Mattarella: "L’Italia si stringe alla Francia"

Conte, i vicepremier e Toninelli indagati per Sea Watch - Fico a Napoli: "Lo Stato deve presidiare" - Scontro in Rai, la goccia che ha fatto traboccare il vaso

1555384452piccola_Notizie_daLL_Italia.jpg

Mattarella: "L’Italia si stringe alla Francia"

cms_12493/notredame_brucia_afp.jpg

"Seguo con angoscia le notizie dell’incendio che sta devastando in queste ore la cattedrale di Notre-Dame, tesoro storico che nei secoli ha custodito un eccezionale patrimonio artistico di immenso significato per la Francia, per l’Europa e per la cultura del mondo. In queste ore drammatiche l’Italia intera si stringe con sincera amicizia e vivissima partecipazione al popolo francese". Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. "Il nostro pensiero -prosegue il Capo dello stato- va a quanti in queste ore si stanno adoperando, a tutti i livelli, per domare le fiamme e preservare, nella misura del possibile, questo straordinario simbolo di Parigi. Le giungano, signor Presidente, le espressioni della solidarieta degli italiani tutti e mia personale".

Tutto il mondo politico italiano esprime solidarietà alla Francia. "Un coup au coeur pour les Français et pour nous tous les Européens #NotreDame" twitta il premier Giuseppe Conte, parlando di un vero e proprio "colpo al cuore per i francesi e per tutti gli europei". Quanto alle voci che circolano su un possibile incendio doloso risponde al Tg1 "io personalmente non ho elementi per supposizione di questo genere allo stato".

"Terrificante incendio alla cattedrale di #NotreDame, crollata la guglia" twitta il vicepremier Matteo Salvini che, inviando "un pensiero e un abbraccio al popolo di Parigi", assicura che "dall’Italia tutta la nostra vicinanza e tutto l’aiuto che potremo dare". La tragedia di Notre Dame "fa male al cuore, le parole non sono mai sufficienti, ora però ci sarà da capire perché, al di là della vicinanza ai francesi. Come è possibile che un monumento in pochi minuti non lasci traccia di sé, senza che ci fossero sistemi di allerta".

Conte, i vicepremier e Toninelli indagati per Sea Watch

cms_12493/seawatch_afp.jpg

Non solo per Salvini, ma il Tribunale dei ministri di Catania ha avviato l’istruttoria anche per il premier Giuseppe Conte e i ministri Danilo Toninelli e Luigi Di Maio. Sono tutti indagati per sequestro di persona nell’ambito della inchiesta sulla nave Sea watch ferma davanti alle acque di Siracusa a fine gennaio con 47 persone a bordo, tra cui 15 minori. Il mese scorso la Procura di Catania aveva chiesto l’archiviazione sia per Matteo Salvini, che per il premier Conte e i due ministri, Di Maio e Toninelli. Adesso sarà il Tribunale dei ministri a decidere. Già per Matteo Salvini il capo dell’ufficio inquirente catanese Carmelo Zuccaro aveva chiesto l’archiviazione per il caso Diciotti. Una valutazione che non era stata condivisa dal tribunale dei ministri, che aveva deciso di chiedere l’autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno. Una richiesta bocciata dalla giunta per le Immunità del Senato che a marzo, con il voto decisivo del M5s, ha negato il processo per il leader della Lega. Decisione condivisa poi dall’aula.

A gennaio i 47 migranti furono costretti a restare per dieci giorni sulla nave umanitaria prima di poter scendere al porto di Catania. Saranno adesso i giudici del Tribunale dei ministri a decidere sul da farsi. Il Tribunale per i ministri di Catania ha la stessa composizione collegiale che ha già chiesto l’autorizzazione a procedere per Salvini. Avrà 90 giorni di tempo per decidere, e la sua deliberazione non è impugnabile se accoglierà l’archiviazione. Nel caso dovesse sollecitare l’autorizzazione a procedere, invece, della richiesta dovrà occuparsene il Parlamento: Palazzo Madama nel caso del senatore Toninelli e di Conte, che non è stato eletto, e la Camera per il deputato Di Maio.

"La Procura distrettuale della Repubblica di Catania mi comunica che ha trasferito al Tribunale per i reati ministeriali gli atti del procedimento penale nei miei confronti per sequestro di persona. Ci risiamo. Questa volta il fatto l’avrei commesso fra il 24 e il 30 gennaio 2019". Così il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a margine di una serie di incontri a Monza. "E’ la nave olandese che è intervenuta in acque libiche. Se n’è fregata dell’alt e delle indicazioni del governo olandese di andare in Tunisia e ha messo a rischio la vita delle decine di migranti a bordo per arrivare in Italia con un gesto politico", ha continuato. "Sono arrivati in Italia, li abbiamo curati e li abbiamo fatti sbarcare e abbiamo lavorato per redistribuirli. Il risultato è che c’è un procedimento penale nei miei confronti".

