La società dell’apprendimento

L’omaggio ad Arrow diviene l’occasione per un ripensamento del modello di Solow e delle istituzioni in grado di generare una società dell’apprendimento

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“Creare una società dell’apprendimento. Un nuovo approccio allo sviluppo ed al progresso sociale” è un libro scritto da Joseph E. Stiglitz e Bruce C. Greenwald, edito da Einaudi nel 2018. Il libro in realtà è stato pubblicato nel 2014 dalla Columbia University Press con il titolo “Creating a Learning Society: A new Approach to Growth, Development, and Social Progress. Reader’s Edition”.

Introduzione. Nell’introduzione si fa riferimento alle motivazioni che hanno spinto gli autori a realizzare il libro ovvero la celebrazione dell’attività scientifica ed accademica di John Kenneth Arrow presso la Columbia University. Tuttavia il lavoro di Arrow può essere compreso soltanto considerando quelli che sono gli sviluppi della teoria economica sviluppata da Solow.

Parte prima-Concetti fondamentali ed analisi. La prima parte è composta da 8 capitoli ed affronta la questione del ruolo dell’apprendimento per lo sviluppo economico.

Il primo capitolo è intitolato “la rivoluzione dell’apprendimento”. Gli autori considerano il progresso come composto da due elementi ovvero la componente dello stock del capitale e la componente della tecnologia. Lo stock di capitale può essere accumulato. Tuttavia la possibilità di realizzare una crescita dell’efficienza degli investimenti, ovvero dello stock di capitale, dipende sostanzialmente dal ruolo della tecnologia, la quale è sviluppata attraverso il capitale umano. La conoscenza, e quindi l’apprendimento, giocano un ruolo fondamentale nel fare in modo che il capitale umano, possa aumentare nel lungo periodo l’efficienza degli investimenti. E nel lungo periodo l’unico modo per consentire la crescita economica consiste nella capacità del capitale umano di innovare attraverso la ricerca e sviluppo le attività di produzione. In questo senso gli autori riconoscono ad Arrow il fatto di avere consentito di individuare delle soluzioni alla questione dello sviluppo del capitale umano attraverso l’introduzione della teoria del learning by doing. Il learning by doing ed i processi di ricerca e sviluppo non sono solo importanti per i singoli settori di attività economica, quanto piuttosto sono importanti in senso ampio, per gli effetti degli spillovers, ovvero per la presenza di effetti orizzontali che tra i vari settori di attività economica.cms_12795/Capitolo_II.jpg

Capitolo II- L’importanza dell’apprendimento. Nel secondo capitolo si fa riferimento al ruolo delle politiche di liberalizzazione e di internazionalizzazione come strategie per orientare i paesi in via di sviluppo nei confronti della crescita. Nel capitolo si sottolinea che uno dei problemi dei paesi in via di sviluppo consiste nella difficoltà di utilizzare le tecnologie esistenti per potenziare la crescita economica. L’intendo degli autori è dimostrare che in genere le economie sotto-producono, ovvero mancano di utilizzare quelle che sono le possibilità di produzione esistenti. La sottoproduzione riguarda sia le economie in via di sviluppo che le economie sviluppate. Le imprese e le organizzazioni economiche pure quando operano nell’interno di economie sviluppate hanno difficoltà ad operare al limite della frontiera tecnologica ed anzi tendono ad operare ben al di sotto della stessa.

Capitolo Terzo “Una economia dell’apprendimento”. Gli autori pongono la questione dei diritti di proprietà intellettuale e di come questi vengono effettivamente utilizzati per ottenere utili. Tuttavia l’economia dell’apprendimento deve innanzitutto focalizzare l’attenzione su quello che bisogna apprendere ovvero porre i sistemi economici nella possibilità di poter ottimizzare l’utilizzo degli input, ottenendo degli output superiori a parità di condizioni. Tuttavia l’apprendimento non si esaurisce nella produzione di beni e di servizi. L’apprendimento riguarda anche le istituzioni e la politica economica. I paesi devono imparare a realizzare delle politiche economiche e a governare le istituzioni attraverso la realizzazione di processi caratterizzati da learning by doing. Il processo di apprendimento diventa quindi totalizzante, e gli autori presagiscono il passaggio dal “learning by doing” al “learning by learn”.

