MET GALA 2019 AND LOUIS VUITTON CRUISE COLLECTION 2020

QUANDO IL KITSCH-TRASH SI SUBLIMANO NEL GLAMOUR…FORSE!

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Il red carpet del Met Gala è per il fashion system quello che il red carpet degli Oscar è per il cinema, l’appuntamento più importante dove la gente che conta nel fashion system fa carte false per esserci e per sfoggiare gli outfit più stravaganti. Quest’anno il tema del Met Gala è stato Camp: Notes of Fashion e tutti, tra star e starlette, hanno avuto gioco facile per creare i loro outfit, lo stile camp è di difficile definizione, ma in parole povere e comprensibili anche per i non addetti ai lavori lo stile camp può essere definito uno stile dalla forte impronta kitsch e trash da indossare con grande ironia e forte personalità. In questa edizione trovare il buon gusto è stato impossibile e di conseguenza le pagelle degli outfit non sono incentrate sul glamour, ma sul cattivo gusto, sull’originalità e su quanto sono state brave le star ad essere aderenti allo stile camp. Il Met Gala è la serata di inaugurazione più stravagante al mondo, una serata che celebra la mostra annuale del fashion allestita al Metropolitan Museum di New York e che sarà possibile visitare dal nove maggio all’otto settembre 2019. Una mostra che a detta del magazine Vogue (l’organizzatrice e padrona di casa del Met Gala è Anna Wintour direttrice di Vogue America) è stata curata da Andrew Bolton e divisa in due parti, la prima incentrata sull’origine dello stile camp e la seconda incentrata sulla trasposizione di questo stile nel mondo del fashion con esposizioni di abiti delle maison di moda più importanti.

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Lo scettro per la creatività con una spiccata propensione ad una bulimia di outfit va di diritto alla cantante pop Lady Gaga che ha attraversato i centocinquanta metri di red carpet (che in realtà era rosa in omaggio al fenicottero che è stato il simbolo della serata) del Met Gaga lasciando dietro di se ben tre outfit per rimanere in mutande o per essere più precise in completo intimo sparkling, calze a rete e stivali con maxi plateau. La cavalcata fashion camp del red carpet inizia con un maestoso capospalla in satin di seta rosa shocking decorato da due maxi fiocchi uno in vita e l’altro sulla testa presto abbandonato per lasciare spazio ad un sontuoso abito black dallo scollo a cuore e gonna a palloncino che poi si trasforma in un abito lingerie in satin rosa shocking per arrivare alla fine del red carpet in reggiseno e mutande. Voto 9

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La regina del Met Gala 2019 è stata senza alcun dubbio la cantante pop Katy Perry che si è trasformata in un lampadario vivente per il red carpet e in un cheesburger, si spera sempre vivente, per il party serale centrando in pieno il tema del Met Gala. Voto 10

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La padrona di casa del Met Gala, la direttrice di Vogue America Anna Wintour ad essere trash proprio non c’è la fa con il suo abito rosa pastello tempestato di fiori in cristallo creato per lei dal compianto designer Karl Lagerfeld. Il tocco camp è dato dal sontuoso mantello che sembrano delle ali con tre milioni (letteralmente) di piume color rosa pastello che virano sul finale in un blu intenso. Nell’outfit della Wintour nulla è lasciato al caso, infatti la stessa direttrice ha dichiarato alla CNN: “camp è una donna che cammina in un abito fatto da tre milioni di piume!”. Detto fatto! Voto 3 per l’interpretazione camp. Voto 7 per il glamour.

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Restando in tema volatili l’outfit della cantante Celine Dion lascia senza fiato, il suo abito fatto interamente da frange glitter esalta alla perfezione la sua silhouette che farebbe impallidire milioni di ventenni, peccato solo per la scelta delle décolleté anziché di un bel paio di sandali gioiello, ma su questo red carpet è vietato essere perfette. Nel suo outfit il tema camp non c’è proprio, la cantante è troppo chic per la serata anche se ha cercato di portare un tocco di kitsch nell’outfit con il copricapo da uccello vanitoso (sue testuali parole). A sua discolpa c’è da dire che lei stessa aveva dichiarato di non aver ben capito cosa fosse lo stile camp, ma di “accamparsi” tutta la notte sul red carpet per capirlo, guardandola possiamo intuire che non è riuscita nell’intento. Voto 3 per l’interpretazione camp. Voto 9 per il glamour.

