Le quattro nomination per “Chiamami con il tuo nome” di Luca Guadagnino

Intervista a Walter Fasano nel cast del film

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La prossima notte sarà la più lunga e dorata dell’anno, quella in cui saranno resi noti i nomi dei vincitori degli Oscar 2018. L’evento, il più glamour e prestigioso di sempre, sarà presentato per la seconda volta da Jimmy Kimmel.

Tutto è pronto, la grande macchina dello “showbiz”è già a pieno regime ed il “red carpet” si è srotolato per ospitare le falcate più fashion dello star system mondiale.

Quella che si appresta ad essere rappresentata al Dolby Theatre di Los Angeles sarà la novantesima edizione degli Academy Awards.

Le candidature sono divise in 24 categorie e il film che ne ha ricevute di più, 13 in totale, è “The shape of water”, La forma dell’acqua, di Guillermo del Toro.

l’Italia ha ben quattro motivi in più quest’anno per seguire l’evento, il regista palermitano Luca Guadagnino con “Call me by your name”, Chiamami con il tuo nome, vanta infatti ben quattro nomination agli Oscar, tra cui quella prestigiosa di miglior film, in quanto la pellicola è stata girata in inglese. Le altre tre nomination rientrano nelle categorie miglior attore protagonista (Timothée Chalame), canzone originale (Sufjan Stevens – Mistery of love) e miglior sceneggiatura non originale (adattata da James Ivory).

Il film, basato sul famoso romanzo di André Acimen, è una potente storia d’amore destinata a collocare il regista, a giudizio dei critici cinematografici, nel gotha dei grandi maestri della sensualità.

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Al lungometraggio ha collaborato Walter Fasano, uno dei montatori più sofisticati e affermati attualmente in circolazione, legato a Luca Guadagnino da un sodalizio ventennale che ha realizzato lavori di grande successo.

Oltre alle quattro nomination agli Oscar il film vanta 6 nomination agli Independent Spirit Awards, tra cui Miglior Montaggio per Walter Fasano, che verranno assegnati 24 ore esatte prima degli Oscar. Intanto il film ha già vinto due Gotham Awards, miglior film dell’anno e attore rivelazione, e negli ultimi tre anni chi ha vinto nella categoria Miglior Film ha poi bissato il risultato vincendo l’Oscar. Incrociamo le dita, nel frattempo, due giorni prima dalla partenza per Los Angeles abbiamo intervistato Walter Fasano.

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Gli Academy Awards rappresentano, per chi vive di cinema, il coronamento di un sogno e per lei giungono dopo quasi 25 anni di collaborazioni prestigiose nella cinematografia nazionale ed internazionale. Come sta vivendo queste ore di attesa?

cms_8596/3.jpgIl mio è un lavoro direi un po’ monacale, nel senso in cui s’impara fin da subito che non c’è spazio per la rappresentanza e la rappresentazione di sé. Per esempio in questi giorni siamo molto impegnati nelle fasi conclusive del mixaggio, dopo 16 mesi di montaggio, dell’ultimo film di Luca Guadagnino che è il remake di Suspiria di Dario Argento. Si tratta di un progetto molto ambizioso e complicato che, tranne che per la presentazione al Sundance Film Festival dello scorso anno a gennaio e poi a Berlino, non mi ha consentito di godere in prima persona delle gioie di Chiamami con il tuo nome. Inoltre sono rimasto concentrato su quello in cui riesco meglio e cioè fare da motore della post produzione del film, che si riassume in tutto ciò che accade dalla fine delle riprese al confezionamento finale del film. Ovviamente il risultato è che ora mi fa molto piacere partire ma non mi sono preparato psicologicamente quindi sono, come direbbe Carmen Consoli, confuso e felice. E’ una situazione molto speciale e cerco di godermela mantenendo soprattutto la calma e, anche se sono una persona molto riservata, metterò comunque l’abito migliore e cercherò di fare bella figura.

Dagli studi universitari al Dams di Bologna all’incontro con Luca Guadagnino con cui è nato fin da subito un sodalizio ventennale. Quanto ha contato questo incontro negli anni di formazione?

Luca ha una forza trainante incredibile ed è una persona di grandissimo talento ed energia, per me incontrarlo è stato un evento molto fortunato, probabilmente lo stesso vale per lui, ma questo lo dovrebbe dire lui, diciamo che parecchio tempo fa è nata una collaborazione ed una grande amicizia che ci ha portati, nel tempo, in giro per il mondo facendo lavori interessantissimi. Luca poi ha una capacità di coinvolgimento rara sia con i collaboratori più stretti che con gli attori, per cui, lavorando con attori e maestranze straordinari ho potuto arricchire il mio percorso umano e artistico. Quasi sempre con i colleghi rimaniamo ottimi amici, mi viene in mente Maria Sole Tognazzi, Ferzan Ozpetek, e tantissimi altri, per cui mi ritengo molto fortunato.