Capitolo quarto “Creare un’impresa e un ambiente di apprendimento”. Gli autori si chiedono quali sono le istituzioni, le politiche economiche e gli orientamenti culturali che sono in grado di promozionare una impresa ed un ambiente di apprendimento. Gli autori riflettono su quelle che sono le condizioni macroeconomiche che permettono di creare una società dell’apprendimento. Esiste chiaramente un valore anticiclico della spesa in ricerca e sviluppo che tende a crescere quanto il PIL cresce e tende a ridursi in modo più che proporzionale quando il PIL si riduce. Del resto anche la competitività sembra essere associata ad una riduzione del valore della spesa in Ricerca e Sviluppo.

Capitolo V “struttura di mercato, benessere collettivo e apprendimento”. Gli autori partono dall’analisi del modello dell’innovazione di Schumpeter. Schumpeter considerava la presenza del monopolio come un fatto positivo per l’innovazione, così come riteneva che anche la concorrenza delle imprese per accaparrarsi dei mercati contendibili avrebbe generato una tensione nei confronti dell’innovazione. Tuttavia gli autori sono contrari alla visione di Schumpeter sia perché essi ritengono che il monopolio sotto-produca innovazione, sia perché essi ritengono che l’eccesso di competitività distragga le imprese dall’innovare e le getti alla disperata ricerca di profitto ottenuto con l’adeguamento continuativo alle tecnologie esistenti. Il monopolista intende conservare il proprio potere di mercato. Il monopolista tende ad innovare in misura sub-ottimale. Del resto anche il mercato caratterizzato da piena contendibilità è privo di innovazione.

Capitolo VI-Economia del Benessere e concorrenza schumpeteriana. Gli autori cercano di confutare l’idea schumpeteriana ripresa dall’economia neo-classica dell’efficienza dei mercati concorrenziali caratterizzati da innovazione endogena. In realtà i mercati lasciati a se stessi mancano di produrre un grado di conoscenza ed innovazione che possa essere considerato come efficiente per il bisogno di innovazione tale da consentire alle imprese di spostare il tasso di crescita di lungo periodo per il tramite della crescita del rendimento degli stock di capitale.

Il capitolo VII- “l’apprendimento in una economia chiusa”. E un capitolo nel quale gli autori affrontano il tema di quelle che possono essere le politiche economiche che possono incrementare il ruolo dell’apprendimento ed in modo particolare dell’economia della conoscenza. Gli autori fanno riferimento anche in questo caso alle contrapposizioni che esistono tra il monopolio e il sistema concorrenziale. In modo particolare gli autori mettono in risalto che il monopolio tende ad avere degli incentivi ridotti rispetto alla possibilità di produrre l’innovazione necessaria mentre dall’altro lato esiste una difficoltà delle imprese operanti nell’economia concorrenziale a procedere alla realizzazione di innovazione. Esiste quindi un duplice gioco a somma zero: tra monopolio e innovazione e tra concorrenza ed innova zione. Le politiche economiche possono intervenire per rimuovere tali contrapposizioni.

Capitolo VIII- La testi della protezione di un’economia nascente: la politica commerciale in un ambiente di apprendimento. Gli autori criticano fortemente la presenza di politiche economiche commerciali legate alla dimensione del libero scambio. Infatti secondo gli autori esisterebbe una contrapposizione tra il libero scambio e gli spillovers. In modo particolare se effettivamente gli spillovers sono positivi per una economia e per le istituzioni è necessario intervenire con delle politiche economiche protezionistiche le quali sono in grado difendere quei settori di attività economica. Quindi Stiglitz e Greenwald mettono in risalto il fatto che il settore dell’economia della conoscenza richiede necessariamente un elemento di politica economica di protezione.

