Natale Labia presenta il suo libro

“Salvatore Tatarella, il sindaco di tutti”

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Presso la Fondazione Tatarella di Bari, per la rassegna incontri d’autore, si è tenuta la presentazione della biografia dello stimato politico pugliese, Salvatore Tatarella. Nel libro, edito da Il Castello editore, il giornalista Natale Labia traccia il profilo dell’uomo di legge e del politico attraverso mezzo secolo di incarichi amministrativi. Ha moderato la presentazione la giornalista Lorena Saracino (Corriere del Mezzogiorno). Erano presenti il governatore di Puglia Emiliano, che ha sottolineato come possano nascere grandi amicizie pur appartenendo a schieramenti politici diversi, e l’On. Francesco Paolo Sisto, che ha invece posto l’accento sulle capacità basate sulle profonde competenze dell’uomo di legge prestato alla politica.

cms_7297/2.jpgDott. Labia, perché un libro sull’onorevole Salvatore Tatarella?

Perché Salvatore Tatarella ha rappresentato, soprattutto per la sua città, Cerignola, e per la destra pugliese, un punto di riferimento. Egli ha percorso mezzo secolo di attività politica contribuendo in maniera decisiva al dibattito sulla destra e in particolare sulla destra di governo. Nella sua esperienza amministrativa ha declinato i riferimenti culturali della destra non già attraverso legami nostalgici con simboli e ideologie del passato, bensì guardando al futuro. Un futuro che oggi è realtà, dove anche la destra italiana, sdoganata dai richiami al fascismo, si presenta come una forza politica di governo.

Nel 2014 Salvatore Tatarella decise di chiudere con la politica attiva. Tra le sue motivazioni, la perdita dei valori della classe politica, quei sani valori che lo avevano spinto a lasciare la “toga” per intraprendere la carriera politica e che oramai non riscontrava più nell’ambiente. Una scelta tanto forte non corre il rischio di suonare come una resa?

Direi che è stata più una presa di coscienza che una resa. Va ricordato che, proprio in quei giorni, molti esponenti del centrodestra gli chiedevano di candidarsi nuovamente a sindaco di Cerignola, ma anche in quel caso il suo rifiuto fu netto. Un rifiuto motivato da una frase ben definita: “non sono un uomo per tutte le stagioni”. Un’affermazione che dimostra come il cambiamento dei tempi avesse bisogno di nuovo personale politico, piuttosto che di repliche del passato. E poi c’è un altro dato importante da considerare: la fine della selezione attraverso i partiti della classe dirigente. Tatarella si è formato e ha percorso la politica all’interno di un partito e di uno schieramento ben definito, con dei valori di riferimento chiari. Adesso le cose sono diverse, la selezione avviene al di fuori delle formazioni politiche, basti ricordare il sempre maggior ricorso a esponenti della cosiddetta “società civile” che abbracciano la politica senza per questo sentirsi vincolati a un’apparenza. Per Tatarella non è stato così.

Cerignola, 5/12/93. Pinuccio Tatarella, leader del Movimento sociale italiano. E’ sua la commovente frase carica di affetto nei confronti del fratello: “Salvatore, mio fratello, la parte migliore di me, il superamento di me stesso, è sindaco di Cerignola”. Qual è il significato di tanto amore fraterno?

La loro collaborazione politica risale a trent’anni prima della storica vittoria alle comunali di Cerignola, il 5 dicembre 1993. Per quanto in posizioni diverse, hanno sempre lavorato insieme, quindi Pinuccio era ben consapevole delle capacità tattiche e strategiche di Salvatore. Se il maggiore dei Tatarella tratteggiava scenari e ipotesi politiche, il minore applicava sul campo le idee, attraverso l’impegno costante nella lotta politica quotidiana.

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Alla conferenza della presentazione del suo libro, tra gli altri, era presente il Governatore di Puglia Emiliano il quale, in un commovente ricordo dell’amico scomparso, lo scorso anno ha sottolineato le tante cose concrete da lui realizzate durante mezzo secolo di politica attiva. “Tante cose buone ma, com’è naturale, anche qualche errore, del quale sicuramente ho beneficiato anch’io”: così ha simpaticamente commentato il governatore Emiliano. A cosa si riferiva?

Be’, gli errori li commettono tutti. Con ogni probabilità, Emiliano si riferiva alle elezioni comunali di Bari, dove le liti e la contrapposizione nel centrodestra tra Forza Italia, guidata da Raffaele Fitto, e Alleanza nazionale, che allora in Puglia aveva a capo proprio Tatarella, alimentano un clima di sfiducia in una parte dell’elettorato a beneficio proprio di Emilano, all’epoca candidato con il centrosinistra. Una personalità, quella dell’attuale governatore della Puglia, capace di raccogliere consensi in modo trasversale.

In occasione di una precedente presentazione del suo libro, l’onorevole Ignazio Larussa, che ha percorso lunghi anni di amicizia con Tatarella ma anche i tormenti che nell’ultimo periodo ha vissuto la destra italiana, ha così commentato: “Una destra che per Tatarella era sempre proiettata in avanti, senza mai vivere di nostalgia”. Come ha interpretato Lei questa dichiarazione?

Più che interpretarla, mi ha ricordato un episodio del 2000, quando, dopo la morte prematura di Pinuccio, Tatarella assunse la guida del partito pugliese ed ereditò lo scranno parlamentare del ministro dell’armonia. L’episodio si riferisce a una convention di “Destra protagonista”, la corrente di Maurizio Gasparri, di Ignazio Larussa e anche di Tatarella, organizzata a Roma alla Residenza di Ripetta. In quell’occasione, dalla tribuna Tatarella affermò che l’approdo naturale in Europa per An era l’adesione al partito popolare. Una frase che provocò brusio di disapprovazione in sala perché per molti significava democristianizzare la destra classica, mentre per Tatarella era sinonimo di superamento delle vecchie logiche e antichi steccati, la proiezione in forme sempre più concrete di governo della cosa pubblica.

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Salvatore Tatarella aveva seguito Gianfranco Fini nell’esperienza di Futuro e Libertà, affermando che “la destra doveva essere autonoma e differente rispetto al berlusconismo”. Alla luce di tutti i ripensamenti e i facili cambi di casacca che oggi contraddistinguono una politica di grande attaccamento alle poltrone, come avrebbe commentato questa deriva oggi l’Onorevole?

Questo non possiamo saperlo, possiamo solo avanzare delle ipotesi. Tuttavia, l’adesione a Futuro e libertà, oltre che una distinzione dal berlusconismo, è stata il tentativo di recuperare un’identità valoriale per la la destra. Un tentativo non riuscito, che ha provocato rancori e divisioni - anche personali - e che ancora oggi caratterizzano tutte le formazioni politiche che si rifanno al blocco moderato.

Maria Cristina Negro

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