Le mille e una notte

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L’escalation già inarrestabile del terrorismo internazionale di matrice religiosa, con le conseguenti reazioni, ha ricevuto una impennata ulteriore dopo la tragedia occorsa ai coraggiosi, sfortunati e un po’ folli giornalisti del Charlie Hebdo. Le immancabili reazioni degli intellettuali ondeggiano su un’altalena che dondola accarezzando una prateria dove non corrono dolcissime malinconie ma i gravi pensieri proteiformi sospinti dalle più furibonde invettive contro tutti i musulmani e terminano, all’altro capo dell’altalena, con le improbabili congetture secondo cui l’occidente si merita quel che accade per una nemesi storica provocata dai soprusi commessi nel passato in danno dei popoli e delle culture arabe.

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Il primo orientamento risente, non può negarsi, della stura che gli ha dato la Fallaci con le sue considerazioni nelle celeberrime righe sull’Islam, a mio parere davvero disastrose, sia nel merito che nelle conseguenze. Quando andrò all’altro mondo ne vorrei discutere direttamente con lei. Sul secondo orientamento incide la frustrazione veterocomunista di chi, non essendo più comunista nessuno, non può più dirigere gli strali sul sistema capitalista contro cui era lecito immaginare di vincere con ogni sorta di orrore, e oggi si sfoga schierandosi, più o meno apertamente e sino a quando non ci resterà secco lui o qualcuno a cui vuol bene, dalla parte di chi compie efferatezze gridando “Allah akbar”. A metà strada, lungo questo dondolio immaginario dell’altalena, si pone la tesi di chi ritiene che qualsiasi religione che riservi onori e tributi a un Dio, oltre che essere infantile e fuori dal tempo, abbia in sé il germe dell’intolleranza verso tutti coloro che adorano un Dio diverso, inevitabilmente “infedeli”, indicando l’ateismo come unica uscita per eliminare le guerre di religione e, forse, le guerre in generale.

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Che dire, la suggestione che ognuna di queste opinioni può sollecitare è destinata a rimanere un pensiero privo di pratica conseguenza, data l’impossibilità di giungere ai rimedi cui l’analisi del problema sembrerebbe condurre. Non si può distruggere l’Islam, non si può aspettare che la nemesi annienti l’occidente, ed è assurdo credere che le religioni possano essere sradicate dall’animo dei popoli. Sicché, comunque la si pensi, è meglio farsene una ragione, provvedere nell’immediato a potenziare l’intelligence ed evitare qualsiasi guerra, tanto tragica quanto stupida, ragionando quindi su altri rimedi per debellare il fenomeno. O intuire come fare, meglio ancora. E infatti la metafora dell’altalena mi fa venire in mente la forma di una mezzaluna, che è appunto la traiettoria del dondolio, e questa al mondo arabo, nel quale tanta fortuna ha avuto. E queste libere associazioni mi portano a ricordare la fanciulla Sharazad che, per placare la sete di vendetta del re Shahryar ed evitare di essere uccisa come le altre mogli del sovrano, gli racconta favole bellissime che non hanno mai fine, andando avanti per “Mille e una notte” e inducendo il suo compagno a salvarle infine la vita. Ecco, magari il segreto per vivere in pace con tutti è semplicemente questo: comunicare sempre e lasciare l’interlocutore senza aver messo mai la parola “fine” ad un racconto.

Nicola D’Agostino

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