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Parte Seconda.

Capitolo IX- Il ruolo delle politiche industriali e commerciali nella creazione di una società dell’apprendimento. Gli autori riprendono la questione delle politiche economiche per realizzare una società dell’apprendimento. Gli autori in modo particolare si soffermano sui paesi in via di sviluppo. Vi sono due diverse tipologie di paesi in via di sviluppo ovvero i paesi che sono usciti vincitori dalla sfida del progresso ed i paesi che quella sfida l’hanno persa. Tuttavia in entrambi i casi sia il successo che la sconfitta non sono arrivati dalla liberalizzazione, quanto piuttosto dal fatto che i paesi hanno esportato, ovvero hanno realizzato una produzione in termini di beni e di servizi. Infatti secondo gli autori, e nella logica del learning by doing, l’unica possibilità per l’impresa di realizzare dei vantaggi economici che possano essere durevoli. Le politiche economiche favorevoli all’apprendimento sono quindi politiche del learning by doing, che stimolano i paesi alla produzione e all’esportazioni, anche superando quelli che sono i limiti presenti nell’interno della dinamica del vantaggio comparato.

Capitolo X- Politica finanziaria e creazione di una società dell’apprendimento. Gli autori si soffermano in modo particolare sul ruolo delle liberalizzazioni nel mercato finanziario, sulle politiche della liberalizzazione del mercato dei capitali, sulla possibilità di disegnare delle politiche finanziamento che siano in grado di sviluppare la società dell’apprendimento. Stiglitz e Greenwald fanno riferimento soprattutto alla dimensione del disallineamento tra obbiettivi sociali della finanza e ritorni individuali. In effetti le politiche economiche dovrebbero proteggere le economie dagli attacchi speculativi dei mercati finanziari che potrebbero eliminare ogni possibilità di realizzazione di una società dell’apprendimento.

Capitolo XI- Politiche macroeconomiche e di investimento per una società dell’apprendimento. Gli autori mettono in evidenza il fatto che la liberalizzazione del mercato dei capitali può avere un effetto destabilizzante per lo sviluppo di una economia dell’apprendimento. Inoltre anche il tasso di cambio ha un impatto sulla capacità del sistema economico di essere produttivo nel senso dell’apprendimento. Inoltre gli autori affrontano anche il tema degli investimenti esteri nell’economia di un paese e del ruolo degli investimenti pubblici. Gli autori sottolineano il rischio delle crisi finanziarie e delle relative politiche macro-economiche nello destabilizzare l’economia e nel rendere difficile performare la società dell’apprendimento. La società dell’apprendimento infatti necessita assolutamente di un modello di politica economica che sia più orientato alla dimensione del protezionismo piuttosto che all’aggressività dei mercati finanziari internazionali.

Capitolo XII-La proprietà intellettuale. Gli autori affrontano il tema della proprietà intellettuale e di come questa effettivamente possa essere uno strumento che rende difficile lo sviluppo della società dell’apprendimento. Anche in questo capitolo come in altri precedentemente analizzati gli autori si pongono in dialogo con la teoria di Schumpeter. Schumpeter infatti è stato un sostenitore del ruolo delle brevettazione sostenendo che i brevetti dessero maggiori opportunità di investimento alle imprese che si sarebbero sentite maggiormente tutelate. Tuttavia gli autori criticano fortemente il sistema della brevettazione per motivi che sono ambivalente: ovvero talvolta la brevettazione offre un eccesso di protezione e quindi scoraggia gli spillovers, altre volte la brevettazione è inutile poiché le imprese operano con meccanismi come quelli del me too, ovvero con delle possibilità di realizzare gli stessi prodotti brevettati in modalità alternative.