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Tra le tante stravaganze avvistate sul red carpet del Met Gala l’outfit di Kim Kardashian sembra quasi sobrio, un aggettivo che mai avrei pensato di accostare alla figura della Kardashian. Lei lo ha definito un nude look che le calzava come un guanto, ma a ben guardare il suo outfit ha un che di inquietante che rende la sua silhouette innaturale e a tratti le dà l’allure di una bistecca sottovuoto. Voto 5 per l’interpretazione camp. Voto 10 per l’effetto inquietante!

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L’outfit più futuristico è stato quello indossato dall’attrice-cantante-ballerina Zendaya che diventa una principessa della Disney, ma ad uno sguardo più attento si trasforma in una principessa che arriva da un altro pianeta visto il suo abito dal finish metal che si illuminava al buio. In omaggio alle tradizionali principesse ci sono la mini bag a forma di carrozza, le maniche a sbuffo e l’headband. Voto: 0 per l’interpretazione camp. Voto 10 per il mood postfiabesco.

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In questa edizione del Met Gala lo scettro del kitsch e del trash se lo aggiudicano di diritto gli uomini, il vincitore è stato l’attore-cantante Billy Porter che si è presentato sul red carpet d’oro vestito visto e come un faraone che si rispetti ha calcato il red carpet plasticamente adagiato su una lettiga portata a spalla da sei prestanti giovanotti…più kitsch e trash di così nessuno mai! Voto 10 e lode!

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Altro uomo altro giro trash con l’outfit del giornalista di Condé Nast che si presenta sul red carpet con tutto il suo guardaroba, c’è una cappa variopinta e piumata, c’è una giacca maschile e una camicia, c’è un papillon, ma anche una gonna a portafoglio, un paio di collant con micro pois, un diadema azzurrino, una vezzosa acconciatura e dulcis in fundo ci sono delle deliziose scarpette. Voto 10

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Dopo tutto questo surplus visivo fatto di eccessi ed eccentricità l’outfit del bel attore Jared Leto sembra quasi passare inosservato nonostante la sua tunica rosso sangue, i cristalli che l’adornano e la sua testa di cera che porta sottobraccio a mò di borsetta. Voto 8

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La maison Louis Vuitton ha presentato l’otto maggio scorso a New York la sua cruise collection 2020 in uno dei simboli dell’architettura moderna, il vecchio terminal TWA Flifht Center del JFK International Airport di New York. E’ stato costruito nel 1962 e considerato una delle costruzioni più all’avanguardia di sempre è stato chiuso al pubblico nel 2001, ma a breve riaprirà trasformato in un lussuoso hotel TWA. La location scelta dal direttore creativo della maison, Nicolas Ghesquiere ha un che di nostalgico, un rimando esplicito agli anni ’60 che quasi “stride” al cospetto di una collezione opulenta, molto rock, tanto black e che dichiara sfacciatamente il suo amore incondizionato per gli anni ’80 e i suoi tormentoni fashion.

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Le spalle sono segnate, la vita è strizzata, i pattern sono fatti da preziosi ricami, i tessuti sono matelassé, si gioca di sparkling, le donne Vuitton scelgono di portare soprattutto i pantaloni in pelle, giubbini e giacche cropped, gli accessori che hanno fatto la storia della maison si trasformano in versione digitale come la sua iconica bag. Il capo tormentone di questa cruise collection sarà, a mio avviso, la bellissima cappa cropped reinterpreta in vari colori, stampe e materiali, incastonata in una collezione che conquisterà donne dal carattere indomito, che sentono il bisogno di viaggiare, ma che non sentono la necessità di mezze misure nemmeno per i loro outfit.

T. Velvet

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