Londra, le nuove sfide di Boris Johnson

Treni ad alta velocità e un ponte tra Scozia e Irlanda.

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Quando si tratta d’infrastrutture, Boris Johnson pensa in grande: Treni ad alta velocità che collegheranno Londra alle grandi città del Nord e un megaponte che unirà la Scozia e l’Irlanda del Nord.

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Secondo molti critici, entrambi i progetti sono troppo costosi e irrealizzabili, tuttavia il Governo di Londra ha già dato il via libera alla costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità HS2 che collegherà Londra alle grandi città del Nord, mentre sono sul tavolo gli studi sulla fattibilità del ponte.

Il progetto ferroviario HS2 si scontra contro l’opposizione di ambientalisti e residenti delle zone interessate. Ritengono che la costruzione della via ferroviaria devasterebbe zone verdi, sfratterebbe molte persone dalle loro abitazioni e non porterebbe i benefici decantati dal Governo.

Anche in Inghilterra, come in Italia, è già partita la protesta degli ambientalisti, una NO TAV all’inglese che si annuncia assai agguerrita.

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Molti residenti del Nord ritengono più pragmaticamente, che sarebbe piuttosto meglio investire nei collegamenti ferroviari regionali che sono pessimi, soprattutto tra le regioni orientali e occidentali del Nord dell’Inghilterra.

Secondo il progetto - che si stima avrà alla fine un costo superiore del 40% rispetto a quello preventivato - in una prima fase il treno rapido unirà Londra a Birmingham, e solo in seguito la strada ferrata si diramerà per raggiungere Manchester e Leeds.

I primi treni che viaggeranno alla velocità di 225 miglia orarie, impiegheranno cinquantadue minuti - mezz’ora in meno degli attuali treni - per collegare Londra e Birmingham.

La linea sarà attiva il 2028 e non il 2026 come previsto, mentre i collegamenti con Manchester e Leeds saranno possibili solo nel 2035.

Johnson ha ammesso che “ è stata una decisione difficile e controversa ma il progetto, se gestito con disciplina, renderà più rapidi i collegamenti tra città inglesi, ridurrà il divario tra il ricco Sud e il più povero Nord e creerà migliaia di posti di lavoro”.

Ancora più controverso è l’annuncio del Governo sulla costruzione di un ponte tra la Scozia e l’Irlanda del Nord, progetto apparso sin da subito tanto ambizioso quanto complesso sia in termini economici sia di fattibilità, ma a quanto pare al premier sta molto a cuore il “Boris Bridge” e non sembra in alcun modo intenzionato a rinunciarvi.

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Già nel 2018 Johnson aveva accennato all’idea di costruirlo ma in molti pensavano che scherzasse. Adesso che ha deciso di passare all’azione, pur se nello scetticismo generale, i tecnici cominciano seriamente a passare al vaglio tutte le difficoltà riguardanti la costruzione del megagalattico ponte.

Per il premier, il “Boris Bridge”, il ponte sullo Stretto, ha anche una funzione simbolica: rimarcare l’inscindibile legame che stringe le diverse nazioni del Regno Unito. Un segno che arriva dopo la Brexit proprio nel momento in cui la Scozia tende verso l’indipendenza e l’Irlanda del Nord verso la riunificazione con la Repubblica Irlandese.

Il “Boris Bridge” sospeso sopra un tratto del mare d’Irlanda profondo anche 300 metri, sarebbe lungo tra i trentadue e i quarantacinque chilometri, secondo la collocazione scelta. Due le possibili alternative: tra Portpatrick, all’estremo occidentale della Scozia, a Larne a nord di Belfast, oppure dal Mull of Kintyre alla costa di Antrim.

Per la sua edificazione occorrono più di cinquanta pilastri di oltre 400 metri per sovrastare le onde e consentire il transito delle navi, ma più in generale la sua costruzione rappresenterebbe una vera e propria sfida: il Mare d’Irlanda è notoriamente tempestoso e i venti possono raggiungere la forza di uragani.

Il probabile tragitto incrocia poi la Diga di Beaufort, una fossa sottomarina che è stata usata fin dalla Prima Guerra mondiale dal Ministero della Difesa nel 1945 come discarica di armamenti e munizioni: vi si trovano seppellite più di un milione di tonnellate di esplosivo, incluse bombe che contegno gas nervino, oltre che scorie radioattive.

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I costi stimati si aggirano sui 18 miliardi di euro ma s’ipotizza che alla fine costerà oltre cinquanta miliardi di euro.

“Le stelle si sono allineate e il progetto diventerà realtà” assicura ottimista l’architetto Alan Duncan. “Il costo è elevato ma il ponte faciliterebbe i trasporti e ridurrebbe il traffico aereo e navale nel mare d’Irlanda.”

Il premier insomma, ci tiene molto a lasciare un segno importante del suo passaggio della sua vita politica e più generalmente del suo passaggio sulla Terra.

Già alcuni anni fa, quando era sindaco di Londra, aveva insistito per la realizzazione del “Garden Bridge”, un ponte-giardino pedonale sul Tamigi.

Lo studio di fattibilità e il progetto erano costati 60 milioni di euro ma sfortunatamente per lui, il suo successore, l’attuale sindaco Sadiq Khan, inabissò il progetto perché ritenuto troppo costoso e non necessario.

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Durante il periodo del suo mandato di Sindaco, Boris Johnson provò poi a far passare l’idea di costruire un aeroporto su un’isola nell’estuario del Tamigi, “Boris Island” ma in quel caso non fu nemmeno speso denaro per vagliare il progetto da subito dichiarato irrealizzabile.

L’unica impresa portata a termine dal Premier è la funicolare sul Tamigi, al prezzo di oltre sessanta milioni: ma non la usa quasi nessuno.

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Per finire, per alcuni esperti critici, citati dalla Bbc, si tratta di un progetto "stravagante e di realizzazione non facile”.

Tuttavia la stampa britannica, Guardian compreso, ricorda che “BoJo è proprio l’uomo degli ambiziosi, controversi e fallimentari progetti di costruzione di ponti”.

Dal canto suo la premier scozzese Nicola Sturgeon afferma che «ci sono priorità ben più importanti» per le quali spendere quei miliardi.

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«Dire che sono scettica sarebbe un eufemismo», ha commentato la prima ministra scozzese. «Boris Johnson ha promesso molti ponti durante la sua carriera, ma a quanto mi risulta non ne ha realizzato nessuno».

E, in effetti, la realtà sembrerebbe confermarlo.

Gianmatteo Ercolino

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