento della quota di lavoro sulla produttività totale per il fatto che l’aumento delle compensazioni tende a ridurre gli occupati. Infatti secondo gli orientamenti dell’economia classica la crescita della quota del lavoro nella produttività totale dei fattori può avvenire a redditi bassi, in quanto i redditi bassi consentono di incrementare la base dei lavoratori. La crescita dei redditi, ovvero la crescita delle compensazioni, ha un impatto negativo sulla base dei lavoratori, in quanto riduce l’accesso al lavoro, e pertanto riduce la quota del lavoro nelle remunerazioni.

cms_12169/9.jpgLa relazione tra la quota di lavoro nella produttività totale dei fattori e la compensazione nominale dei dipendenti. Si tratta di una relazione positiva. La relazione differisce dalla precedente per la questione dell’inflazione. Infatti compensazione dei dipendenti è considerata in modo nominale ovvero è comprensiva dell’inflazione. L’effetto dell’inflazione manifesta un impatto positivo sui salari. Infatti anche se l’inflazione può essere considerata come una riduzione del potere d’acquisto dei consumatori, essa in realtà comporta una crescita del reddito, per il fatto che anche il salario, inteso come reddito, tende a crescere con l’inflazione. Pertanto la compensazione nominale dei dipendenti ha un impatto positivo in termini di quota dei salari sul reddito totale per il fatto di essere comprensiva anche dell’andamento inflattivo.

cms_12169/10.jpgLa relazione tra quota di lavoro nella produttività totale dei fattori e la remunerazione reale per dipendente. Si tratta di una relazione positiva per motivazioni analoghe al punto precedente.

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La relazione tra la quota di lavoro nella produttività totale dei fattori e la percentuale del reddito spettante ai lavoratori. Si tratta di una relazione negativa. La crescita della quota di lavoro nella produttività totale dei fattori è associata ad una riduzione del reddito da lavoro. Come dire che anche se la componente del lavoro diventa più rilevante nell’interno del processo produttivo sia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, si verifica, una riduzione della percentuale del reddito totale distribuito nei confronti dei lavoratori.

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La relazione tra la quota di lavoro nella produttività totale dei fattori e il costo del lavoro unitario. Si tratta di una relazione negativa. La crescita del costo del lavoro riduce la quota del lavoro nella produttività totale dei fattori. E’ anche per questa motivazione del resto che le aziende investono nell’interno delle tecnologie informatiche poiché attraverso le tecnologie informatiche è possibile abbattere il costo del lavoro. La riduzione del costo del lavoro, insieme con la riduzione del salario risultano essere uno strumento per incrementare la quota del lavoro nell’interno delle remunerazioni. Un effetto analogo si può ottenere attraverso l’utilizzo all’inflazione. Tuttavia in assenza di inflazione, come accade ai paesi dell’area euro, la riduzione del costo del lavoro è una strategia essenziale per dare maggiore potere ai lavoratori in termini di redditi e remunerazioni.

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La relazione tra la quota di lavoro nella produttività totale dei fattori e il capitale netto a prezzi 2010. capitale netto viene considerato come la differenza tra il capitale lordo ed il consumo di capitale fisso. Si tratta di una relazione negativa in quanto la crescita della capitalizzazione tende a ridurre il valore dell’impatto del lavoro nell’interno delle strutture produttive di una economia. Il capitale ed il lavoro vengono posti in sostanziale contrapposizione nell’interno dello sviluppo della contabilità nazionale. Il capitale sostanzialmente rimanente una volta che al capitale lordo viene sottratto il capitale fisso tende a crescere nella riduzione della partecipazione del lavoro alla produzione.

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Quota di lavoro nella produttività totale dei fattori rispetto alla produttività totale dei fattori. Si tratta di una relazione positiva. La crescita della produttività totale dei fattori è associata ad una crescita della produttività anche del lavoro.

Conclusioni. La produttività del lavoro tende ad essere associata in modo positivo alla forza lavoro e alla crescita dei consumi mentre tende a ridursi con la crescita del ruolo del capitale. I dati sembrerebbero pertanto avvalorare l’esistenza di un conflitto tra lavoro e capitale. Tuttavia l’innovazione tecnologica potrebbe modificare i modi di produzione e ridurre al minimo l’apporto del capitale umano alla produttività sia nell’interno dell’industria che nel settore del terziario avanzato.

Angelo Leogrande

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