La spesa per la protezione ambientale in Europa

Parte degli investimenti sono locali. Ma alcuni Paesi negano il global warming

La_spesa_per_la_protezione_ambientale_in_Europa.jpg

L’Eurostat calcola il valore dell’expenditure for environmental protection,ovvero della spesa per la protezione ambientale. Il dato è rappresentato come percentuale del prodotto interno lordo. Si tratta di una variabile composita che mette insieme gli elementi indicati di seguito:

  • input per attività di protezione ambientale (energia, materie prime e altri input intermedi, salari e stipendi, imposte legate alla produzione, consumo di capitale fisso);
  • investimenti e acquisto di terreni (investimenti) per attività di protezione ambientale;
  • spese per l’acquisto di prodotti di protezione ambientale da parte degli utenti;
  • trasferimenti per protezione ambientale (sussidi, sovvenzioni agli investimenti, aiuti internazionali, donazioni, imposte destinate alla protezione dell’ambiente, ecc.).

I dati possono essere organizzati in ranking con riferimento all’anno 2016. AI primi posti della classifica nel 2016 sono presenti Grecia con un valore della spesa per la protezione ambientale pari a 1,5% del PIL, seguita dai Paesi Bassi con un valore pari a 1,4%, e Malta con un valore pari a 1,00%. A metà classifica sono presenti, al settimo posto a parimerito Bulgaria, Croazia, Estonia, Germania, Islanda, Portogallo, Romania, Slovenia e Svizzera con un valore della spesa in protezione ambientale pari a 0,6% del PIL. Agli ultimi posti della classifica sono presenti Irlanda con lo 0,3% del PIL in protezione ambientale a parimerito con la Svezia seguiti dalla Finlandia con un valore pari a 0,2% del PIL.

cms_10755/1.jpg

Di seguito si prendono in considerazione tre paesi: Italia, Germania e Francia.

Italia. Il valore della spesa in protezione ambientale in Italia è stato pari a 0,8% del PIL. Tra il 2008 e il 2009 il valore della spesa in protezione ambientale è cresciuto da un valore pari a 0,8% del PIL fino ad un valore pari a 0,9% del PIL ovvero una crescita pari ad un valore di 0,1 unità equivalente ad una crescita del 13,00%. Il valore della spesa italiana in protezione ambientale come percentuale del prodotto interno lordo italiano tra il 2009 e il 2016 è rimasta costante ad un valore pari a 0,9% del Prodotto interno lordo.

Germania.Il valore della spesa per la protezione ambientale in Germania come percentuale del PIL nel 2008 è stato pari ad un valore di 0,5%. Nel passaggio tra il 2008 e il 2009 il valore della spesa per la protezione ambientale è cresciuto da un valore da 0,5% fino ad un valore di 0,7% ovvero pari ad una crescita di 0,2 unità pari ad una crescita di 40,00%. Nel passaggio tra il 2009 e il 2010 il valore della spesa per la protezione ambientale è passato da un valore di 0,7% del PIL fino ad un valore di 0,6% del PIL ovvero una riduzione di -0,1 unità pari ad un valore di -14,3%. Tra il 2010 e il 2016 il valore della spesa nell’environmental protection è rimasto costante ad un valore di 0,6% con una variazione in valore assoluto e percentuale pari a 0,00%. Nel passaggio tra il 2008 e il 2016 il valore dell’environmental protection in Germania è cresciuto complessivamente di un valore pari a 0,1 unità ovvero pari ad un valore di 20,00%.

Francia. Il valore della spesa per l’environmental protection nel 2008 è stato pari ad un valore di 0,9% del PIL in Francia. Tra il 2008 e il 2009 il valore della spesa per l’environmental protection è cresciuto da un valore di 0,9% del PIL fino ad un valore di 1,0% ovvero una crescita pari ad un valore di 0,1 unità pari ad una crescita di 11,1%. Tra il 2009 e il 2015 il valore della spesa per l’environmental protection in Francia come percentuale del prodotto interno lordo è stato costante ad un valore di 1,00%. Tra il 2015 e il 2016 il valore dell’andamento della spesa per l’environmental protection è diminuito da un valore di 1,00% fino ad un valore di 0,9% ovvero una riduzione pari a 0,1 unità pari ad una riduzione di 10,00%.

cms_10755/2.jpg

Figura 1: Andamento della spesa per la protezione ambientale come percentuale del PIL. Fonte: Eurostat. Periodo di riferimento: 2008-2016.

Conclusioni. Il valore dell’andamento della spesa per la protezione ambientale come percentuale del PIL ha in realtà un andamento abbastanza modesto nei vari paesi europei. Si tratta inoltre di un valore che tende a rimanere costante come indicato nel caso della Germania, della Francia e dell’Italia. Tuttavia è probabile che le questioni climatiche possano fare crescere la spesa per la protezione ambientale nell’interno dei bilanci degli Stati Europei. Inoltre occorre considerare che elementi della protezione ambientale sono anche presenti in altre parti del bilancio degli stati, che riguardano per esempio l’agricoltura con riferimento alla questione biologica e le questioni relative allo smaltimento dei rifiuti. Una parte assai significativa della spesa ambientale è infatti amministrata nell’interno dell’economia degli enti locali e andrebbe sommata alla componente dello Stato per avere un quadro complessivo delle spese ambientali. In ogni caso, è assai probabile che la dimensione della “Public Environmental Economics” diventi sempre più significativa, soprattutto ora che l’economia ambientale ha ottenuto un riconoscimento ufficiale di carattere scientifico con la vittoria del massimo riconoscimento da parte di William Nordhaus [1]- premiato insieme a Paul M. Romer.

Tuttavia occorre anche considerare il fatto che molti paesi continuano a sottovalutare ed anche a negare l’esistenza stessa di una questione ambientale [2] e del riscaldamento globale [3].

Riferimenti

[1]

N. Prize, «N,» [Online]. Available: https://www.nobelprize.org/prizes/economic-sciences/2018/nordhaus/facts/. [Consultato il giorno 26 10 2018].

[2]

J. D. Sachs, The age of sustainable development, Columbia University Press, 2015.

[3]

I. Feygina, J. T. Jost e R. E. Goldsmith, «System justification, the denial of global warming, and the possibility of “system-sanctioned change",» Personality and social psychology bulletin, vol. 36, n. 3, pp. 326-338, 2010.

Angelo Leogrande

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su