Il Tribunale dei ministri di Catania ha dunque avviato l’istruttoria su Salvini nell’ambito della nave Sea Watch 3, bloccata per giorni al largo di Siracusa. L’istruttoria è stata avviata, come apprende l’Adnkronos, dopo la richiesta di archiviazione presentata dal Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro.

"I colleghi ministri possono dire quello che vogliono, ma finché sono ministro i porti rimangono chiusi", ha detto ancora il vicepremier aggiungendo: "Ai giudici che decideranno e ai colleghi ministri che vedo che in queste ore hanno qualche dubbio, dico che i porti italiani sono e rimangono chiusi ai trafficanti di esseri umani, agli spacciatori di droga, di morte e di armi e gli scafisti in Italia non ci arrivano. Possono processarmi altre 18 volte ma io, finché faccio il ministro, non cambio idea", ha aggiunto.

"Rispetto il lavoro del ministro Di Maio, che si occupa di lavoro e sviluppo economico, e non mi permetto di dargli lezioni su come risolvere le centinaia di crisi aziendali che sono ferme sul suo tavolo. Ma chiedo altrettanto rispetto: di ordine pubblico, di sicurezza e difesa dei confini mi occupo io, penso di averlo fatto bene in questi dieci mesi", replica al vicepremier che in un’intervista al ’Corriere della Sera’ aveva detto: "Chiudere i porti misura occasionale".

"Se qualcuno dei miei colleghi non è d’accordo, lo dica. Con la differenza che io ci metto la faccia e rischio personalmente", ha continuato Salvini. Sulla gestione dei confini e sulla lotta alla criminalità organizzata, ha sottolineato il ministro dell’Interno, "i consigli sono benvenuti, ma ognuno faccia il suo. Con me i porti rimangono chiusi e sigillati per i trafficanti di esseri umani. Se il ministro Di Maio e il ministro Trenta la pensano in maniera diversa, me lo dicano tranquillamente in Consiglio dei ministri e faremo una sana e franca discussione", ha concluso.

Fico a Napoli: "Lo Stato deve presidiare"

cms_12493/fico8_fg.jpg

"Sappiamo che nella nostra città accadono queste cose terribili, però dobbiamo provare a invertire la rotta totalmente". Lo ha detto Roberto Fico, presidente della Camera dei Deputati, parlando con la preside della scuola del Rione Villa, quartiere San Giovanni a Napoli, a poca distanza dalla quale lo scorso 9 aprile è avvenuto un agguato nel quale un 57enne è stato ucciso davanti al nipotino. "Qui non serve qualcosa di emergenziale - ha spiegato Fico rivolgendosi alla dirigente scolastica - serve una programmazione che sia stabile e costante. Voi fate un lavoro eccezionale, ma dobbiamo essere tutti insieme come Stato a sviluppare un lavoro ancora più forte, per esservi vicino, per comprendere come possiamo agire sempre meglio".

"Ci vuole la presenza dello Stato - ha sottolineato - non è possibile che ci siano poche o zero volanti, serve che ci siano i vigili urbani, la polizia e i carabinieri. La zona deve essere presidiata e presidio non significa militarizzazione". "Bisogna presidiare - ha ribadito Fico - e militarizzare tutto il resto, assistenti sociali, cultura, istruzione, formazione, educazione, sport e piazze sociali".

"Dobbiamo portare via i ragazzi da un destino che a volte è segnato - ha scandito ancora il presidente della Camera - La grande sfida dello Stato deve essere che nessun ragazzo abbia il destino segnato". "Dobbiamo dare opportunità di chance nuove - ha aggiunto - tramite la scuola e un patto sociale forte tutti noi possiamo farlo. E’ finito il periodo dell’emergenza, deve iniziare il periodo della programmazione. Lo deve fare il Parlamento, devono farlo le Commissioni e i Ministeri insieme. Si devono fare cose nell’immediato, perché devono arrivare più polizia, vigili e carabinieri ma al contempo dobbiamo riuscire a programmare".

Fico ha lanciato quindi la proposta di un "enorme piano di assunzioni di assistenti sociali che supportino il Comune di Napoli". "Serve un piano di sostegno vero alle famiglie e un piano enorme di assunzioni di assistenti sociali che siano formati, nuovi e che supportino finalmente il comune di Napoli per le esigenze che ci sono. Qui - ha ricordato - ci sono 3 assistenti sociali per mille famiglie, è impossibile continuare così". Fico ha richiamato inoltre l’esigenza di "un patto sociale" che comprenda l’intera filiera fatta di "assistenti sociali, scuola, rete di progetti integrata sul territorio fatta da associazioni e parroci. Questo patto sociale - ha aggiunto - deve essere finanziato, supportato e anche verificabile tra 4 o 5 anni. Progetti stabili, non emergenziali e senza finanziamenti spot".