Capitolo XIII- Trasformazione sociale e creazione di una società dell’apprendimento. Gli autori svolgono in questo capitolo alcune considerazioni importanti di carattere socio-economico ed istituzionale. Si domandano cioè quali siano le culture, le istituzioni e le dimensioni socio-economiche che sono in grado di generare una società dell’apprendimento. Essi sottolineano che la società dell’apprendimento non può essere generata in connessione con un modello di tipo neo-liberale poiché questo scoraggia l’innovazione e rende eccessivamente instabile il processo di creazione della conoscenza. Né tantomeno si possono evitare di considerare quelle che sono le caste e le organizzazioni sociali che limitano lo sviluppo umano in molti paesi. Occorre quindi una mediazione del sistema economico con la dimensione economico-sociale per consentire una maggiore efficienza nella generazione di conoscenza e di know-how. Occorre allora riferirsi ad alcune variabili di carattere sociologico le quali fanno riferimento sostanzialmente alla dimensione delle credenze che sono condivise nell’interno di una società ed alla relazione esistente tra ideologia democratica e società dell’apprendimento.

Capitolo XIV-Osservazioni finali. Gli autori ripercorrono velocemente quelle che sono le tematiche centrali del libro riprendendo le tesi fondamentali di John Kenneth Arrow e di Robert Solow. La possibilità di progettare una crescita economica di lungo periodo dipende sostanzialmente dalla capacità della popolazione di porre in essere una società della conoscenza, che sia in grado di essere orientata stabilmente nei confronti dell’apprendimento e che sia anche in grado di generare dei valori attraverso la produzione di beni immateriali attraverso i processi di ricerca e sviluppo. Tuttavia esistono una serie di limiti da rimuovere per potere accedere felicemente alla società dell’apprendimento i quali consistono nella persistenza del monopolio, nella concorrenza sfrenata, nel libero commercio senza protezione dell’economia nascente, nella mancanza di difesa, ed anche in alcune distorsioni della teoria neo-classica come per esempio con riferimento al ruolo del vantaggio comparato il quale non sempre consente di accedere alla società dell’apprendimento. In questo senso allora è necessario che intervengano delle politiche economiche che siano sia di incentivo e protezione che anche di regolamentazione con riferimento particolare nei confronti della questione della brevettazione.

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Conclusioni. Il libro di Stiglitz e Greenwald è molto impegnativo. Essi hanno cercato di sintetizzare una materia vischiosa e difficile da frequentare. In effetti per quanto il modello economico di Solow sia stato osannato a livello globale come caposaldo della scienza economica, rimangono delle questioni che riguardano la crescita di lungo periodo. Se la crescita di lungo periodo dipende infatti dalla capacità del capitale umano di innovare allora è necessario orientare la società verso una società dell’apprendimento. La società dell’apprendimento tuttavia non è creata automaticamente dal capitalismo mercatista anche la sua degenerazione finanziaria può essere rivolta alla riduzione del valore dell’apprendimento. Il mercato da solo non può garantire l’orientamento della società nei confronti dell’apprendimento, sia quando esso opera come una forza monopolistica sia quando esso è orientato alla società concorrenziale. Occorrono quindi delle politiche economiche che possano consentire all’economia di superare i limiti del mercato e addivenire ad una società dell’apprendimento in grado di generare innovazioni che possano operare come degli avanzamenti tecnologici.

Tuttavia Stiglitz e Greenwald non hanno considerato effettivamente il ruolo dell’intelligenza artificiale e della robotica nello sviluppo dell’innovazione tecnologica e della conoscenza. Infatti è molto probabile che nel futuro lo stock di conoscenze verrà generato dall’intelligenza artificiale con un apporto minimo da parte dell’essere umano. L’intelligenza artificiale viene infatti testata con successo nella produzione di opere d’arte, articoli giornalistici e scientifici, ed innovazioni tecnologiche. Il modello di Solow allora forse tornerà centrale, se per valore del capitale si intenderà il capitale tecnologico consistente nel mix di robotizzazione ed intelligenza artificiale.

Angelo Leogrande

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