Libia, Salamé: "Stop offensiva ma divisioni bloccano richiesta Onu"

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L’offensiva del generale Khalifa Haftar contro Tripoli "deve essere fermata e mi spiace dire che le profonde divisioni del sistema internazionale hanno impedito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di chiedere il cessate il fuoco nel conflitto" libico. Lo ha denunciato l’inviato dell’Onu per la Libia Ghassan Salamé intervenendo ai ’Med Dialogues’, ricordando che il Consiglio di Sicurezza "si è riunito 15 volte sulla Libia".

La polarizzazione nel Paese è stata "alimentata dalla polarizzazione a livello regionale e a livello internazionale" ha ribadito, sottolineando come il processo di Berlino sia "un tentativo di ricostruire un minimo di consenso tra le potenze che hanno un’influenza sulla Libia".

SALAME’

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Se non ci sarà un cessate il fuoco in Libia, "l’alternativa sarà orribile: temo un bagno di sangue e grandi movimenti migratori" è l’allarme lanciato dall’inviato Onu.

"Dall’inizio della crisi, il livello delle interferenze esterne è aumentato e sono aumentati gli approvvigionamenti di armi, ma non possiamo permettere che questo accada all’infinito" ha poi detto Salamé, secondo cui, dall’inizio dell’offensiva di Haftar contro Tripoli il 4 aprile scorso, si contano"800 attacchi con droni da parte dell’Lna e circa 270 da parte del governo di Tripoli". Salamé ha tra l’altro sottolineato, pur senza citare esplicitamente Haftar, che "una delle due parti fa più affidamento dell’altra sulle forniture esterne".

SYALA

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Per un "successo" della prossima conferenza di Berlino è necessario prima raggiungere un "cessate il fuoco" ha affermato poi anche il ministro degli Esteri del governo di concordia nazionale libico, Mohamed Taher Syala, dicendosi "preoccupato" dalla prospettiva che la conferenza inizi con le truppe del generale Haftar "già dentro Tripoli".

Allora "sarà una guerra casa per casa e a quel punto ci sarà un bagno di sangue", ha denunciato. Secondo il ministro, è "urgente il cessate il fuoco e fermare la guerra". Syala ha quindi posto l’accento sulla necessità di "risolvere le divisioni attuali nel Consiglio di Sicurezza Onu, nella Lega Araba e nell’Unione europea. Se non si risolve tutto questo, sarà difficile un accordo a Berlino. Prima di dare il via al processo bisogna ricomporre queste divisioni".

"Vedendo l’escalation" dell’intervento russo in Libia "con droni e combattenti" il rischio che Tripoli possa cadere nelle mani del generale Haftar "c’è", ha detto il ministro degli Esteri del governo di concordia nazionale libico. "Io vivo a Tripoli e molti pensano che non ci sia possibilità che venga conquistata", ma "molti abitanti pongono la domanda: perché la comunita internazionale che ha protetto i civili nel 2011 non li protegge anche oggi?" ha proseguito il ministro.

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Sulla presenza di mercenari russi al fianco di Haftar, Syala ha quindi dichiarato di avere contatti con le controparti russe: "Ma il problema è che la Russia dichiara una cosa e poi sul campo ne fa un’altra. Certamente per la Russia la Libia ha un’importanza strategica e cerca di avere un piede nel nostro Paese. Forse ipotizzano una strategia che non può essere ancora dispiegata sul campo e finora la loro presenza è limitata a questi mercenari".

(Fonte AdnKronmos - Foto intyerne dal Web)

Redazione

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