NON C’E’ PIU’ RELIGIONE! LE NUOVE FRONTIERE DELLA MODA International Web Post - International Web Post
Lutto Nazionale

NON C’E’ PIU’ RELIGIONE!

LE NUOVE FRONTIERE DELLA MODA

LE_NUOVE_FRONTIERE_DELLA_MODA.jpg

Dopo vari intoppi burocratici e organizzativi la città di Riad è riuscita a mandare in scena la prima fashion week dell’Arabia Saudita, come previsto è stata vietata agli uomini dando così la possibilità alle donne di potersi togliere l’abaya, l’ampia tunica nera che le donne sono costrette ad indossare in pubblico per celare le loro forme agli sguardi degli uomini, in poche a dire il vero, si sono liberate del nero fardello. Tutte le figure che normalmente siamo abituati a vedere affollare il backstage delle sfilate come i fashion editor,i make up artist e l’hair style a Riad erano solo di sesso femminile e solo gli organizzatori hanno potuto scattare le foto, che dopo previa autorizzazione dall’organo di censura del governo, sono state divulgate. I designer hanno dovuto tarpare le ali alla loro libertà creativa dovendo attenersi a queste precise regole: niente scollature, niente trasparenze e niente orli sopra il ginocchio, come del resto anche i pochi fashion editor stranieri che sono riusciti ad accreditarsi si sono visti recapitare un elenco su cosa potevano o non potevano fare come il divieto di consumare alcol e di pratiche sessuali al di fuori del matrimonio. Nonostante tutto in molti hanno considerato questa prima fashion week voluta dal principe ereditario Mohammed bin Salman un ulteriore passo in avanti nell’emancipazione del paese che dopo aver aperto le porte degli stadi alle donne, dato loro la possibilità di guidare, aver riaperto, dopo trent’anni, i cinema per gli uomini e donne arriva anche la moda a Riad. Anche se per noi occidentali possono sembrare piccolissime aperture, per le donne saudite sono una ventata di rinnovamento e modernità, anche se siamo ancora lontanissimi dall’efficienza e dalla “libertà” che si respira negli Emirati Arabi che ha avuto il compito di organizzare questa prima fashion week a Riad. Ma allora perché nonostante i tanti intoppi e i troppi visti negati si è voluto fortemente portare la moda a Riad?, molto semplicemente per l’amore smisurato che le donne saudite hanno per il lusso e il conseguente giro d’affari che ne genera, perché forse non tutti sanno che sono le donne saudite, tra tutte le donne arabe, quelle a spendere di più per la moda, per la chirurgia plastica e per i prodotti di bellezza, perché come ha tenuto a sottolineare Jacob Abrian, amministratore delegato della Camera della moda Araba, sono le donne saudite le maggiori fruitrici dell’haute couture e il suo intento è quello di far diventare la città di Riad la nuova capitale della moda dove i designer internazionali sgomiteranno per essere presenti. L’inizio per la moda saudita, per la verità, non è stato dei migliori, le sfilate sono state solo sedici, un numero irrisorio per una fashion week degna di questo nome, e nessuna delle top model del momento ha voluto o potuto salire in passerella, pochi i fashion editor presenti e ancora meno buyers occidentali.

cms_9004/foto_1.jpg

I designer sono stati per la maggior parte libanesi ed egiziani salvo poche eccezioni come per l’italiano Roberto Cavalli e il francese Jean-Paul Gaultier. Anche loro hanno dovuto ripensare le loro collezioni rendendole più aderenti ai gusti opulenti delle donne arabe e così in passerella si sono viste paillettes ovunque, piume e cristalli, insomma sotto l’abaya le donne arabe vogliono essere femminili, lussuose e assomigliare sempre di più alle donne occidentali.

