Mes, Gualtieri: "Accordo non ancora finalizzato"

Manovra, forse escluse misure Milleproroghe - Stipendio, resta ampio gap donne-uomini

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Mes, Gualtieri: "Accordo non ancora finalizzato"

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Sulla riforma del Mes c’è “un accordo di principio non ancora finalizzato”. Così il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri al Rome Investiment Forum, organizzato da Febaf, ribadendo che la riforma “di carattere limitato e assai poco ambizioso” si limita a "riproporre la configurazione attuale del Mes senza introdurre un meccanismo automatico di ristrutturazione del debito".

In Europa, aggiunge, serve una “flessibilità mirata, rafforzata e coerente ad un obiettivo di policy orientata a incoraggiare gli investimenti per l’innovazione e la sostenibilità nel quadro del Green New Deal”.

E nel quadro dell’Unione bancaria siamo disponibili a ragionare “su uno schema di garanzia dei depositi, di incentivi alla diversificazione di tutti i portafogli" dice Gualtieri. Nello spiegare che a livello Ue, inoltre, "non c’è ancora un consenso sulla road map" per il completamento dell’Unione bancaria, il ministro dell’Economia ribadisce che per l’Italia "la revisione del trattamento prudenziale sui titoli di stato sarebbe dannosa e inopportuna". E "questa cosa non ci sarà - incalza - perché per noi è inaccettabile".

Manovra, forse escluse misure Milleproroghe

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Le misure del Milleproroghe potrebbe essere escluse dal ddl Bilancio, come inizialmente ipotizzato, e trovare spazio nel classico decreto di dicembre. E’ quanto si apprende da fonti parlamentari al termine della riunione della capigruppo.

Tra le misure, il Bonus Verde viene prorogato per il prossimo anno e prevede una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute negli interventi di sistemazione di giardini, terrazze e parti comuni di edifici condominiali. La detrazione va ripartita in 10 quote annuali e va calcolata su un importo massimo di 5.000 euro per unità immobiliare a suo abitativo; quindi la detrazione massima è di 1.800 euro, secondo quanto prevede un emendamento alla manovra presentato dal ministero delle Politiche agricole, e l’onere calcolato è di 7,2 milioni.

Slittano di sei mesi le norme sulla class action. L’azione collettiva, introdotta nel 2019, dovrebbe scattare ad aprile 2020 ma le necessarie modifiche dei sistemi informativi non sono ancora state attuate e, di conseguenza, è probabile che entrerà in vigore a partire da ottobre. E’ quanto prevede una bozza del milleproroghe. Sei mesi in più dunque di quanto previsto dalla legge del 12 aprile 2019 che decreta l’entrata in vigore il 18 aprile 2020 (cioè dodici mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale). La modifica prevista porterebbe l’entrata in vigore della class action a slittare di diciotto mesi.

Viene posticipata di sei mesi, al 30 giugno 2020 dal 31 dicembre 2019, la data per l’entrata in vigore della disciplina sulle intercettazioni. Il rinvio è dettato dalla necessità di svolgere ulteriori attività di verifica dei sistemi dei singoli uffici delle procure della Repubblica e di adeguamento dei locali, le cosiddette sale di ascolto.

Stipendio, resta ampio gap donne-uomini

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Rimane ampio anche se il trend si mostra in calo il gap retributivo uomo-donna: nel 2017 si attesta a +7,4% rispetto al 2014 (+8,8%) per effetto di una maggiore crescita della retribuzione oraria mediana delle donne (+2,4%) rispetto a quella degli uomini (+1%). E’ quanto emerge dal rapporto Istat sui differenziali retributivi in Italia.

E’ "notevole" anche il differenziale retributivo - pari al 13,8% -tra i lavoratori nati in Italia e quelli nati all’estero: questo, infatti, è pari al 13,8%. La retribuzione oraria mediana dei rapporti di lavoro di dipendenti nati in Italia (che sono l’83,3% del totale) è pari a 11,53 euro, superiore di 1,40 euro rispetto a quella dei lavoratori nati all’estero.

In generale la retribuzione oraria è risultata in crescita dell’1,7% nel 2017 rispetto al 2014, dello 0,4% rispetto al 2015 e dello 0,3% rispetto al 2016. Nel 2017 la metà delle posizioni lavorative percepisce una retribuzione oraria pari o inferiore a 11,25 euro (valore mediano). Ordinando le posizioni lavorative secondo il valore crescente della retribuzione oraria, la mediana è il valore della retribuzione della posizione lavorativa centrale. Tale retribuzione oraria mediana fa registrare nel 2017 un aumento dell’1,7% rispetto al 2014, Le retribuzioni orarie sono differenti in base alle caratteristiche del contratto di lavoro. Per ognuna di tali caratteristiche si calcolano i differenziali retributivi come rapporti tra le retribuzioni mediane di diversi gruppi di lavoratori e quella del gruppo di riferimento. In particolare i gruppi di riferimento sono per il ’’Tipo di contratto’’ le posizioni a "tempo determinato", per la qualifica quelle degli ’’Apprendisti’’, per il regime orario quelle dei ’’Tempo parziale’’ e per l’intensità di lavoro quelle a basso input.

Le tipologie di lavoro più diffuse, ovvero i contratti a tempo indeterminato (pari al 65,5% dei rapporti totali) e i contratti a tempo pieno (pari al 68,3% dei rapporti totali) presentano una retribuzione oraria più alta rispetto alle altre tipologie. In particolare, la retribuzione oraria mediana dei lavoratori con contratto full-time (11,98 euro) è del 19% superiore a quella dei part-time, mentre per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato il differenziale retributivo è più alto del 17,4% rispetto a quelli a tempo determinato. A livello di qualifica contrattuale nel 2017 gli impiegati e i dirigenti percepiscono una retribuzione oraria mediana pari a 14,04 euro ovvero il 65,4% in più rispetto agli apprendisti; per gli operai, che rappresentano il 62% circa delle posizioni lavorative totali, lo stesso differenziale è pari al 23,7%. Le posizioni lavorative con almeno 90 giornate retribuite nell’anno, definite ad alto input di lavoro, rappresentano il 75% circa del totale e registrano una retribuzione oraria mediana di 11,65 euro, con un differenziale retributivo del +13,5% rispetto a quelle a basso input.

Redazione

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