Per il presidente della Camera, "Napoli deve diventare una questione assolutamente nazionale". Fico ha spiegato che "questione nazionale non è per forza questione emergenziale o di crisi, perché ci sono anche tante cose che funzionano, ma bisogna vedere dove ci sono dei vuoti e colmarli con la presenza dello Stato". Quindi ha ricordato la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sabato scorso al Rione Villa e al Rione Sanità: "C’è la massima attenzione perché qui sappiamo che ci sono le massime energie e risorse. Questa città e questa periferia sono eccezionali, ci sono risorse straordinarie, intelligenze incredibili. Quello che impedisce di svilupparsi fino in fondo è la criminalità organizzata. Ci vuole una svolta vera, la camorra non è qualcosa che ci dev’essere per forza ma si può sconfiggere insieme, facendo diventare i ragazzi cittadini nuovi e chi non vuole esserlo va in carcere o fuori da questo quartiere e questa città", ha concluso Fico.

Il presidente della Camera è intervenuto anche con un post su Facebook: "Stamattina sono al rione Villa di Napoli, dove pochi giorni fa un uomo è stato ucciso a pochi passi da una scuola. Qui serve la presenza dello Stato: il presidio con le forze dell’ordine che fanno un lavoro importante, allo stesso tempo dobbiamo militarizzare con assistenti sociali, cultura, formazione, sport e occasioni di crescita sana. Lo dico a me stesso innanzi tutto: dobbiamo fare di più". "Abbiamo il compito di stare a fianco di una comunità scolastica che tra mille difficoltà fa un lavoro eccezionale. Questo significa portare via i ragazzi da un destino segnato, lo dobbiamo al loro futuro. Lo dobbiamo a noi tutti. E possiamo farlo se andiamo oltre la politica dell’emergenza e scegliamo la politica della programmazione", ha aggiunto il presidente della Camera.

Scontro in Rai, la goccia che ha fatto traboccare il vaso

cms_12493/rai_sede_cavallo_fg_ipa.jpg

"Io già sabato ho fatto la mia relazione all’azienda. Non commento la vicenda. Mi auguro ci sia al più presto un passaggio aziendale". Si limita a queste poche parole il direttore del Tg1, Giuseppe Carboni, nel rispondere all’Adnkronos a proposito delle cronache sulla lite che si sarebbe consumata sabato scorso all’interno della testata e che avrebbe visto coinvolti lo stesso direttore e uno dei vicedirettori della testata, Angelo Polimeno Bottai.

Una sintonia umana e professionale prossima allo zero e il mancato confronto sulle ultime nomine al Tg1 sarebbero, a quanto apprende l’Adnkronos, i motivi alla base dello scontro. Un attrito, il loro, cresciuto nel tempo e alimentato anche da dissapori sui turni che, di fatto, avrebbero spesso emarginato Polimeno Bottai dalle principali edizioni del Tg1, in primis quella delle 20. Tutti motivi di scontro che sono arrivati all’apice sabato scorso quando, a dimostrazione dell’emarginazione subita, Polimeno Bottai avrebbe protestato contro Carboni per non averlo affatto coinvolto nelle scelte di nomina al Tg1, veicolate dal Cdr con una nota nella serata di sabato. Scelte su cui, invece, il direttore Carboni avrebbe coinvolto gli altri suoi vicedirettori.

Ma c’è anche chi fa notare che il livello dello scontro si sia alzato per il merito politico delle nomine. Sta di fatto che una discussione, già dai toni piuttosto accesi, si sarebbe consumata prima nella stanza di Carboni per poi culminare quasi in uno scontro fisico in corridoio quando un collega sarebbe intervenuto per separarli. Ora entrambi, Carboni e Polimeno Bottai, saranno chiamati dall’Azienda a raccontare i fatti dopo aver già inviato, ciascuno, una propria relazione. La questione è già all’attenzione dell’ad Rai Salini ma sarà, come di prassi, l’ufficio ad hoc a valutare l’eventuale necessità di un provvedimento disciplinare che potrebbe andare dalla classica lettera di richiamo alla multa (che il più delle volte si traduce nel taglio di qualche ora di stipendio) fino alla sospensione dal lavoro.

La lettura politica è la più sposata dagli ambienti parlamentari certi che a stressare il confronto, sebbene questo non sia emerso nel confronto verbale tra i due, ci sarebbero stati anche i dati dell’Osservatorio di Pavia della settimana che va dall’8 all’11 aprile quando l’istituto di ricerca specializzato nell’analisi dei media avrebbe mostrato un Tgd, vale a dire il tempo gestito direttamente dal competitore politico (o tempo di parola) a favore di Pd (16,8) e Movimento Cinque Stelle (16,16) con la Lega al 13,4; Forza Italia al 10,9; Fratelli d’Italia al 3,3; governo al 10,4; Istituzionali al 17,2.

Redazione

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su