Cosa si porta dietro della sua città, qual è il ricordo che conserva degli anni vissuti a Bari?

Ritengo che tutto abbia avuto origine a Bari, l’origine della mia fortuna è nel mio passato remoto di vita nella mia città, quando frequentavo le sale cinematografiche che in quei tempi erano tante, credo 15-20, e ci andavo sempre, ogni qualvolta era possibile, prima con mio padre poi con il nonno e poi da solo. Compravo libri di cinema nelle librerie baresi. La città mi ha fatto crescere molto per cui direi che la mia prima fortunata coincidenza è di aver vissuto in un contesto di vita culturale che negli anni 70-80 mi ha fornito gli stimoli giusti per sviluppare il mio interesse e la mia passione per il cinema.

A dodici anni dal successo di “I segreti di Brokeback Mountain”permane una certa reticenza ad accettare rappresentazioni di storie di sesso omosessuale sullo schermo. La Sony in Inghilterra ha lanciato il film al box office pubblicando un poster con Elio e Marzia ritratti come innamorati, omettendo che si tratta di una storia di amore tra uomini. Che idea si è fatto?

Il libro da cui è tratto il film, Chiamami con il tuo nome, di André Auceman, è un libro chiaramente a tematica omosessuale, anche se mi risulta difficile fare questa precisazione in quanto per me è solo una storia d’amore. Il film poteva in effetti, nel trailer, far pensare ad una storia in cui ci fossero delle indecisioni su orientamenti da prendere, nell’ambito delle possibilità sentimentali di un adolescente che esplora la vita.

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In realtà tutte le persone che hanno già visto il film non lo hanno trovato scandaloso, sicuramente, grazie al fatto che si tratta di una storia, come lei osservava prima, estremamente dolce e delicata nella sua rappresentazione, assolutamente non esplicita. Nel volto di Elio, l’attore Timotheé Chalamet, straordinariamente intenso e appassionato, credo che sia possibile immedesimarsi, ci si può riconoscere nelle intime e profonde pulsioni amorose a prescindere, come nel caso specifico del film, che l’amore sia verso Oliver, quindi un uomo, piuttosto che verso una donna. Seppure non posso dire di aver avvertito, da parte di qualcuno, un rifiuto verso le tematiche di questo film credo esistano ancora dei forti pregiudizi rispetto a tutto ciò che rappresenta l’altro da sé. Purtroppo la paura del cambiamento genera intolleranza. Il pericolo che questa paura venga fomentata per creare facili consensi, come abbiamo visto durante la campagna elettorale, è concreto. D’altra parte per fortuna, per la maggior parte di noi, prevale la tendenza a giudicare gli amici senza fare alcuna distinzione in base ai loro orientamenti sessuali: sono amici e basta. Spero che le nuove generazioni possano essere assolutamente libere di vivere la propria sessualità come meglio credono nel pieno rispetto dell’altrui identità, ma questo ovviamente attiene a tutti.

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Questo è il primo Academy Awards dopo la vicenda Weistein. Che peso avrà sulla kermesse l’assenza della Miramax, la potente casa di produzione dei noti fratelli?

In molti si sono chiesti perché questa storia sia venuta fuori solo ora, dato che era argomento noto a tutti già da prima, d’altra parte è risaputo come i meccanismi di molte relazioni professionali, non solo nell’ambito cinematografico, siano viziati da un abuso da parte di chi detiene il potere. La Miramax in ogni caso aveva grandissimi problemi da tempo, per cui credo che sarebbero arrivati al tracollo a prescindere dallo scandalo Weinstein. Chiaramente la vicenda ha aperto un dibattito che ha sollevato molti interrogativi. Io sento assolutamente di schierarmi a favore di chi subisce abusi in posizione di inferiorità. Il ricatto professionale è la forma più meschina di esercizio del potere.

Tornando al remake di Suspiria, appianate le incomprensioni iniziali il film sembra avviato ad un buon favore di critica

Molto spesso la critica che si occupa di decodificare gli oggetti cinematografici, fatica un po’ ad uscire dalle convenzioni, da tutto ciò che è diverso e che è spiazzante. Quando a settembre sono arrivati i Golden Globe e successivamente le nomination agli Oscar, Luca ha ottenuto quella credibilità che gli era dovuta. Suspiria è una rilettura molto personale di Luca, posso dire che è un film molto intenso che non può lasciare indifferenti, credo si tratti di un’esperienza di visione intensa. Spero a questo punto che Luca possa, per i suoi prossimi lavori, godere del rispetto e dell’attenzione dovuta quando si tratta di occuparsi di un nostro film.

Maria Cristina Negro

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