cms_9004/foto_2.jpg

E’ ormai innegabile che la moda araba ribattezzata “modest fashion” è in continua crescita, lo scorso marzo a Dubai si è svolto l’evento “A Modest Revolution” dove circa trenta designer hanno proiettato, eliminando di fatto sfilate e modelle, le loro collezioni e la loro idea di moda modesta, cioè di una moda consona ad una donna di fede islamica, una donna che ama sentirsi bella, ma con capi non aderenti o trasparenti e che coprano gran parte del loro corpo. La modest fashion deve accontentare donne con esigenze “religiose” diverse a seconda che siano asiatiche, africane o del medio oriente e che per modesto intendono un’esigenza religiosa o culturale di coprire in modo totale o parziale il loro corpo, ma una cosa deve essere ben chiara, la moda modesta non dev’essere affatto modesta nei tessuti, nelle rifiniture e nelle decorazioni e così oggi si possono acquistare hijab, il velo che copre il capo delle donne musulmane, dai colori squillanti, con ricami preziosi che possono anche essere in oro e pietre preziose. Secondo le previsioni economiche della rivista “Business of Fashion” più della metà delle vendite del comparto fashion nel duemiladiciotto non saranno in Europa o negli Stati Uniti, ma in Asia e in Medio Oriente, dove la maggioranza della popolazione è di fede musulmana.

cms_9004/foto_3.jpg

Da queste premesse è facile intuire che il mondo della moda e le grandi maison occidentali sono sempre più interessate a conquistare questo nuovo e florido mercato in continua crescita, non a caso a Londra da sempre metropoli anticipatrice di mode e tendenze organizzò nel 2017 la prima modest fashion in Europa. Sia brand low cost che grandi griffe hanno fiutato l’affare lanciando collezioni che strizzano l’occhio al mondo musulmano come la Nike che ha messo sul mercato un hijab pensato per fare sport o come la maison Dolce&Gabbana che ha creato una linea di luxury hijab e occhiali da sole coordinati. L’ultima novità arriva dalla catena d’abbigliamento americana Macy’s dove si possono acquistare online eleganti tuniche, tute comode e non attillate per fare sport e lunghi cardigan coprenti.

cms_9004/foto_4.jpg

Potrà essere non politically correct, ma è giusto dirlo, la modella Natalie Hage non è una modella curvy è solo grassa, le donne curvy sono un’altra cosa, hanno il volto di Monica Bellucci, Vanessa Incontrada e nel passato l’emblema del curvy erano Sophia Loren e Anita Ekberg. Dobbiamo smetterla con tutto questo finto buonismo che a mio avviso può essere molto pericoloso, perché sdoganando l’obesità molte giovani donne la vorranno imitare, l’obesità che diventa un valore da esaltare è voler chiudere gli occhi davanti ad un’evidenza scientifica che ci dice che l’obesità è la causa scatenante di molteplici malattie, questa è la verità! Il mondo della moda sta vivendo in questo momento storico un cortocircuito culturale proponendoci da un lato donne magrissime taglia trent’otto e dall’altro donne grasse taglie over, la verità è che entrambi sono modelli da non seguire, perché in entrambi i casi ne va della nostra salute psicofisica. Ma quello che riscontro è che se l’anoressia viene più facilmente stigmatizzata, l’obesità è ammantata di tanta ipocrisia e finto pudore, negli Stati Uniti stanno nascendo come funghi siti che esaltano l’orgoglio di essere grassi (fat body positive activist), ma cosa succederebbe se nascessero siti pro anoressia così alla luce del sole? Sarebbero stigmatizzati e subito oscurati come giusto che sia, ma mi chiedo perché non succede anche per quelli pro obesità? Anoressia e obesità sono facce della stessa medaglia ed entrambe le strade portano alla morte!

cms_9004/foto_5.jpg

Tutto questo ci porta ad un paradosso dove se le modelle curvy cercano di dimagrire non per entrare in una taglia trent’otto, ma per una scelta consapevole verso la loro salute vengono pesantemente offese e attaccate dalle intransigenti dell’orgoglio grasso è bello. La modella Sarah Rout si rifiuta di perdere trenta chili perché affetta da un grave diabete prematuro per paura di perdere i suoi follower e per il terrore di ricevere pesanti insulti che darebbero, a suo dire, il colpo di grazia al suo già fragile stato d’animo, vi sembra normale tutto ciò? Ben vengano le vere donne curvy che sono donne floride e in salute, ma smettiamola di confondere le acque, queste non sono modelle curvy, sono grasse e non in salute…punto e basta!

T. Velvet

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su