La spesa per la difesa dei paesi europei nel 2016

I paesi UE spendono circa l’1,00% del PIL per la difesa militare. Ma il venir meno della Nato potrebbe accelerare il processo di creazione di una unione militare europea

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L’Eurostat considera la quota della spesa pubblica governativa nella difesa intesa come una percentuale del Prodotto interno lordo. In modo particolare, la voce “Spese governative per la difesa” riguarda i seguenti elementi contabili: Difesa militare, difesa civile, aiuto militare estero, ricerca e sviluppo nel settore militare. I dati si riferiscono al 2016 possono essere analizzati nella forma del ranking. Al primo posto della classifica europea dei paesi per valore della spesa in difesa come percentuale del PIL nel 2016 vi è l’Estonia con un valore pari a 2,4%; al secondo posto vi è la Grecia con un valore pari a 2,1%; al terzo posto il Regno Unito con un valore pari a 2,0%. A metà classifica vi sono Bulgaria e Danimarca, a pari merito al decimo posto con un valore pari a 1,1%, seguite da Germania, Spagna e Slovacchia all’undicesimo posto con un valore pari all’1,00%. In fondo alla classifica vi sono il Lussemburgo con un valore pari a 0,4% al sedicesimo posto, Irlanda al diciassettesimo posto con un valore pari a 0,3% e Islanda al diciottesimo posto con un valore pari a 0,1%.

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Di seguito viene analizzato l’andamento della spesa per la difesa militare in Germania, Francia e Italia.

Germania. Il valore della spesa militare come percentuale del prodotto interno lordo è rimasto abbastanza costante nell’interno tra il 2008 e il 2016. Nel 2008 il valore della spesa militare come percentuale del prodotto interno lordo è stato pari ad un ammontare di 1,0%. Tra il 2008 e il 2009 il valore della spesa per la difesa militare tedesca come percentuale del prodotto interno lordo tedesco è cresciuta da 1,0% all’1,1% ed è rimasta costante fino al 2013. Tra il 2013 e il 2014 il valore della spesa militare tedesca come percentuale del prodotto interno lordo tedesco è diminuito da un valore pari a 1,1% fino ad un valore pari a 1,0% ed è rimasto tale fino al 2016.

Francia. Il valore della spesa per la difesa militare in Francia ha subito delle modificazioni marginali durante il periodo compreso tra il 2008 e il 2016. Nel 2008 il valore della spesa militare francese come percentuale del prodotto interno lordo francese è stato pari ad un valore di 1,7. Tra il 2008 e il 2009 il valore della spesa militare francese come percentuale del prodotto interno lordo francese è cresciuto da un valore pari a 1,7 fino ad un valore di 1,9 ovvero una crescita di 0,2 unità in valore assoluto pari ad una crescita dell’11,76%. Il valore della spesa militare francese come percentuale del prodotto interno lordo francese tra il 2009 e il 2010 è rimasto costante ad un ammontare pari a 1,9. Tra il 2010 e il 2011 il valore della spesa militare francese come percentuale del prodotto interno lordo francese è diminuito da un valore di 1,9 ad un valore di 1,8 ovvero una riduzione di -0,1 unità pari a -5,26%. Tra il 2011 e il 2012 il valore della spesa militare francese come percentuale del prodotto interno lordo francese è rimasto costante ad un valore di 1,8 valore conservato fino al 2013. Tra il 2013 e il 2014 il valore della spesa militare francese rispetto al prodotto interno lordo francese è passato da 1,8 fino a 1,7 ovvero pari ad una riduzione di -0,1 unità pari ad una riduzione di 5,56%. Tra il 2014 e il 2015 il valore della spesa militare francese come percentuale del prodotto interno lordo francese è passato da 1,7 fino ad un valore di 1,8 un valore conservato anche nel 2016. Tra il 2008 e il 2016 il valore della spesa militare francese come percentuale del prodotto interno lordo francese è passato da 1,7 fino a 1,8 ovvero una crescita di 0,1 pari ad una crescita di 5,88%.

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Italia. Il valore della spesa militare del governo italiano come percentuale del prodotto interno lordo italiano ha subito un andamento altalenante tra il 2008 e il 2016. Nel 2008 il valore della spesa militare del governo italiano come percentuale del prodotto interno lordo italiano è stato pari a 1,3. Tra il 2008 e il 2009 il valore della spesa militare del governo italiano come percentuale del prodotto interno lordo italiano è passato da un ammontare pari a 1,3 fino ad un ammontare pari a 1,4 ovvero una crescita pari a 0,1 unità in valore assoluto equivalente ad un ammontare di 7,69%. Tra il 2009 e il 2010 il valore della spesa militare del governo italiano come percentuale del prodotto interno lordo italiano è diminuito da un ammontare pari a 1,4 fino ad un ammontare pari a 1,3 ovvero una riduzione pari a 0,1 unità ovvero pari ad una variazione di -7,14%. Il valore della spesa militare del governo italiano come percentuale del prodotto interno lordo italiano è successivamente rimasto costante ad un valore pari a 1,3 nel 2011 e anche nel 2012. Tra il 2012 e il 2013 il valore della spesa militare del governo italiano come percentuale del prodotto interno lordo italiano è diminuito da un ammontare pari a 1,3 fino ad un ammontare pari a 1,2 ovvero una riduzione pari a -0,1 equivalente ad un valore di -7,69%. Il valore della spesa militare del governo italiano come percentuale del prodotto interno lordo italiano nel periodo tra il 2013 e il 2015 è rimasto costante ad un ammontare di 1,2. Tra il 2015 e il 2016 il valore della spesa militare del governo italiano come percentuale del prodotto interno lordo italiano è cresciuto da un valore pari a 1,2 fino ad un valore pari a 1,3 ovvero una crescita pari a 0,1 equivalente ad un ammontare pari a 8,33%.

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Conclusioni. Il valore della spesa per la difesa militare dei paesi europei tende ad essere abbastanza ridotto. In realtà la spesa per la difesa militare come percentuale del prodotto interno lordo potrebbe essere sottoposta ad una crescita in seguito al riassetto delle organizzazioni di difesa militare internazionale. In effetti la riduzione del ruolo della Nato potrebbe comportare l’insorgenza di un vero e proprio esercito europeo il quale possa operare sia con obiettivi di difesa sia nella partecipazione delle missioni internazionali promosse dall’ONU. Tuttavia è chiaro che la dotazione di strumenti di difesa militare per l’Unione Europea non può avvenire in sostituzione rispetto agli eserciti nazionali, se non nella misura in cui gli stati decidano, anche per il tramite della cooperazione rafforzata, di accedere a forme di cessione della sovranità in campo militare, in ogni caso reversibile.

Angelo Leogrande

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